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‘Numero zero’ di Eco

‘Numero zero’ di Eco
‘Numero zero” 
di Umberto Eco
(Bompiani, pp. 222)
di Giuseppe Amoroso

Numero-Zero-Eco-Umberto-300x336Tutto muove da un colossale inganno, la promessa di uscita di un giornale formato da dodici numeri zero e rivolto esclusivamente all’intrigo e al ricatto. L’avvio prende sviluppo dall’invito del direttore Simei a un giornalista affinché scriva per lui la memoria di un anno di lavoro, inteso come preparazione della comparsa del quotidiano che non uscirà mai e che avrà come titolo Domani. Sullo sfondo, l’editore, che con questa macchinazione intende entrare nel mondo dell’alta finanza. Colonna, il giornalista incaricato di redigere il memoriale – che avrà il compito di dare l’dea di un altro giornale  impegnato a realizzare un “modello di indipendenza”- è il narratore di Numero zero (Bompiani, pp.222). In questo nuovo romanzo di Umberto Eco subito i volti si rivelano dentro una sfera allarmata, nella quale si intravedono enigmi, riflessi di fatti oscuri, crepe aperte su sconfitte e delusioni. Su una nebulosa di minacce scende un universo di lusinghe suscitate dalle folgorante fantasia di Eco, intento a proporle attraverso un’ironica elaborazione colta, abile nel condurre verità e finzioni grazie alla tecnica della dissolvenza e capace di rappresentare, con una tenuta sempre vigile, pure le situazioni più aggrovigliate e di sollevarle a uno spazio vicino (una sorta di leggibilità comune?) ma anche stregato, lunare.

In tale contesto, i sei  redattori del giornale, ognuno dei quali fermato in un ritratto di scattante e sintetica efficacia, sono impiegati non già nel raccontare le notizie della sera prima, come normalmente accade nella consuetudine della carta stampata, ma a fornire “anticipazioni inattese”. Obliqui prima e successivamente nutriti di dettagli sempre più visibili, si aprono gli scenari di una Milano soffocata da un senso di abbandono e qua e là affondata nella stratificazione della sua storia, tra apparizioni di figure inquiete e strisce di avventure tenebrose. Da ruderi gloriosi e case sventrate dai bombardamenti, vecchie strade e taverne evocate dal desiderio del narratore di percorrere una città scomparsa, cresce un paesaggio rivelatore di eventi lontani e pure di altri contemporanei, legati insieme da una rete di sospetti e menzogne.

A ventaglio, cinquant’anni di storia nazionale si rincorrono nella coriacea nudità, e nelle pieghe di una cronaca ravvicinata, mentre l’inserimento di innumerevoli considerazioni sulle abitudini, sui costumi e sui tanti segreti del Paese concede al racconto un ampio spessore d’ indagine, una profondità di osservazioni sparse che, mettendo a fuoco la realtà, pure la ribaltano mediante un alterato gioco narrativo. L’enorme cascata di problematiche e accadimenti di ogni genere (si affacciano il cadavere straziato di uno pseudo Mussolini, Gladio, il terrorismo, la loggia P2) si trasforma in un’efficace macchina romanzesca: il salto di qualità di ormai vetuste poetiche di avanguardia, che ora sa liberamente trovare la via dell’affabulazione grazie all’incrocio di azioni  e nomi frullati nel sospetto e di una pagina addestrata a mimetizzare anche il  magnetismo  di trucchi d’officina evidenti, lesta nel passare indenne attraverso i reticoli di vicende drammatiche (uno dei redattori, Braggadocio, va incontro a una tragica fine) e i deragliamenti del realismo piatto, ma anche ricercata nel dosare parole alonate di messaggi sottesi, indirizzati all’interpretazione del lettore. Scartafacci e referti medici, atti giudiziari, citazioni e maliziosi consigli di “cattivo” giornalismio alimentano la suspense di un thriller nel quale trova un suo intimo e dolce cantuccio una storia d’amore con lieto fine.

 

 

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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