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Nuova “casa” per Leonardo da Vinci agli Uffizi

Nuova “casa” per Leonardo da Vinci agli Uffizi
di Andrea Manzi

Leonardo da Vinci, ad appena un mese dal riallestimento dello spazio dedicato a Michelangelo e Raffaello, ha anch’egli una nuova sala espositiva presso le Gallerie degli Uffizi. È la n. 35, situata nell’ala di ponente del labirintico museo. Nato qualche anno prima dei suoi due “colleghi”, Leonardo è dunque, temporalmente, il primo genio artistico del triumvirato dell’Alto Rinascimento. E anche qui, forte della sua “anzianità”, precede Michelangelo e Raffaello: la nuova disposizione delle sale fiorentine segue infatti una narrazione cronologica del periodo di maggiore splendore dell’arte italiana.

L'allestimento delle opere, il direttore Eike Schmidt

L’allestimento delle opere, il direttore Eike Schmidt

L’allestimento presentato ieri alla stampa e da oggi, martedì, aperto al pubblico, «consente al visitatore di confrontare le opere e capire l’evoluzione stilistica di Leonardo giovane», spiega Eike Schmidt, abile e vulcanico storico dell’arte tedesco, alla direzione degli Uffizi dal 2015 (ma già “richiamato” al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dove dovrebbe essere operativo dal prossimo 2019). «La nostra iniziativa – chiarisce Schmidt – rende giustizia alla storia dell’arte, collocando le opere di Leonardo da Vinci immediatamente dopo le sale dedicate al ‘400 fiorentino». Una ridefinizione logistico-temporale adottata per favorire la comprensione dei percorsi espositivi. E, con questo stesso obiettivo strategico, saranno allestite a breve altre dieci nuove sale. Su questa linea si articolerà infatti il potenziamento degli Uffizi che, dopo le aree archeologiche del Colosseo e di Pompei, è il più visitato museo del nostro paese (circa due milioni e mezzo di presenze all’anno).

Da oggi il pubblico troverà al centro della nuova sala l’Adorazione dei Magi, opera giovanile incompiuta, a cui Leonardo lavorò tra il 1481 e il 1482: dopo un lungo restauro fuori dall’ordinario (durato sei anni e preceduto da una fase diagnostico-esplorativa), il dipinto rivela l’abissale mistero del “non finito” leonardesco. Sono evidenti i risultati degli interventi conservativi e di recupero, ai quali ha collaborato l’associazione Amici degli Uffizi: l’uso di tecniche sperimentali ha consentito, tra l’altro, la straordinaria scoperta di studi di prospettiva eseguiti direttamente sull’opera. A rivelarli non sono solo le parti incompiute del dipinto (come il volto della Vergine), ma anche una folla di figure e personaggi che Leonardo avrebbe presumibilmente cancellato o ritoccato, se Lorenzo de’ Medici non gli avesse imposto l’immediata partenza per Milano in quell’inquieto e per lui destabilizzante 1482.

Ma la nuova sala offre altre sorprese: sulla parete sinistra lo sguardo si posa sul Battesimo di Cristo, tavola a tempera realizzata per la chiesa di San Salvi a Firenze e, dal 1914, presso le Gallerie degli Uffizi. L’opera, commissionata al Verrocchio, fu da quest’ultimo affidata ai giovani della sua scuola. L’angelo sulla sinistra (dipinto a olio), adagiato con la folta chioma sul più tipico dei paesaggi rinascimentali, segna il superamento dei simbolismi del tempo ed è certamente opera del giovane Leonardo: secondo la leggenda, la sua bellezza avrebbe indotto il Verrocchio ad abbandonare la pittura. Sulla parte opposta c’è la terza opera della sala, l’Annunciazione, giunta agli Uffizi nel 1867. Proveniente dal convento di San Bartolomeo a Monte Oliveto, è il dipinto in cui, forse per la prima volta, il Da Vinci racconta la complessità del mondo vegetale, intuendo un arcano “senso atmosferico delle lontananze”.

La nuova sala ha le pareti color grigio pallido, proprio come i muri delle chiese per le quali i tre capolavori che ospita furono realizzati. Sotto l’evocazione cromatica del tempo originario sono state dispiegate sofisticate tecniche per ridurre i rischi indotti dagli impetuosi flussi turistici: le opere sono accolte da teche antisismiche e anti-attacco dal microclima ottimale, racchiuse in vetri che annullano la rifrazione e consentono il sereno confronto con visioni da brivido. Un fiore all’occhiello per una struttura che, con i suoi circa 700 dipendenti, si attesta nel panorama nazionale come dinamico laboratorio di cultura contemporanea. Il nuovo ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, nei giorni scorsi ha inteso dare atto del lavoro svolto visitando gli Uffizi prima di altri musei e complimentandosi con il direttore Eike Schmidt.

(da Il Tempo del 10 luglio 2018)

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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