Mar. Lug 16th, 2019

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Nuova regione / Sales: senza Napoli scompaiono le altre 4 province

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La secessione da Napoli-Moloch delle 4 province neglette della Campania? “Per fortuna non siamo in un regime militare per cui uno proclama la secessione con un esercito e si stacca” ironizza Isaia Sales, scrittore e docente di Storia della criminalità organizzata nel Mezzogiorno d’Italia all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, studioso della realtà sociale, economica e politica locale, con lo sguardo bifocale su Napoli (dove lavora) e la provincia di Salerno (dove vive).
di Mauro Maffei

La secessione da Napoli-Moloch delle 4 province neglette della Campania? “Per fortuna non siamo in un regime militare per cui uno proclama la secessione con un esercito e si stacca” ironizza Isaia Sales, scrittore e docente di Storia della criminalità organizzata nel Mezzogiorno d’Italia all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, studioso della realtà sociale, economica e politica locale, con lo sguardo bifocale su Napoli (dove lavora) e la provincia di Salerno (dove vive).
La proposta di Cirielli la fa sorridere?
In democrazia c’è bisogno del consenso e poi che una proposta abbia la possibilità realisticamente di passare. Questa non ha alcuna di queste caratteristiche, oggi non c’è la possibilità concreta di aumentare le regioni. E il tentativo precedente di Cirielli ha fatto la fine che ha fatto. Poi bisognerebbe chiedere che ne pensano gli abitanti.
Proposta irricevibile?
Immaginare una regione con le province senza Napoli non sta né in cielo né in terra: è una proposta non proposta. Un’esercitazione mentale. Non appartiene al terreno della proposta politica.
Però esiste o no un problema di Napolicentrismo?
Il Napolicentrismo, anzitutto, non è un problema di risorse. Si continua a immaginare una sproporzione di risorse tra Napoli e il resto della regione. Tutti i dati che ciascuno può confrontare – rapporto risorse/abitanti, risorse/superficie – non danno minimamente la certezza di una sproporzione. Napoli non è la realtà pigliatutto della Campania.
Ma in tanti pongono la questione, in maniera trasversale
Ogni proposta di secessione ha elementi irrazionali.  Se una messa in discussione dell’attuale assetto istituzionale parte da una sproporzione di risorse non ha nessuna motivazione. Il problema nasce da una difficoltà che in genere le grandi città hanno con la realtà attorno. Avviene anche a Milano e Torino. Ed è un problema anche di Salerno, dove la città mette in difficoltà le realtà che le stanno attorno: c’è il Salernocentrismo. È tipico di una realtà più grande porre un problema di subordinazione del territorio intorno. Perché non tutti i problemi non li può risolvere all’interno di se stessa.
Come si struttura il Salernocentrismo?
Salerno si immagina al centro con tutte le altre città della provincia piegate, e che devono assecondare la volontà di grandezza del capoluogo. Però mentre Napoli è una città di un milione di abitanti e la seconda città in provincia, Giugliano, ne ha 100.000 e quindi il rapporto degli abitanti è di 1 a 10, a Salerno è diverso: è una città di 130.000 abitanti con attorno altre città di 60.000, e quindi la differenza è di 2 a 1. Perciò andrebbe rivisto questo rapporto sui servizi: il Cstp è in gran parte a servizio di Salerno città, tutte le scelte degli ultimi anni sono state in funzione del capoluogo, a cominciare dal sistema ospedaliero.
Cosa suggerisce per cambiare?
Io proverei a spingere le città ad unirsi tra loro: una Provincia seria dovrebbe stimolare le aggregazioni. Oggi si parla dell’unificazione tra Nocera superiore e inferiore, ed è una cosa intelligente. E se si unisse anche Pagani avremmo una città sui 100.000 abitanti che potrebbe rivedere meglio il campo dei servizi e dello stesso rapporto con Salerno. Cirielli si preoccupasse di questo invece di obiettivi irrealistici, fuorvianti, fuori dalla storia e dalla volontà delle persone.
Se ogni territorio presenta questi squilibri, perché allora si parla massimamente di Napolicentrismo?
A Napoli il problema è più grande perché storicamente era una capitale, e c’è sproporzione molto più che altrove tra questa città e il resto, anche perché in Campania c’è un’area interna molto estesa e la contrapposizione con il capoluogo è più forte. Nel passare da capitale di un regno a capitale di una regione, sicuramente Napoli non si è adeguata.
Perché non si è adeguata?
Napoli non si sente città-regione, si sente città-nazione, città-mondo. E in genere la classe dirigente fa fatica a immaginarsi come una realtà che ordina, coordina il resto che gli è attorno. Il Napolicentrismo non è un problema di risorse ma di organizzazione del rapporto tra una grande città è la realtà attorno, di organizzazione nei servizi, nei trasporti, nella cultura. Nei servizi c’è un problema di attribuzione di risorse. Nel senso che ognuno deve essere spinto a vivere nel luogo dove ritiene di vivere, e non andare a vivere nella grande città perché ci trova i servizi assenti nel piccolo comune. Io sono per una regione policentrica e polifunzionale in cui si armonizzano i servizi, le opportunità. È un problema risolvibile anche all’interno dell’attuale assetto istituzionale.
Quali problemi causa questa scarsa armonia nel sistema locale?
La pressione nelle aree urbanizzate fa danni alla regione: la Campania ha bisogno di redistribuire la popolazione e dare opportunità non ai singoli territori ma alle singole persone che vi abitano: diritti e servizi a ciascuno, al di là del posto in cui abita. Ma noi non abbiamo un pensiero regionalista, e questo è quel che si deve costruire.
Se tale squilibrio permane, poi si spiega dove nascono proposte magari irrazionali, come quella della secessione da Napoli, però rivelatrici di un malessere collettivo.
Le province di Benevento, Salerno, Caserta e Avellino non esisterebbero senza una relazione con Napoli. E immaginare di risolvere  il problema separandosi significa non risolverlo. È la relazione tra Napoli e questi territori che va affrontata, non separandoli, ma facendoli vivere meglio insieme. Da questo punto di vista Cirielli fa lo stesso errore di De Luca, sono molto simili nella mentalità: hanno la mentalità da provinciali nei confronti di Napoli.
Dove sta l’errore?
La relazione di Salerno con Napoli è necessaria e obbligatoria. E quando la si nega si fanno errori e guai. Pensiamo al problema dell’aeroporto di Pontecagnano. Aver vissuto questo scalo come sfida a Capodichino è una di quelle sciocchezze che ci ha portato al fallimento e a perdere soldi. Se avessero fatto un’alleanza tra i due aeroporti, trasferendo a Pontecagnano gli aerei che non potevano atterrare a Napoli, sarebbe stato un vantaggio per tutti. Lo stesso problema si ha con il porto: i due porti devono ragionare insieme. La contrapposizione a Napoli è economicamente, produttivamente e culturalmente sbagliata. Bisogna invece assecondare la natura: Napoli e Salerno sul Tirreno sono realtà intrinsecamente legate e dovrebbero lavorare insieme stabilmente.

2 thoughts on “Nuova regione / Sales: senza Napoli scompaiono le altre 4 province

  1. Concordo pienamente con il Chiarissimo Professore Isaia Sales, Napoli e Salerno non si possono ritenere due città antagoniste, come spesso capita tra città limitrofe. Ma entrambe con un retaggio culturale ed una storia che ne fanno due centri di grande importanza, entrambe con un ruolo predominante sul Tirreno e che quindi dovrebbero mettere da parte le piccole rivalità che non si adattano a due grandi città e collaborare per il bene comune rilanciando la ripresa del Mezzogiorno tanto spesso sottovalutato.

  2. Questa sì che è un’analisi politica, altro che la boutade di Cirielli che non sta in piedi da nessun punto di vista ed è soltanto la disperata ricerca di un po’ di visibilità alla luce del fallimento della classe politica che il presidente della Provincia ha messo in campo negli ultimi tre anni (spregiudicati, inesperti e gente inconsistente). Questo è il mio pensiero e non credo di sbagliarmi.

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