Nuova tegola su Mussari, lo scandalo Mps ora sbarca a Salerno

di Massimiliano Amato

delmesePur non occupandoci prevalentemente di cronaca, ma di approfondimenti e dibattiti tratti dall’attualità, segnaliamo ai nostri lettori questo sviluppo dello scandalo Monte dei Paschi, ricostruito con rigore e puntualità da Massimiliano Amato, per una storia ancora da dipanare, legata al fallimento Amato (fino a qualche anno fa tra i più autorevoli gruppi industriali del Mezzogiorno), dai cui atti emergono indizi non trascurabili di degenerazione della politica e dell’imprenditoria meridionali. Un intreccio perverso, quest’ultimo, che ha alimentato per decenni lobbies e consorterie per le quali la politica e l’impresa sono state spesso solo il travestimento di ben altre finalità. Intendiamo con questa ricostruzione stimolare la riflessione dei nostri lettori e aprire uno squarcio su decenni di silenzi, di complicità e di trasversalismi politico-finanziari (l’ex comunista Mussari e il democristianissimo Del Mese ne sono una spia con il loro rapporto non meglio definito), trasversalismi che non hanno fatto certamente bene all’Italia che lavora e che spera nella legalità e nella trasparenza.

 

Quattro avvisi di garanzia, di cui uno recapitato all’ex presidente e ad di Mps Giuseppe Mussari, e gli interrogatori degli indagati fissati per la prossima settimana. Così la procura di Salerno entra nel groviglio giudiziario sul Monte Paschi di Siena, e contesta un finanziamento di 17 milioni di euro erogato a una società immobiliare, la «Amato Real Estate», costituita nel 2008 e interamente controllata da una off-shore di Malta, che avrebbe finanziato a sua volta con altri 10 milioni il progetto di riconversione e riqualificazione dell’ex pastificio Amato di Salerno. Con gli avvisi di garanzia, il pm Vincenzo Senatore ha convocato Mussari, Franco Ceccuzzi, candidato a sindaco di Siena per il Pd, Marco Morelli, ex vice direttore generale della banca senese, e l’ex deputato salernitano Paolo Del Mese, già sottosegretario di Stato alle Partecipazioni Statali con la Dc (era il leader della corrente andreottiana in provincia di Salerno), nella legislatura 2006-2008 presidente, in quota Udeur, della Commissione Finanze della Camera. Per la vicenda del crac Amato, Del Mese è rinchiuso da una decina di giorni nel carcere salernitano di Fuorni. I suoi legali, che hanno ingaggiato nei mesi scorsi una durissima schermaglia procedurale per evitare il carcere al loro assistito (poi la Cassazione ha avallato la richiesta della Procura, disponendo il carcere in luogo degli arresti domiciliari originariamente concessi dal Gip) hanno presentato istanza di scarcerazione per motivi di salute.

LA STORIA  Dove c’erano capannoni industriali dismessi, gli Amato avrebbero dovuto realizzare un centro direzionale e residenziale di lusso, su progetto dell’architetto francese Jean Nouvel. Il progetto è rimasto sulla carta, ma l’operazione finanziaria rifiutata da diversi istituti di credito andò in porto nel 2008. Mussari, Ceccuzzi, Morelli, e Del Mese parteciparono a una cena nella villa degli Amato nel 2006. Alla serata conviviale c’era anche il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Due anni dopo quella cena venne concesso il finanziamento di 17 milioni di euro che per la procura salernitana fu agevolato dall’intercessione di Del Mese, all’epoca presidente della commissione Finanze della Camera. Dalle indagini della guardia di Finanza di Salerno è emerso che sia Del Mese, sia l’avvocato Simone Labonia, ex esponente dell’Udeur e presidente, fino allo scoppio dello scandalo, della società mista del Comune Salerno Patrimonio, avrebbero percepito centinaia di migliaia di euro da una società della famiglia Amato senza alcuna giustificazione di tipo professionale. E sempre Del Mese avrebbe accompagnato per primo gli imprenditori a Siena presso gli uffici di Mps. Il nuovo filone d’indagine parte proprio dalla lunga e complessa inchiesta sul fallimento del pastificio, sfociata in due processi, a Roma e a Salerno che riprenderanno a marzo. Sono 28 gli imputati accusati di aver prosciugato le casse del Pastificio Amato quando ormai la crisi della società era irreversibile. Le ipotesi di reato vanno dalla bancarotta fraudolenta alla distrazione di beni per 47 milioni di euro e di un crac di quasi cento milioni. Nello stralcio Giuseppe Amato junior, ex general manager dell’azienda fallita, ha patteggiato 3 anni e 6 mesi di carcere, Antonio Amato senior 3 anni e Antonio Amato junior 1 anno e 11 mesi di reclusione.

L’INCHIESTA Secondo il pm Vincenzo Senatore, il gruppo Amato non aveva i presupposti nel 2006 per ottenere da Mps Capital Service un finanziamento di 18 milioni di euro. Il pastifico era già in forti sofferenze e prossimo alla chiusura. Tra i beni della «Amato Real Estate», la società costituita per realizzare l’operazione immobiliare, ci sono oltre all’ex opificio di via Picenza a Mercatello di Salerno, dove doveva sorgere il complesso residenziale progettato dall’architetto francese Jean Nouvel (valore stimato 12 milioni e 816 mila euro), la villa di Vietri sul mare della famiglia Amato (stimata poco più di cinque milioni) e l’appartamento di corso Garibaldi a Salerno di quindici vani, il cui valore si aggira intorno ai 2 milioni e 800 mila euro. Il finanziamento venne concesso nel 2008, grazie all’intercessione dell’ex sottosegretario Palo Del Mese. Secondo il pm Senatore, la «Amato Re» fu costituita proprio per rastrellare finanziamenti, in totale 28 milioni di euro compresi i 18 erogati da Mps, sulla base di garanzie immobiliari insufficienti. E la società, i cui beni sono stati messi all’asta l’estate scorsa, sarebbe il fulcro della nuova indagine.

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