Nuove (e vecchie) barriere

di Angelo Giubileo

immagineSiamo ormai propensi all’idea che la stabilità geo-politica dipenda dall’andamento delle borse dei mercati internazionali. Cosa c’è di vero, cosa di falso? In realtà, come una nuova versione dell’antico nodo “gordiano”, si tratta dei rapporti tra finanza e politica mondiali e quindi quanto di più ingarbugliato possa esserci in un mondo divenuto globale. E allora, provo ad argomentare brevemente e nel tentativo di fare solo un po’ di chiarezza.

Per prima cosa, è evidente che le dinamiche dell’economia reale e finanziaria non procedono parallelamente; anzi, esse in tanti casi divergono. John Kenneth Galbraith, con la sua Storia dell’economia, ha insegnato una volta per tutte che, in economia, gli squilibri sono effetti di a-simmetrie e che gli indici dei prezzi rappresentano le migliori cartine di tornasole di un sistema produttivo, sia nell’ambito di un mercato (interno) che nei rapporti tra mercati (esterni).

Angelo Giubileo
Angelo Giubileo

E quindi, se fosse essenzialmente vero che il mondo si muova oggi in base alle ragioni dell’economia finanziaria, ne deriverebbe che a evitare conflitti geopolitici basterebbe perseguire la via dell’integrazione finanziaria su scala sia localistica che globale. Ma, statu quo, accade che interessi economici disallineati, e quindi asimmetrici, conducano sovente a conflitti geopolitici o solo politici; e questo, perché i medesimi interessi non sono supportati da decisioni politiche di allineamento (o simmetria) o semplicemente perché le stesse decisioni – all’interno di un qualsiasi spazio ristretto di sovranità, interno (statale) o di area (comunitario) – siano o risultino più difficili da prendersi. E, quanto a questo, può dirsi che la storia dei popoli non è affatto cambiata.

Pertanto, si spiegano anche così alcuni odierni e solo apparenti paradossi, che tali viceversa non sono. Per noi italiani, due esempi su tutti: 1) le politiche monetarie di alleggerimento quantitativo (QE) della Bce, attese (sigh!) e anzi pretese (doppio sigh!) dai mercati finanziari, ma finora rivelatesi inadatte alla ripresa dell’economia produttiva reale; 2) gli effetti del ribasso dei prezzi di una commodity, che i mercati cioè considerano alla stessa stregua di un bene fungibile, come il petrolio.

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