Nuove opportunità / Con 1.600 euro diventi progettista di divorzi

Nuove opportunità / Con 1.600 euro diventi progettista di divorzi
di Damocle

Dal lancio del bouquet al lancio della fede i tempi sono sempre più brevi. Ed è così che accanto alla figura del wedding planner, il progettista dei banchetti nuziali, sorge quella del divorce planner ovvero il progettista di divorzi. La novità arriva dagli Stati Uniti, dove fare “il distruttore professionista di famiglie” è già un mestiere consolidato. Ma lì, si sa, ci si sposa e separa con molta più facilità e, forse, leggerezza. In Italia, invece, questa professione stenta a decollare. Soprattutto al Sud. Eppure nel nostro Paese i matrimoni sono destinati a durare in media non più di quindici anni. È l’Istat che lo dice, segnalando negli ultimi tempi una crescita delle coppie che scoppiano. Insomma, la materia prima per lavorare anche nel Bel Paese c’è. Attenzione, però, il divorce planner non è soltanto un organizzatore di feste per il ritrovato stato di single o di libertà che dir si voglia. È qualcosa di molto più complesso. Anche perché, se chi si prepara a dire “sì” ha bisogno “semplicemente” di un abito bianco, fiori d’arancio e una location, chi sta per dire “no” deve barcamenarsi in un turbinio di incontri tra avvocati, commercialisti e psicologi. Insomma, è cosa molto più stressante e complicata. E allora meglio farsi aiutare da esperti. Se poi, una volta raggiunto l’agognato divorzio, si vuole anche festeggiare, ben venga. Magari alla maniera nipponica: in Giappone se due sposi vogliono dirsi addio per sempre, lo fanno con tanto di cerimonia, invitati ed anelli. Si presentano davanti ai loro ospiti, così come quando si sono promessi amore eterno, ma muniti questa volta di un martello, con cui distruggono le fedi, diventate ormai troppo strette per essere portate ancora.
Ma come si diventa e cosa deve saper fare un divorce planner? Da un paio d’anni in Italia si organizzano corsi a Milano e a Roma. Il costo non è proprio a buon mercato. Per dieci giorni di lezioni si spendono 1.600 euro. Ma chi li organizza assicura che questa somma si recupera già col primo assistito. Certo, la clientela bisogna procacciarsela da sé, come fanno tutti gli altri liberi professionisti. Ma non deve essere impresa molto ardua, visto che una coppia su tre si divide. Come fascia d’età, la più pronta a cambiare vita è quella dei quarantenni, ma l’aspirante divorce planner cerchi anche tra ultrasessantenni, le cui separazioni, negli ultimi dieci anni, sono raddoppiate! Una volta sul mercato, il disfattista matrimonialista dovrà garantire un’équipe di esperti: avvocati, commercialisti, psicoterapeuti. Il divorziando o la divorzianda sceglieranno, in base alle proprie necessità, i servizi di cui usufruire. Come spazio d’azione, invece, si consideri che questo nuovo profilo professionale per il momento interessa maggiormente il Nord e il Centro Italia. Al Sud, finora non ha trovato molta fortuna, e non deve essere un caso. Si pensi che i coniugi meridionali sono i più litigiosi d’Italia (chiudono con una giudiziale il 21,5% rispetto alla media nazionale del 14,5%) e dunque i più propensi a vedersela in prima persona, senza delegare nessuno, fosse per un sostegno psicologico o per un momento ludico, come il banchetto per la ritrovata libertà.
In ogni caso, il mercato occupazionale si avvale di una nuova professione, mentre per gli sposi la migliore delle soluzioni sarebbe quella di potersi sottoporre alle prove allergiche prima del sì, per vedere le reazioni ai fiori d’arancio. Ma questo, forse, non converrebbe all’economia.
(n.t.)

Damocle

Un pensiero su “Nuove opportunità / Con 1.600 euro diventi progettista di divorzi

  1. La famiglia come istituzione è implosa da decenni.
    Lo diceva il professor Firpo negli Anni Ottanta: non ha futuro, per come è strutturata non può averne, diceva quel fine intellettuale.
    Gli americani che sanno individuare e promuovere affari dalle opportunità ma anche dalle crisi hanno colto subito la buona occasione e la cavalcano con disinvoltura e decisione.
    Mi chiedo perché noi italiani che conviviamo con una quantità molto più grande di disastri non apriamo gli occhi. La crisi attuale potrebbe contenere in sé le premesse per la risalita dall’inferno. Pensiamoci…

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