Nuovi cuori di mamma

Nuovi cuori di mamma
di Luigi Zampoli

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La ragazzina non ha voglia di lavorare oggi, è stanca, preoccupata, ci sono la scuola, le interrogazioni da sostenere, i compiti da fare, è il duro “mantra” quotidiano che scandisce i giorni di ogni adolescente.
Ma la madre vuole un’altra vita per la figlia quattordicenne, vuole che faccia “la vita“: devi lavorare …, le dice, la scuola viene dopo, perché servono soldi, ci sono spese da affrontare, un tenore di vita, lì ai Parioli, quartiere della Roma-bene, che non ammette flessioni, costi quel che costi… a qualunque costo.
Un insano e precoce bisogno di ricchezza le ha strappate alle normali faccende, alle ansie e alle gioie della stagione dell’adolescenza.
Dalle parole delle intercettazioni emerge da un lato la latente costrizione della madre nei confronti della figlia, ammorbidita da una concessione, che sembra quasi infastidita, alla stanchezza della ragazza; dall’altro la naturalezza dimessa di quest’ultima che si ritrova in un ingranaggio infernale, mostrando assuefuazione e disincanto. È questa la vita di chi vuole tutto e subito per soddisfare il disperato bisogno di benessere materiale; perché c’è proprio della disperazione in tutto questo, ma la si coglie solo osservando il tutto dall’esterno.
È la resa incondizionata e aberrante alla fine del significato di parole come dignità, integrità, etica, amor proprio e rispetto per il proprio corpo;  concetti ormai relegati alle prediche dei benpensanti, ai custodi del perbenismo di facciata che hanno la pancia piena e la morale pronta per ogni occasione. Valori ostentati e non realmente vissuti che si affievoliscono alla ricerca di esempi che diventano sempre più rari, lasciando i più giovani e impressionabili in balìa di eventi che non controllano e non comprendono, ma che vivono meccanicamente.
Rimane sulla sfondo il volto impresentabile della borghesia, una sottile sensazione di déjà vu che rimanda ad echi delle pagine di Moravia ne “Gli Indifferenti”; l’incapacità di una “narrazione” originale e naturale della propria esistenza, soverchiata dal Moloch del sesso e della violenza, i ”precipitati”, in perfetta simmetria, del possesso e dell’apparenza.

redazioneIconfronti

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