Obama ringrazia e rilancia: “L’America con me tornerà grande”

Obama ringrazia e rilancia: “L’America con me tornerà grande”
di Vincenzo Pascale (da NY City)
foto: linkiesta.it

Il giorno dopo la rielezione a presidente degli Stati Uniti d’America di Barack Obama la stampa e i media americani più che commentare la storica vittoria di Obama hanno posto molta enfasi sul discorso di Obama, pronunciato dal quartiere generale di Chicago di fronte ad una enorme folla di sostenitori. Un discorso che a detta di molti analisti politici è stato il migliore della sua carriera politica del Presidente. Due i capisaldi del discorso: la volontà di andare oltre la divisione politica voluta dai partiti e la riaffermazione della leadership mondiale Americana. Obama ha ribadito che per rilanciare l’economia, ridare vigore e speranza alla classe media è necessaria la assoluta cooperazione politica tra i due partiti e tra senato e congresso. La politica divide. È il momento di unirsi intorno ad un unico progetto per rimettere in moto l’America e farla ridiventare la Nazione leader mondiale nell’istruzione e nella economia. Il discorso presidenziale ha soprattutto posto l’enfasi sulla cosiddetta cittadinanza attiva. La necessità per ogni cittadino Americano di sentirsi investito di una missione per eccellere nel proprio settore e far avanzare l’America. Insomma un discorso molto poco politico e molto bipartisan che ha cercato di unire un elettorato profondamente diviso e gettare un ponte di collegamento al partito repubblicano ancorato ad una agenda conservativa e profondamente avversa alla politica economica sociale e fiscale del Presidente Obama. Ora sul tavolo del Presidente pendono due importanti istanze: l’emigrazione e la creazione di nuovi posti di lavoro. L’emigrazione è un tema cruciale negli Stati Uniti. Vi sono circa 12 milioni di illegali per lo più ispano americani che attendono una sanatoria governativa per regolarizzare la loro posizione. Un primo passo già è stato fatto dalla prima amministrazione Obama il riconoscimento a chi risiede del Paese da almeno dieci anni e non ha commesso nessun crimine di usufruire di uno statuto speciale che lo conduca alla carta verde. La seconda istanza riguarda i rapporti economici con la Cina e con i paesi dove la manodopera Americana è stata delocalizzata. Si tratta di rivedere accordi economici volute da entrambi i partiti ma che hanno profondamente intaccato l’economia Americana. Non sarà un compito facile per il presidente ma la ripresa economica Americana, paradossalmente, passa per la soluzione che ha portato ad una parte del Paese, le multinazionali, un enorme vantaggio fiscale ed economico.

redazioneIconfronti

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