Ven. Lug 19th, 2019

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Obama-Romney, stavolta vince il presidente ma ai punti

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Meno convincente lo sfidante, ma quando il pubblico li ha incalzati sono stati entrambi deludenti

Foto: repubblica.it

di Vincenzo Pascale
Foto: repubblica.it

Chi si aspettava un Barack Obama alla riscossa non è rimasto deluso. Ieri sera, notte fonda in Italia, sul parterre della Hostra University di Long Island alle porte di New York i candidati alla Presidenza degli Stati Uniti d’America, Mitt Romney, repubblicano, e Barack Obama, presidente uscente, si sono confrontati per 96 minuti sui temi dell’economia e della politica estera. I primi sondaggi a caldo della Cnn hanno dato un Obama vincente ai punti. Certamente il Presidente Obama ha rintuzzato con grinta ed a tratti con una aggressività insolita, per il suo abituale approccio, alle critiche di un Mitt Romney sicuro di sé, che ha affrontato il dibattito forte della vittoria del primo round di Denver e con una serie di dati che hanno messo spesso in difficoltà il presidente.
I temi trattati sono stati: le tasse, il risanamento del bilancio federale e l’immissione nel ciclo produttivo di circa 5 milioni di disoccupati. Sul tema tasse Romney ha ribadito che non toccherà le tasse al 5% della parte più ricca della popolazione americana che pagherà un’aliquota del 60% mentre abbasserà le tasse alla classe media che durante la presidenza Obama ha visto le tasse aumentare di 4000 mila dollari l’anno ma soprattutto ha subito un forte aumento del costo della benzina che ne ha limitato fortemente la capacità di consumi. Ha attaccato il presidente Obama per aver acconsentito alla delocalizzazione dell’industria manifatturiera americana privando il Paese di importanti posti di lavoro. Pronta la risposta di Obama a tutto campo. Sulla delocalizzazione dell’industria americana ha fatto notare che Romney è stato sempre sostenuto dalle industrie che hanno esportato il lavoro Usa e, se rieletto, Obama, si impegnerà a riportare milioni di posti di lavoro negli Usa. Circa le tasse Obama ha ribadito che intende abbassarle alla classe media attraverso un forte processo di riqualificazione professionale di quanti sono stati espulsi dal mercato del lavoro. Ha ribadito l’impegno a favorire la ricerca sulle nuove fonti di energie da procurarsi negli Usa, in tal modo la dipendenza dal petrolio diminuirebbe ed il surplus finanziario potrebbe essere usato per creare posti di lavoro ed investito nell’istruzione. Ha accusato Romney ed i repubblicani di aver sperperato il surplus federal della presidenza Clinton attraverso una costosissima politica bellica che ha impoverito il Paese.
Diverso è stato il dibattito quando il pubblico è intervenuto ponendo domande ai candidati: tanti accademici e tanti ospiti della classe media americana. Hanno presentato casi specifici: costi dell’istruzione, pensioni, riqualificazione professionale, posti di lavoro per I neo laureati. Su questo temi i due candidati hanno accusato il colpo. Il confronto con gli elettori è sempre spietato. Entrambi hanno risposto spesso eludendo il cuore della domanda. In realtà l’impressione ricevuta è stata che mentre i due candidati erano super preparati sul dibattito confezionato dalla Cnn senza sbavatura ,quando sono stati affrontati dalle domande dirette degli elettori le risposte non sono state quasi mai esaurienti. È questo il dramma dell’America e dell’Occidente. Di fronte ad una crisi della economia e della politica le idee messe in campo sembrano non convincere appieno la classe media. Sempre più povera e sempre più tagliata fuori dai grandi processi decisionali.

La sfida Obama/Romney, allo sfidante il primo match

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