Home
Tu sei qui: Home » In evidenza » Occhio al lavoro grigio più pernicioso del caporalato

Occhio al lavoro grigio più pernicioso del caporalato

Occhio al lavoro grigio più pernicioso del caporalato
di Gennaro Avallone

È necessario andare oltre la questione agricoltura-caporalato per capire come funzionano i rapporti di produzione in questo settore. La questione fondamentale non è quella del caporalato, ma è il nesso filiere produttive-grande distribuzione organizzata-sfruttamento del lavoro, nel quale ad essere generalizzato è il ricorso al lavoro grigio.

Questa considerazione sulla struttura dei rapporti di produzione complessivi in agricoltura non significa che il caporalato non sia un fenomeno presente. Il caporalato, da un lato, partecipa nei rapporti di sfruttamento in modo parassitario e, dall’altro lato, è una risorsa contraddittoria per le persone immigrate senza lavoro. Esso è parte del governo della manodopera agricola che indebolisce il lavoro e favorisce le imprese, oltre a mostrare quanto le istituzioni che dovrebbero regolare il mercato del lavoro, i centri per l’impiego ad esempio, non funzionano.

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

Il caporalato rende evidente quanto il riferimento alla legalità sia una retorica, mentre intere aree agricole sono state trasformate, per una parte della popolazione immigrata, in una terra dell’intermediazione informale e subalterna. I migranti sono stati trasformati in una sorta di bancomat delle società ed economia locali, producendoli come manodopera a basso costo e consumatori redditizi di beni e servizi, di cui si avvantaggiano alcuni gruppi sociali ristretti, ad esempio i proprietari dei terreni, ma anche altre aree della popolazione locale, tra cui gli intermediari della forza lavoro ed i proprietari di una parte degli alloggi locati agli immigrati che valorizzano beni altrimenti senza mercato o con un mercato molto ridotto.

Ad essere generalizzato, però, non è il caporalato, ma è il lavoro grigio. A differenza del caporalato, che riguarda prevalentemente alcune aree del mercato del lavoro, ad esempio quella dei migranti privi dei documenti o da poco presenti nel contesto locale, o alcune aziende, specialmente quelle di piccole dimensioni ed attive prioritariamente nel mercato locale, il lavoro grigio è diffuso lungo l’intero settore produttivo. Aziende di diverse dimensioni e tutti i migranti occupati nel settore ne sono interessati: la consuetudine normalizzata del lavoro grigio è la caratteristica strutturale di ampia parte dell’agricoltura italiana.

La subordinazione al caporalato è un’esperienza di una parte della manodopera migrante, ma la subordinazione al lavoro grigio, alle giornate non versate, alle ore non pagate secondo quanto previsto dal contratto nazionale, è un’esperienza di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori che ho incontrato nelle ricerche sull’agricoltura italiana, in particolare nella Piana del Sele.

È da qui che bisogna muovere, dall’aggressione del lavoro grigio, se si vuole ripristinare livelli minimi di giustizia nella produzione agricola italiana, abbandonando le retoriche consolatorie sui caporali cattivi che non aiutano ad affrontare i problemi a livello strutturale e, quindi, dei rapporti di potere tra lavoro e capitale.

 

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3644

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto