Oggi a Salerno sono morti lo sport e il senso civico

Oggi a Salerno sono morti lo sport e il senso civico

Pubblichiamo con piacere questa opinione, in seguito allo svolgimento e all’esito della partita di calcio Salernitana-Nocerina.

di Davide Marciano

Campionato66Competizione1Partita2808img31I delinquenti sono più forti dello Stato e condizionano lo sport più delle persone per bene.

È quanto emerge alla luce dei fatti di Salerno, della vergogna messasi in atto allo stadio Arechi dove i molossi hanno recitato una farsa, esaurendo volutamente le sostituzioni e fingendo infortuni tali da costringere il direttore di gara, a norma di regolamento, a dichiarare terminata la partita per mancanza del numero minimo.

Una scena che non è un dato casuale ma che affonda le sue radici nello scorso agosto quando, all’esito del sorteggio del calendario di Lega Pro, Salernitana, Nocerina e Paganese finirono nello stesso girone. Ci furono già allora polemiche dettate dalla perplessità circa i problemi di ordine pubblico che sarebbero potuti verificarsi vista l’inimicizia che intercorre fra gli ultras delle squadre.

Il derby che si sarebbe dovuto giocare a Salerno è stato preceduto da tensioni, soprattutto sui social network, che hanno portato il questore De Iesu a inibire la trasferta per i tifosi rossoneri, al fine di garantire l’ordine pubblico. È così che, a quanto pare filtrare dagli ambienti vicini alla Nocerina, i tifosi avrebbero intimato alla squadra di non giocare la partita. Sembrava che i giocatori non avessero seguito il diktat dei tifosi, ma invece è bastato qualche minuto affinchè si materializzasse la messa in scena.
Si è consumato così uno degli episodi più tristi della storia del calcio italiano e dello sport in generale, destinato a riaprire il tema scottante della violenza di alcune tifoserie che mette in profondo imbarazzo la maggioranza delle persone oneste che seguono il calcio come uno svago. Purtroppo, però, c’è chi fa di tutto questo una questione pregnante della propria vita: così mentre all’estero andare allo stadio può rappresentare anche un momento di socialità per le famiglie, in Italia, specie nelle categorie inferiori, accorre sempre meno gente al di fuori di quella infatuata da un accanimento che è l’esatto opposto di un’estrinsecazione d’amore per una squadra o per una città.

redazioneIconfronti

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