Mar. Ago 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Oggi votiamo senza poter scegliere, che schifo!

2 min read
di Rino Mele
di Rino Mele

elezioni_comunaliEleggere non significa dare una complice spinta a un ambizioso aspirante alle cariche pubbliche ma, dopo averne misurato le capacità, indicare tra diversi candidati il migliore. In latino si diceva “eligere” che significa non solo scegliere, bensì svellere, strappare: “eligere steriles herbas” strappare le erbe cattive liberando le erbe buone, utili alla sopravvivenza del contadino. È questa un’operazione che richiede grande attenzione, fatica, discernimento, acume, capacità di critica e di giudizio. Oggi votano più di 45 milioni di cittadini ma nessuno di essi potrà scegliere il proprio candidato, salvare l’erba buona dalla cattiva perché questo diritto – un turpe e vergognoso sopruso – se lo sono attribuiti solo per sé i nostri attuali rappresentanti, molti di essi in agonia (già eletti il 13 e 14 aprile 2008 con questo stesso sistema). Elezione significa scelta, ma oggi noi confermiamo soltanto scelte già fatte. Non scegliamo, non eleggiamo se non chi già è stato eletto dai capipartito. La cosa fa un po’ schifo: come avere le mani molto sporche e dover tagliare del pane fresco. Nel Commento ad Aristotele (Etica nicomachea), San Tommaso ne dà una precisa definizione, che per noi ha anche un alto valore politico: “Elezione è il nome dell’atto della volontà quando è volto al bene, che ha come fine il bene” (relatum in bonum). E, invece, quello che facciamo oggi somiglia a un gioco, a un distratto giro di un’ammiccante briscola. Comunque sia, oggi 24 febbraio diventiamo tutti magistrati: dovremmo dare un giudizio, scegliere. Una giornata per esprimere la più difficile responsabilità. Se malauguratamente collaboreremo a designare persone indegne il male che ne deriva si spanderà su tutti. Sartori chiamò graziosamente, con dolorosa ironia, “porcellum” l’orrenda legge che ci riduce, oggi, a burattini mossi dai fili di tristi e miopi burattinai. Paghiamo le tasse, cerchiamo di fare il nostro dovere: meritavamo almeno di poter decentemente votare. Invece siamo come gli asini bendati che tiravano immani ruote di pietra, le macine dei vecchi mulini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *