Ogni cristiano diventi un po’ profeta

Ogni cristiano diventi un po’ profeta
di Michele Santangelo

The-Twelve-memorial-stonesSpecialmente negli ultimi decenni del secolo scorso, quello, per intenderci,  conclusosi solo quindici anni fa, si è avuta l’impressione che  il linguaggio della fede, meglio ancora i suoi contenuti, potessero essere sostituiti dalle tante ideologie che si erano andate facendo strada – spesso, per la verità,  in contraddizione tra di loro – almeno nella loro capacità di analizzare la vita pratica dell’uomo, come individuo e come componente di una società, per individuarne i valori di fondo a cui agganciarsi per esaltarne la dignità ma anche e, forse soprattutto, per migliorarne in concreto la situazione esistenziale, favorire la giustizia sociale, promuovere la convivenza pacifica e tutto quanto da questo potesse conseguire. Ed ecco, quindi, filosofi, sociologi, antropologi, economisti, politici ecc., tutti pronti a sposare un’idea, una causa, un sistema, modalità di intervento, ciascuno con la sicurezza di aver individuato la soluzione per tutti i problemi. Senza nulla togliere alla validità di tante cose dette e scritte, spesso si è dovuto constatare che  gli scopi perseguiti erano agganciati ad interessi di parte, alla ricerca del potere, all’affermazione di questo o quel gruppo politico; tanti profeti del nulla o, nella migliore delle ipotesi, profeti di se stessi. E sui profeti la liturgia di questa quarta domenica del tempo ordinario richiama l’attenzione dei fedeli, sull’autorità ed autorevolezza con la quale essi si esprimono, sugli scopi per i quali parlano. Anche se qui il riferimento, partendo da Gesù profeta, è al campo più specificamente religioso, non è detto che questo campo non abbia niente a che fare con la vita quotidiana di cristiani e non cristiani. Non a caso è di questi giorni la notizia secondo la quale i Vescovi della Calabria hanno espresso una chiara e coraggiosa condanna della ‘Ndrangheta, l’arcivescovo di Colonia Woelki prende posizione contro la xenofobia e l’intolleranza religiosa anti-islam. E d’altra parte è diventata familiare l’immagine di Papa Francesco che sempre e con forza richiama tutti gli uomini e specialmente i cristiani all’impegno per estirpare illegalità, schiavitù, corruzione, denunciate come i grandi mali della società  attuale. Due esempi emblematici per dire che la Chiesa continua ad avere i suoi profeti che traggono autorità ed autorevolezza da Gesù stesso, Sommo Profeta, perché il loro compito è quello di diffondere la Parola di Dio, in ultima analisi Gesù, la Parola fatta carne. Per ben due volte, nel brano di vangelo proclamato durante la celebrazione liturgica di questa domenica si fa riferimento all’autorità con cui Gesù insegnava nella sinagoga di Cafarnao, città da Lui scelta per inserirsi nel pieno della vita degli uomini del suo tempo e trasfondere in essa la forza del vangelo, essendo Lui il profeta promesso da Dio al suo popolo per bocca di Mosè, come racconta il brano del Deuteronomio: “Mosè parlò al popolo dicendo: Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto”. A questo annuncio di Mosé fa eco il racconto di Marco nel vangelo, dove egli presenta Gesù proprio nell’atto di insegnare, suscitando ammirazione e stupore perché “insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”. Autorità che non ricavava dall’ appartenere ad una scuola, ma dalla dottrina stessa da lui impartita e dal fatto che Egli è il Santo di Dio, come fu costretto a constatare a sue spese lo spirito immondo che possedeva un uomo che lo stava ascoltando. E la gente si rendeva conto che l’autorità che promanava dai suoi insegnamenti lo distingueva dagli scribi che non ne erano dotati. Di questi, forse, era stata sperimentata l’autorità sinonimo di potere, di coercizione, di imposizione nei confronti del più debole. L’autenticità del messaggio si desume anche dal fatto che non risulta a vantaggio di chi lo pronuncia ma va incontro alle necessità di chi l’ascolta. La forza della parola di Gesù viene subito sperimentata da quello che era posseduto dallo spirito immondo, con la conseguente liberazione. Parola e insegnamento suoi sono incompatibili con la presenza del male. In tal senso, tutti i cristiani sono chiamati ad essere un po’ profeti, quando si fanno portatori della parola di Dio e per questo testimoni del bene con l’insegnamento e con la vita perché con il Battesimo essi sono stati innestati in Cristo e crescendo nel battesimo divengono capaci di leggere la realtà umana con gli occhi della fede oltre che con la ragione.

 

redazioneIconfronti

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