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Oltre la soglia del diritto

Oltre la soglia del diritto
di Luigi Zampoli

La vicenda di Fabo e della scelta del suicidio assistito già sembra avere affievolito i suoi echi, ma l’onda emotiva provocata da un gesto pensato e voluto per squarciare le coscienze della collettività ora lascia spazio a una riflessione sull’intervento legislativo che da più parti si auspica.
Non è semplice dettare regole quando si tratta di stabilire il rapporto tra il dovere di tutelare la vita e la scelta di continuare a farlo in uno stato di sofferenza persistente e irrimediabile: sono in gioco motivazioni e stimoli interiori che mutano da persona a persona, in relazione all’ambiente familiare e al significato attribuito alla vita, che ciascuno di noi, anche in condizioni di estrema privazione, può comunque riuscire a cogliere.
Inserire la politica e il diritto in un contesto così privato e problematico può sembrare una forzatura: quale sia la vita degna di essere vissuta è argomento che può essere affidato infatti ad una cognizione strettamente soggettiva dalla quale scaturiscono risposte individuali, morali, spirituali, intellettuali che rendono certamente ardua una legislazione in materia. Eppure un confronto tra le diverse posizioni per arrivare a un’accettabile sintesi biopolitica e normativa non è più rinviabile. È materia da sottrarre all’ideologia e alla religione, ma non alla “cura“ del diritto, nella sua forma più alta, di tutela della dignità umana, in tutte le sue forme, in ogni situazione che possa verificarsi durante la vita, soprattutto nei casi critici come quello di Fabo. Difficile pretendere che i nostri rappresentanti in Parlamento s’interroghino e legiferino sul “tormento supremo dell’impossibilità a morire”, come ha scritto in un bellissimo articolo sull’Espresso Roberto Esposito, ma è necessario esaurire quanto meno il campo del possibile senza ulteriori ritrosie.
Nel frattempo, in un’aula della Camera dei Deputati semideserta, è iniziata da pochi giorni la discussione sulle linee generali della proposta di legge sul testamento biologico. Tra i punti salienti del testo, la previsione che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito, se privo del consenso libero e informato della persona interessata; il cittadino avrà diritto, una volta in possesso di tutte le informazioni cliniche, di rifiutare le cure; nell’eventualità di una futura impossibilità a manifestare la sua libera volontà, avrà, altresì, il diritto di dichiarare per iscritto ”il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari”, come la nutrizione e l’idratazione artificiali.
Inoltre, nella bozza di legge è prevista la nomina di un fiduciario che possa rappresentare la volontà del paziente e interloquire con i medici, stante comunque, in caso di mancata nomina, l‘efficacia delle dichiarazioni anticipate di trattamento ed, eventualmente, la facoltà di procedere ad una nomina d’ufficio.
La volontà del soggetto in cura, sancita dalla dichiarazione anticipata di trattamento, potrà venire meno solo nel caso in cui si rendessero in seguito disponibili nuove terapie non prevedibili al momento della formalizzazione della dichiarazione.
Molta burocrazia e qualche diritto; di certo una prima risposta, attesa da molti anni, alle richieste di una legge sul fine vita.

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