Dom. Set 15th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Oltre l’homo erectus

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di Luigi Zampoli
di Luigi Zampoli

Schermata 12-2456629 alle 00.15.13“Gli sdraiati” di Michele Serra (Feltrinelli 2013) è un libro sulla presa di coscienza di un genitore che vede il proprio figlio passare dall’età dell’infanzia all’adolescenza. È la cronaca di un distacco inesorabile, di un cambio di registro, perché tra l’essere padre di un bambino ed essere padre di un ragazzo ne corre di differenza.
È un mutamento repentino e traumatico di prospettiva, il padre osserva la sua creatura che da eretta diventa orizzontale, sdraiandosi.
Notturni, incomprensibili nei gesti, nei modi e nella comunicazione interpersonale, con identità addobbate con nomignoli assurdi, capaci di proferire poche parole, appuntite come fendenti che lacerano ciò che resta dell’antica autorità paterna.
La morfologia dell’adolescente disegna un microcosmo a sé stante, all’esterno non arrivano che pochi sprazzi quasi sempre indecifrabili, anche perché gli adulti, i genitori, non hanno codici e strumenti per decrittare un fase unica e assai complessa dell’esistenza umana.
Sosteneva Hermann Hesse che solo quando si diventa saggi, in età ormai avanzata, si è capaci di scioglier gli enigmi irrisolti della propria adolescenza.
Altrimenti devi essere uno di loro, o sei ragazzo o non lo sei più e non puoi capire cosa si prova, come ci si sente quando si oltrepassa la linea d’ombra.
Questo Michele Serra, alias Brenno Alzheimer nel libro, lo sa benissimo e mai nome e cognome furono più appropriati.
Il mondo, la vita, lo studio, il lavoro e l’amore visti da “sdraiati” con il bagaglio di pochi anni di  “vissuto“ alle spalle non sono poi quel terribile carico di inquietudini, ansie e preoccupazioni che gli adulti immaginano e riflettono nelle proprie relazioni con l’universo adolescenziale; sono piuttosto delle nuvole grigie, lontane, all’orizzonte, sì è vero minacciose, ma ora è meglio non pensarci.
È la divertita, catatonica leggerezza dello stare al mondo quello che Brenno Alzheimer descrive del figlio; vite senza un filo logico, nessun riguardo per le cause ma solo per gli effetti perché tutto è sacrificato sull’altare della spontaneità e dell’istintività.
Dire, fare, agire, provare, osare e tentare con pochi momenti di riflessività e potenti dosi di estemporaneità.
Culto dell’artificiosità ed insofferenza per i cicli naturali delle cose e della vita, il tempo dei ragazzi scorre troppo veloce, l’azione dell’adolescente inizia repentina, non finisce, ad un certo punto si spezza e ricomincia in altro modo, si sterza e si cambia “tutto rimane acceso, niente spento, tutto aperto, niente chiuso, tutto iniziato, niente concluso”.
“Gli sdraiati” è un affresco dipinto da un occhio amorevole e tenero, non c’è la banale critica paternalistica all’odierna gioventù, la “parola” di Serra è sempre intrisa di delicata ed affettuosa ironia.
Non vi è neanche una velata nostalgia per i tempi della rigida autorità paterna, non potrebbe figurare nei registri comportamentali di un post-sessantottino come Michele Serra, ma, allo stesso tempo, non c’è nessuna apologia del padre-amico, figura tanto cara ad una certa pedagogia ideologica di sinistra.
Michele “Brenno Alzheimer” Serra è un padre da immaginare con un sorriso accennato a labbra chiuse, mentre osserva il proprio figlio adolescente sdraiato scompostamente sul divano, un volto da ragazzo che presto si trasformerà in uomo; un padre che contempla il mistero e l’inquietudine della “tranche de vie” del figlio.
Vorrebbe capire, far qualcosa, un pezzo di tragitto con lui, prima di vederlo allontanare, magari quel sentiero di montagna del Colle della Nasca, un viatico da percorrere insieme per poi vederlo spiccare il volo.
Il ragazzo, il figlio, lo “sdraiato”, si farà….., direbbe De Gregori, “con le tue gambe lunghe e le tue scarpe assurde, magro, alto, padrone del percorso. Molto più in alto di me” riconosce e conclude Brenno Alzheimer.

Guarda il video della presentazione del libro

 

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