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Omicidio Melania 5 / Il padre: Salvatore dica perché l’ha uccisa

Omicidio Melania 5 / Il padre: Salvatore dica perché l’ha uccisa

Giustizia è fatta, Melania Rea è stata uccisa dal marito Salvatore Parolisi. Ora dopo la sentenza, ci sono gli sfoghi dei familiari della giovane donna di Somma Vesuviana. Il problema maggiore sarà per Vittoria, la figlia di Melania e Salvatore. Per il padre di Melania, Gennaro Rea, sembra quasi che la storia, la brutta storia della morte della figlia, più che finire, inizi adesso. «Non c’è nulla di che essere contenti», dice mamma Vittoria con un filo di voce lungo i viali del cimitero, perché «Melania comunque non ritornerà più, anche se Salvatore è stato condannato all’ergastolo». Ma c’è una cosa che i Rea chiedono. E la chiedono proprio a Salvatore. Papà Gennaro, voce ferma come sempre, scandisce bene le parole: «Salvatore si ravveda, parli, ci dica perché». Parolisi, per ora, piange: si era lasciato andare a un pianto dirotto al rientro in carcere dopo la sentenza, ha pianto anche oggi ed ha ribadito la sua innocenza con reclusi e poliziotti penitenziari. E’ sorvegliato a vista nella sua cella numero 35 nella prima sezione nord del penitenziario di Castrogno, alla periferia di Teramo. I Rea Vogliono capire. Vogliono sapere cosa c’è dietro quella che definiscono una «tragedia inconcepibile». «Provate voi a pensare che qualcuno che avete accolto in casa uccide, poi, la mamma di sua figlia», dice Michele, il fratello di Melania: «Credetemi, è un dolore immenso». La scorsa notte, nella villetta color giallo di via Pomintella, a Somma Vesuviana (Napoli) nessuno ha dormito, neanche per pochi minuti. «Quando sono tornato a casa da Teramo, io e mia mamma ci siamo abbracciati – racconta Michele – piangeva, mia mamma. E mi ha detto solo questo, ‘finalmente la giustizia è arrivata’». «Siamo tutti sconfitti – ha ribadito papà Gennaro – siamo sconfitti perché c’è una bambina che non ha più né una mamma né un papà. Salvatore ci dica perché l’ha fatto, abbiamo il diritto di saperlo. Almeno questo». I Rea, in cuor loro, è da tempo che sentivano che Salvatore era il colpevole, chissà forse da sempre. «Anche se fosse stato assolto, per noi sarebbe rimasto colpevole», ammette Michele. Troppe bugie, troppi silenzi. Anche durante il processo, «il suo atteggiamento impassibile è stata una vergogna, per la sua dignità, per Melania e per sua figlia, il vero giudice di tutta questa storia». La piccola, oggi, ha trascorso la sua giornata con i nonni Parolisi, come era da programma. Poco dopo le dieci, stamattina, la sorella del caporal maggiore l’ha presa in braccio e l’ha portata via. Pochi interminabili minuti tra due famiglie divise per sempre. Ma obbligate a restare in qualche modo unite per tutelare il bene della bimba, tre anni appena, il vero centro di tutta questa storia. «Con l’aiuto degli esperti, pian piano le racconteremo la verità», spiega Michele. Per ora le hanno detto questo: che «il papà sta in un luogo dove vanno le persone che fanno cose cattive». Peccato che non si tratti di una favola, ma di una realtà. Davanti alla tomba di Melania, oggi, c’erano tanti lumini accesi. Corone del rosario attaccate alla parete. E, dentro la cappella, la sua foto: mentre sorride. Anche oggi, come sempre, i Rea sono andati a salutare la loro “bambina”. Prova a sorridere, mamma Vittoria, quando qualcuno le stringe la mano per farle sentire il sostegno. «Ora bisogna pensare solo alla bambina, solo a lei», non fa che ripetere. E «no, non lo perdonerò», risponde a chi le chiede se un giorno potrà riuscire a cancellare le colpe di Salvatore. «Il rammarico più grande è che mia sorella amava e si è fidata di una persona che, invece, non la amava», dice Michele. «Stringergli la mano? É l’ultima cosa a cui penso», aggiunge. E poi: «Ci ha sempre voltato le spalle, in questi due anni. Smetta di restare in silenzio. La verità la conoscono solo lui e Melania. E Melania non può raccontarla più».

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