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Omicidio Melania: ergastolo a Parolisi, marito della vittima

Come era stato ampiamente previsto: Salvatore Parolisi è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea, uccisa con 35 coltellate a Ripe di Civitella, in provincia di Teramo. Una decisione arrivata in serata, poco prima delle 20, dopo una giornata tesissima nella quale si sono svolte le ultime battute del dibattimento. A Parolisi i giudici hanno comminato le sanzioni accessorie, dall’interdizione perpetua dai pubblici uffici alla perdita della patria potestà genitoriale, ovviamente senza concedere alcuna circostanza attenuante.
La sentenza, a conclusione del processo svoltosi con il rito abbreviato, è stata emessa dal gup Marina Tommolini che ha letto il dispositivo dopo circa quattro ore di camera di consiglio. Gli avvocati dell’imputato avevano chiesto l’assoluzione con formula piena. L’ergastolo era stato invocato, oltre che dal Pm, anche dagli avvocati della parte civile che avevano prospettato l’assoluta certezza della responsabilità del caporale degli Alpini. La difesa aveva replicato chiedendo l’assoluzione per non aver commesso il fatto.
Un anno e mezzo di indagini in una camera di consiglio di un pomeriggio: da un lato le teorie dell’assassinio d’impeto, nel boschetto di Ripe, le bugie della scampagnata sul pianoro di Colle San Marco e sul rapporto con Ludovica – la sua ormai ex amante -, nessun altra pista plausibile contro altri indiziati; dall’altro la decisione nel ritenere nullo il castello di indizi, l’assenza di riscontri oggettivi che possano vestirli addosso a Parolisi, l’incertezza delle perizie. Oggi la difesa ha continuato con le arringhe, affidate all’avvocato Nicodemo Gentile e a Valter Biscotti, impegnati nel neutralizzare le ricostruzioni formulate dall’accusa a sostegno della pesante: ergastolo e senza attenuanti e, anzi, con aggravanti, nei confronti del caporalmaggiore accusato di aver ucciso con 35 coltellate la moglie Melania Rea il 18 aprile 2011 nel bosco di Ripe di Civitella, nel teramano, in Abruzzo. Carcere a vita, quindi, nonostante il rito abbreviato, perché oltre all’omicidio, a Parolisi sono state riconosciute anche le aggravanti per minorata difesa della vittima, per la crudeltà, e per il vilipendio aggravato sul corpo della moglie per depistare le accuse da sé. Il reato di vilipendio comporta una pena minima di sei anni e così grazie all’istituto del rito abbreviato la Procura, guidata dai pm Davide Rosati e Greta Aloisi, ha potuto abbonare un terzo della pena a Salvatore perché era stato previsto anche l’isolamento diurno. Secondo l’accusa, nella parte della requisitoria condotta dalla Aloisi, Salvatore Parolisi avrebbe ucciso la moglie nel bosco di Ripe di Civitella e non si sarebbe mai recato sul pianoro di San Marco, nelle Marche, sotto Ascoli Piceno, da dove partì la vicenda con la denuncia, considerata un depistaggio di Parolisi, che sostenne che subito dopo l’ora di pranzo di quel 18 aprile la moglie sparì dopo essersi allontanata da lui e dalla figlia Vittoria per andare alla toilette. È colpevole, Parolisi, secondo l’accusa, perché nessun testimone dei 50 rintracciati lo ha mai visto con la famiglia in quelle ore indicate da Parolisi sul pianoro di San Marco. Perché Parolisi era a Ripe di Civitella dove con 35 coltellate ha ucciso la madre di sua figlia Vittoria.

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