Opere contro l’identità dei luoghi: Vallo chiama Firenze

Opere contro l’identità dei luoghi: Vallo chiama Firenze
di Silvia De Luca
"Pluto" di Jeff Koons in Piazza della Signoria
“Pluto” di Jeff Koons in Piazza della Signoria

Ci si potrebbe quasi sentire lusingati dal fatto che una serie di eventi “artistici” permetta di accostare una delle più belle città italiane – Firenze – al nostro piccolo centro cilentano, Vallo della Lucania. In questi giorni, infatti, nel cuore del capoluogo toscano, Piazza della Signoria, fa bella mostra il gruppo Pluto and Proserpina del celeberrimo Jeff Koons, installato nel luogo che in passato è stato riservato a Donatello e Michelangelo, solo per citare i più noti. A Vallo, invece, è stata di recente inaugurata l’opera Leud di Rabarama, collocata in piazza Vittorio Emanuele.

Ho scritto “quasi” perché purtroppo si tratta in entrambi i casi di oggetti che potremmo definire, in linguaggio tecnico, “transfunzionali” , ovvero che hanno perduto la loro originaria funzione artistica.

Il noto storico dell’arte Tomaso Montanari, fiorentino ma titolare di una cattedra in Storia dell’Arte Moderna presso l’Università Federico II di Napoli e attivamente impegnato da anni nella difesa del patrimonio culturale italiano, ha scritto un acuto articolo sull’installazione di Koons e credo che alcune delle sue riflessioni possano essere applicate anche alla simile operazione condotta a Vallo, per le seguenti ragioni:

1. La carenza di originalità. Koons non ha creato e disegnato un modello, ma ha scelto un manufatto che esisteva già (una statuetta di porcellana del Settecento francese) e si è limitato a riprodurlo meccanicamente, modificando soltanto dimensioni e materiale. Analogamente Rabarama ha semplicemente attinto al suo repertorio uniforme, senza cercare un dialogo con l’ambiente preesistente.

2. I due gruppi sono stati collocati nei due luoghi storicamente più rappresentativi di Firenze e di Vallo. Pensiamoci bene: come ha giustamente fatto notare Montanari non sono le due sculture che arricchiscono il contesto nelle quali vengono inserite, ma semmai il sedimento storico depositato in questi due ambienti urbani – fatte le opportune distinzioni – a nobilitare i due oggetti assolutamente privi di identità.

3. Il messaggio che lanciano le statue è lo stesso: così come le opere del Rinascimento riflettevano i valori civici fondanti della comunità che le aveva prodotte, Pluto and Proserpina e Leud sono specchio della nostra società, basata sul consumismo, sulla superficialità, sull’apparenza, sulla totale assenza di spirito critico. Montanari ha espresso bene il concetto riportando le parole del New Yorker a proposito dell’operato dell’artista americano: “Se non vi piace, non prendetevela con Koons (né con Rabarama), ma con il mondo che rappresenta”. Cioè con noi stessi.

"Leud" di Rabarama nella piazza antica di Vallo
“Leud” di Rabarama nella piazza antica di Vallo

Fin qui i punti in comune dei due eventi. Perché se Firenze è quella che conosciamo è grazie al rispetto assoluto che, nel corso dei secoli, questa città ha avuto per la sua storia, per le sue tradizioni, per il suo paesaggio urbano. E che continua a perseguire, nonostante le bizzarre e discutibili operazioni “artistiche” promosse in pompa magna dalle ultime amministrazioni comunali e politiche, pronte ad assecondare fenomeni culturali alla moda. Ce lo dimostra il fatto che Pluto and Proserpina è soltanto un’installazione temporanea e non resterà per molto in Piazza della Signoria. Purtroppo non così per Leud che altera in maniera definitiva quei pochi brandelli del centro storico di Vallo, sfregiato irrimediabilmente dai folli e sciagurati interventi urbanistici che hanno portato all’erezione dei palazzoni lungo il corso principale e immediatamente a ridosso della piazza.

Ma in tutta questa storia forse possiamo comunque cogliere un lato positivo. Un’operazione “artistica” che incide nel nostro ambiente cittadino ci stimola, nel bene o nel male, a riflettere. Mi auguro che Leud, da oggi in poi, possa rappresentare per i vallesi un monito a futura memoria, per cercare di imparare dagli errori, pretendendo un maggior coinvolgimento della cittadinanza su scelte che all’apparenza possono sembrare di poca importanza, ma che di fatto condizionano profondamente l’identità stessa di una comunità, perché stravolgono i luoghi in cui essa si riconosce.

Tutto ciò contribuirebbe a non arrenderci a un’omologazione che vorrebbe gli stessi simboli collocati in posti tanto differenti tra loro (Vallo, Firenze, Reggio Calabria), difendendo la nostra storia e la nostra città, anzi il nostro territorio, che ci rende unici.

 

redazioneIconfronti

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