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Alessandro Sallusti, un uomo più uguale degli altri

Alessandro Sallusti, un uomo più uguale degli altri

Pubblichiamo l’opinione del nostro collaboratore Roberto Lombardi sul caso Sallusti, sicuri che il dovere di qualsiasi informazione è quello di garantire la libera circolazione delle idee, anche quando esse possono non essere pienamente condivise. Nel caso specifico, che tanto clamore ha suscitato, auspichiamo che altri lettori intervengano.

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di Roberto Lombardi

Foto: repubblica.it

Siamo tutti uguali di fronte alla Legge. Ma, come profetizzava il grande Totò, c’è anche chi è “più uguale” degli altri. È il caso di Alessandro Sallusti, direttore del Giornale (non uno qualunque). A proposito, non so voi, ma io guardo con sospetto a certi fogli di informazione che si vantano di assoluta imparzialità; io sono per l’elogio della parzialità. Leggerei volentieri, ad esempio, L’Osservatore Romano perché mi dichiara da subito qual è l’angolazione da cui guarda la realtà, e dato che ha un punto di vista forte mi interessa conoscerlo, e se non fossi d’accordo, se volessi prendere distanza da questa sua visione del mondo, lo potrei fare con facilità, visto che questa testata mi dichiara in maniera non equivoca la sua posizione di partenza. Invece mi provocano sospetto, fogli che già dal nome mi pare vogliano irretirmi a mo’ di sirene incantatrici: sono L’Indipendente (indipendente da chi?), chiamami il Giornale (se mai, al limite del qualunquismo), io sono Libero (da cosa? Col poeta potrei dire: Libero da che / Libero da cosa / il quotidiano che non osa / dichiarare il portafogli a cui si sposa?). Ma ci stavamo interessando del caso giudiziario Sallusti. Il Nostro fin da subito ha voluto dichiarare che lui vuole essere trattato dalla Giustizia come essa tratterebbe tutti gli altri cittadini, perché lui è come tutti gli altri. Ora, come pensate che si sarebbe comportato un altro comune cittadino dichiarato colpevole di un reato che prevede la galera (e di reati improbabili che vengono puniti col carcere, in Italia ce ne sono diversi) e che si fosse poi visto commutare la pena in arresto domiciliare? Avrebbe fatto il diavolo a quattro pur di finire dietro le sbarre, o avrebbe accettato di starsene a casa sua? Non solo li avrebbe accettati, i domiciliari, ma probabilmente chiesti e pretesi. Ma Sallusti, no; lui è un uomo di principio (chissà dov’erano i suoi principi quando ha permesso di pubblicare a un ex giornalista, radiato dall’albo, che non avrebbe neppure potuto scriverlo quell’articolo, un pezzo infarcito di notizie false e per di più assolutamente delirante). Perché, sia chiaro, il comportamento di Sallusti, e il contenuto dell’articolo incriminato, non sono stati dichiarati colpevoli di reato di opinione, no, ma di diffamazione; una diffamazione violenta e delirante, compiuta attraverso un organo di stampa, un giornale assai diffuso e dunque, ma questa è una mia opinione, con un’aggravante del comportamento diffamatorio (invito tutti a rileggersi l’articolo in questione). E allora perché Sallusti, più dignitosamente, non ammette la colpevole leggerezza, chiede scusa, e poi, accettando la pena, inizia la sua battaglia contro una legge che trova, come molti altri, ingiusta? Lo avrebbe potuto fare, scontando la pena ai domiciliari, continuando a scrivere sul suo giornale (con la lettera maiuscola). Insomma, se Antonio Conte, condannato a non poter allenare squadre di calcio, continua, in barba a tutto e a tutti, appoggiato dai continui sberleffi della sua Società all’intero mondo del calcio, ad allenare alla luce del sole la Juve, non vedo perché, con tutti i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione, il direttore del Giornale non avrebbe potuto svolgere, questa volta sì come tutti gli altri, il suo lavoro. E avrebbe abbracciato una causa giusta: la sua, che potrebbe essere quella di tanti altri come lui.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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