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Opportunità & crisi / Fuggire dal tunnel a cavallo d’una bici

Opportunità & crisi / Fuggire dal tunnel a cavallo d’una bici
di Luigi Zampoli

Eh, già! La cara, vecchia, faticosa bicicletta è tornata a far sentire i sibili dei raggi delle ruote e delle dinamo per le strade delle nostre città; il fenomeno è evidente ovunque, al Nord, come al Sud, nelle grandi come nelle piccole città, anche in quelle che per la morfologia del territorio poco si prestano ad essere attraversate con le due ruote.
Nell’ultimo anno le vendite di biciclette in Italia sono aumentate in modo esponenziale, a Sondrio ha guadagnato la prima pagina dei quotidiani del Nord il sorpasso storico della gloriosa “due ruote” sulla più celebrata automobile: nel 2011, sono state vendute 4.444 bici contro 4.333 automobili. Ormai le biciclette sono l’unico mezzo accessibile davvero a tutti, visto che anche i trasporti pubblici lo sono sempre meno per la scarsità di fondi destinati al settore e a causa delle tariffe sempre più alte; ed ecco che si ritorna in bicicletta come nel dopoguerra, stringendo la cinghia e facendo girare la catena, il che conforta cardiologi e medici generici, che già parlano di nuovo stili di vita indotti positivamente dalla crisi.
L’Italia magistralmente raccontata dal cinema neorealista inforcò la bici e seppe ripartire con slancio e spensieratezza, filando veloce verso la motorizzazione di massa degli anni cinquanta ed il boom economico, l’auspicio è che quella storia irripetibile possa, invece, ripetersi, con modi ed esiti diversi, ma continuando a pedalare…..
Nell’Italia al tempo della crisi bicicletta equivale a niente assicurazione, niente bolli, niente casco, niente benzina, né gas, né metano, zero manutenzione e niente grattini per il parcheggio, basta un palo ed una catena. Una manna dal cielo. E tanto movimento di gambe, un po’ di sforzo fisico che non fa mai male, magari con l’aiuto di un motorino elettrico per le salite impervie e braccia salde sul manubrio, testa sgombra e spirito leggero… perché l’importante non è come andare, ma andare comunque.
E sarà un modo, la scelta della bicicletta, per raccontare ai posteri in maniera dinamica e attiva questa terribile crisi che sta mettendo a dura prova la vita quotidiana degli italiani, stravolgendo ed annullando abitudini consolidate fino a condizionare il rapporto tra noi e tutto ciò che ci circonda ed addirittura le nostre relazioni umane.
Una crisi epocale detemina sempre uno stravolgimento che investe le grandi cose e le piccole cose, ma al tempo stesso riapre orizzonti che sembravano perduti dalla nostra visuale, riattiva percezioni latenti e nascoste, dischiude nuovi scenari ad uso delle infinte possibilità che riempiono le vicende umane, ci porta a riconsiderare il tutto e, in definitiva, a dare il giusto peso alle cose, a collocare i valori, gli usi e i costumi nella loro giusta dimensione, sicuramente improntata ad una maggiore sobrietà, ma non per questo meno ricca di stimoli.
Colossali speculazioni sui debiti delle nazioni, bilanci di Stati che vanno fuori controllo, politiche conseguenti di austerità e rigore si riflettono attraverso molteplici passaggi, via via sempre più concentrati sulla vita di ciascuno di noi, così si passa dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, ciò che ci appare troppo lontano da noi finisce con l’influenzare i nostri gesti di ogni giorno e gli stili di vita.
Basta andare in giro per le città, per le strade per notare i cambiamenti dovuti alla crisi economica. Insieme alle tante biciclette che garantiscono ormai una innocua ed economica mobilità, vedi la gente che si ferma a osservare le vetrine, ma si guarda bene dall’entrare nei negozi e, quando pure entra, assume un’espressione tra il preoccupato ed il guardingo perché i soldi sono pochi e i commercianti e le commesse si sono fatti ancora più aggressivi pur di vendere la loro merce. I supermercati che pubblicizzano confezioni risparmio a prezzi stracciati, negozi che svendono tutto per fine attività, concessionari d’auto sempre vuoti, insomma un quadro di desolazione da depressione collettiva dei consumi.
Eppure qualcosa si muove, anzi qualcuno, o meglio più d’uno, molti di più, a ben vedere tantissimi!…e si muove non a piedi ma “a cavallo” di una bicicletta, che evoca mondi passati ma ancora in grado di iscriversi nel nostro presente con una storia tutta contemporanea da narrare, anzi, pardon!, da pedalare, da vivere cioè in equilibrio e armonia con se stessi.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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