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Ordinaria follia

Ordinaria follia
di Corrado Caso
Corrado Caso, medico e umanista

Corrado Caso, medico e umanista

È una notte calda. Il vento umido dall’Africa brucia i corpi dei bimbi con la nuca sudata. Nulla resiste. Ogni attività è da tempo ormai spenta dalla crisi economica e come ai tempi dei bombardamenti tutti si rifugiano nei ristoranti e nelle pizzerie… dove scoppi e schegge di un karaoke oltre le riga intristisce sommessamente i lampioni della strada e risveglia l’esercito sterminato delle sedie dei bar che si anima di chiacchiere e urla e che occupa i fatiscenti marciapiedi della città. Risveglia e rende insonni le notti di chi cerca tregua a un giorno di preoccupazioni o fatica. Una malinconica luna tenta di illuminare come un tempo un cielo di pensieri e promesse d’amore ma si rifugia quasi subito dietro una nuvola di passaggio stordita dal frastuono di una moto vestita a lutto che corre ossessionata e inseguita ma la morte raggiunge inesorabilmente le sue vittime. Un auto di balordi supera il muro del suono e fa vibrare i vetri dei palazzi raccontando la sua rumorosa solitudine. Notti non facili… e alle prime luci del giorno il camion della raccolta differenziata suona la sveglia sversando 100.000 bottiglie senz’anima, precipitando frantumi di vetro dallo stomaco degli ubriachi dopo aver annebbiato la mente dei giovani e infettato l’aria con l’ odore ripugnante di birra e saliva. Stigmate del nulla…
Qualcuno racconta di disperazione, di vita a cui togliere la vita, di speranza senza più speranze ma da fotografare. Parole di pietra che il vento trasporta e che scivolano lungo le piazze e le mura dei palazzi. Labbra senza voce, tradite dal rumore festoso della grande campana della Chiesa di Sant’Antonio, dalle processioni che riempiono di litanie le strade assolate. Tutto sembra racchiudersi come una cartolina rassicurante: è l’affollatissimo corteo in onore di Antonio. Popolo in fiamme che brucia di candele al suono della banda musicale che ripete motivetti sacri e profani. Un brusio ininterrotto di fatti quotidiani tra botti e applausi. E il cerimoniere ordina un copione antico: apre con le Congreghe che nascondono la loro perenne crisi, le faide interne nell’opulenza degli abiti, poi il Santo bello come un attore, illuminato dalla luce dei riflettori, dai flash delle macchine fotografiche e a ridosso attaccati al suo saio fanno bella mostra le autorità e dopo la banda musicale, il popolo.
Se il simbolo caratterizza e svela il reale significato delle intenzioni degli uomini, la vanità e l’opportunità ha creato ancora una volta un cerimoniale che privilegia il potere accorciando a quest’ultimo la distanza dal Santo.
Eppure non vedo distanza che non sia stata colmata dalla Tua morte o scalino che differenzi l’ uomo ai Tuoi occhi.
Ma quanto Cristo è rimasto… La Sua presenza non consola, non commuove, non sollecita. Eppure, credevo che non esistesse uomo che rinunciasse al disegno affascinante di questo mai totalmente amato Convento, teatro di dotti riunioni: questa è la terra dei Sanseverino, di San Tommaso d’Aquino, una terra dotta e di Santi. Come un mare in tempesta prendono vita pagine di storia. Mille vessilli dai colori purpurei, di draghi infuocati, di aquile rapaci come sentinelle su avambracci corazzati scendono a valle nel fragore di grandi ruote di carri trascinati da buoi larghi e possenti. Tutto si anima e sembra di ascoltare i mercanti, l’abbaiare dei cani, la folla, un trittico come una grande tela in movimento che sulla soglia del palazzo del Principe chiede di una bruttura senza risposta…. Sono secoli amati, raccontati dai tanti libri di Padre Gabriele Cuomo.
Questa notte la mia luna sembra sospesa in un cielo smerigliato e senza contorni. Senza fretta si posa il suo raggio sul vecchio Castello. Poi tocca le case, la strada asfaltata d’un tratto sorpresa, inumidita come uno specchio brunito…scorre l’acqua dei fiumi.
Ormai la luce dell’alba scolorisce la notte, schiarisce la mente. Non passerà tempo e vedrò la grande campana dondolare come una vecchia signora dai fianchi larghi.
Con il volo basso delle rondini che lasceranno questo cielo giungerà settembre. Il vento raccoglierà le foglie cadute negli angoli delle strade e nulla vedo che non ripeta la monotonia dei giorni di sempre.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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