Ordine dei giornalisti, così non va

Ordine dei giornalisti, così non va
di Barbara Ruggiero

Servono leggi per un rinnovamento dell’Ordine non più al passo con i tempi. È questa in sintesi la presa di posizione della maggioranza dei presidenti degli ordini regionali, diffusa all’indomani dell’audizione in commissione Affari Costituzionali al Senato di una delegazione di presidenti regionali sul provvedimento che riguarda l’editoria attualmente all’esame di Palazzo Madama.

I dodici rappresentanti dei consigli regionali dell’Ordine dei giornalisti “auspicano che in tempi brevi diventino legge quelle norme che potranno costituire i fondamenti per un rinnovamento dell’Ordine oggi non più al passo con i tempi e con le trasformazioni in atto della professione. Questo cambiamento – precisano in una nota – deve vedere protagonisti i giornalisti anche garantendo loro la rappresentatività territoriale, così come previsto dalla proposta di legge all’esame di Palazzo Madama”.

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Il documento è redatto e firmato dai presidenti di dodici consigli regionali dell’Ordine: Paola Spadari (Lazio e Gino Falleri (Vice presidente Lazio); Gabriele Dossena (Lombardia); Carlo Bartoli (Toscana); Michele Taddei (Vice presidente Toscana); Filippo Paganini (Liguria); Valentino Losito Puglia); Cristiano Degano (Friuli Venezia Giulia); Dario Gattafoni (Marche); Riccardo Arena (Sicilia); Domenico Sammartino (Basilicata); Fabrizio Franchi (Trentino Alto Adige); Tiziano Trevisan (Valle D’Aosta); Francesco Birocchi (Sardegna).

Il ddl sull’editoria, in esame al Senato, prevede tra le varie cose anche norme relative alla composizione e alle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. In particolare, il ddl mira al riordino e alla razionalizzazione delle competenze dell’Ordine in materia di formazione e alla ridefinizione del numero dei componenti del Consiglio nazionale: il numero dei componenti – stando al ddl – non dovrebbe superare le 36 unità, di cui due terzi professionisti e un terzo pubblicisti con una posizione previdenziale attiva all’Inpgi. Previsto dal ddl anche un adeguamento del sistema elettorale con la garanzia di massima rappresentatività territoriale.

Il ddl è composto da sette articoli e prevede, inoltre, l’istituzione di un fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, la delega al Governo per quello che riguarda la disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria, la disciplina di profili pensionistici dei giornalisti, disposizioni per il riordino dei contributi alle imprese editrici  e – nodo cruciale – norme relative alla composizione e alle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

redazioneIconfronti

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