Ospitalità e ascolto ci chiede il Vangelo. Il potere però tace…

Ospitalità e ascolto ci chiede il Vangelo. Il potere però tace…
di Luigi Rossi

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Nel tragitto della storia, la via di Gerico per l’umanità, Gesù continua il viaggio verso Gerusalemme, dove l’attende l’epilogo; stanco non disdegna l’ospitalità di una casa nella quale trova la frescura dell’amicizia. Per lui si apre una porta e si schiudono i cuori: è la missione del buon samaritano.
Il tema di questa sedicesima domenica dell’anno é l’ospitalità e l’accoglienza enfatizzate nella I e III lettura, un modo per riprendere il discorso sul prossimo da amare in una continuità che lo descrive come soggetto che ospita, capace di accogliere nei modi più diversi chi bussa alla porta del cuore: non un discorso di galateo, ma squisitamente religioso.
Protagoniste del vangelo di questa domenica sono due donne che ricevono l’istruzione religiosa, vangelo che diventa vita vissuta. Si tratta di Maria, che mostra di possedere la sapienza del cuore, unica capace di far fruttificare la forza e la pace ricevuta da Gesù per cui diventa testimone della bontà del seme della Parola. La sorella Marta, che si affanna a rendere speciale questa opportunità di essere ospitale riceve un affettuoso rimprovero nello spirito di familiarità che lega il rabbi alle due sorelle. Non si tratta di una condanna di quanto sta facendo, lo spirito di servizio è gradito, ma persiste l’invito a non strafare distogliendo lo sguardo dalle persone, che vengono prima delle cose. E’ una evocazione della vera relazione tra persone e Dio: non un lasciarsi confinare nel ruolo di servi, ma invito ad intessere un rapporto capace di condividere emozioni, idee, sapienza: il cammino iniziato da Maria col piede giusto e che porta direttamente al cuore di Dio.
Le motivazioni sono sintetizzate considerando chi si riceve: nel forestiero è celato il Signore, esperienza fatta da Abramo, il quale accoglie tre ospiti misteriosi e manifesta la sua fede in azioni concrete con le quali esprime la sua premura, sintetizzata questa settimana dalla CEI nell’appello alla solidarietà globale.
Oggi straniero è chi proviene da lidi lontani, ma anche il vicino segnato dalla nostra indifferenza. Sono persone che desiderano sperimentare un po’ di fraternità perché si sentono isolate o emarginate. Un cristiano non può stare accanto e non legare, deve fare comunità ovunque si trovi. Da qui il nostro esame di coscienza: “Chi è passato accanto a noi durante il giorno? L’ho accolto? L’ho accettato? Oppure, ho perduto la “buona occasione”?
Che dire allora agli operai che a Vallo della Lucania ancora attendono risposte concrete ai loro crucci? Vedono sbarrate le porte delle stanze del potere mentre con dignità e compostezza gridano la loro richiesta di aiuto.
Presunti servitori del popolo non hanno ancora avviato un dialogo capace di rasserenare gli animi ed infondere novella speranza in tutti, soprattutto nelle famiglie di chi da mesi non percepisce stipendio e, comunque, deve continuare a far fronte alle esigenze quotidiane.
Allora costoro ci risparmino almeno l’ipocrisia della loro presenza durante la prossima processione di San Pantaleone, protettore di Vallo: avendo fatto scempio di ogni residua dignità, non c’é bisogno del loro irriverente chiacchiericcio dietro la statua del santo, un giovane medico che ha dato tutto ai poveri, durante una manifestazione corale delle tradizioni di un popolo da loro già tradito abbastanza!

redazioneIconfronti

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