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Ostriche all’arsenico e mare crudele

Ostriche all’arsenico e mare crudele
di Nicoletta Tancredi

Mamma-Amica

– “Ma sei tu?”
(Eh sì).
– “Non l’avrei mai detto!”
(Infatti, l’ho detto io!)
– “Sei cambiata moltissimo!”
(Mica tanto)
– “Se non mi avessi fermato tu …”
(Comincio a chiedermi perché l’abbia fatto!)
– “Scusami, ma davvero sei cambiata moltissimo”.
(Non capisco cosa ci sia di diverso in me, a parte qualche chilo in più).
– “E questi sono tuoi?”
(Eh no, un momento, si dà il caso che “questi” siano le mie bambine!)
– “… ma noi non ci vediamo dal liceo! E tu eri magrissima” – mi dice con aria soddisfatta.
(Chissà perché mi sento più goffa di quanto sia diventata).
– “Magra, sì, lo sono stata fino a un paio di anni fa. Ma sai le gravidanze …”
– “Beh lo vedo!” mi fa, guardandomi attraverso enormi occhiali da sole – “Ma sei proprio cambiata!” – conferma, portandoseli disinvoltamente sulla testa e storcendo su un lato le labbra.
(Nel frattempo sento piccole gocce di sudore che tentano il suicidio lanciandosi dalle mie sopracciglia. Ma se l’immagina la signorina “Miss Liceo 20 anni dopo” che per arrivare qui adesso, sono due ore che ci prepariamo? Aspetta che le bimbe si sveglino, il vasino, la colazione, il latte, la tetta, smonta il passeggino, fissa il sediolino, il traffico, il venditore di fazzoletti al semaforo, “mamma, mamma l’acqua!” e trova l’euro per il parcheggio, “signora un po’ più avanti”, spegni il motore, rimonta il passeggino, carica le borse, e i giochi, il canottino, i braccioli, il salvagente, e non dimenticare i cappellini, la crema solare, lo zaino termico … chiudi la macchina, incamminati e poi il cellulare! Oh no, l’ho dimenticato! E allora torna indietro e richiudi l’auto e il biberon a terra… insomma se l’immagina lei che non suda una goccia che sia una, che ha pensato di truccarsi per venire al mare, che mi guarda da un tacco 12 e che ha messo su un profumo da serata a lume di candela, se l’immagina?
– “Anche il colorito è cambiato … eri diafana!”
(E certo, sotto questo sole, devo essere diventata paonazza! Senza contare che la mia primogenita mi sta tirando la mano, quasi volesse collaudarmi il braccio e vedere se si stacca o no. E senza contare che il peso della borsa con secchielli e palette e tutti gli effetti personali delle mini-bagnanti mi sta scavando una spalla).
– “Prendiamoci un aperitivo … ma vieni qui al mare? Ah, cominci oggi? Hai fatto l’abbonamento? No, io, no (e menomale)! Sai, quest’anno partiamo per una vacanza di sport estremi (e perché non vieni a casa mia?) negli Usa. Poi, io e il mio fidanzato ci rilasseremo in Trentino (rilassarsi? Eppure conoscevo il significato di questa parola). Solo per oggi sono qui, è un caso che ci siamo incontrate!”
– “Ma che fortuna!” – sorrido, cercando di portarmi all’ombra. Intanto, intercetto, con l’orecchio bionico di ogni mamma, che la piccola nel passeggino comincia a spazientirsi, allora prendo a spingerla avanti e indietro. Tanto per sudare un po’ di meno.
– “Ma è proprio vero che diventare mamma ti cambia la vita”.
(Oh, finalmente, ha visto la gioia nei miei occhi)
– “Mi ricordo di te che studiavi tutti gli abbinamenti possibili nel vestirti e adesso …”
(Adesso cosa? E comunque studiavo anche altro …)
– “Hai sempre l’abitudine di coordinare costume (indosso ancora quello premaman), pareo (non so neanche dove siano finiti, ah sì, due sono diventati stracci per la polvere), infradito (prova un po’ a correre dietro a queste due e poi vediamo se ti viene in mente di mettere gli infradito) ed elastico per capelli? Ah ah ah” – ride come se stesse al cabaret.
(Però, a guardar bene, non devo presentarmi un granché. I miei capelli hanno un effetto “mossi dal vento”, ma il vento non c’è. Dalla mia maglia blu esce prepotentemente la bianca bretella del reggiseno per allattamento (larga solo due centimetri), che proprio sexy non è. E i miei cappelli? Falda larga, stretta, di paglia, di stoffa! Sono solo un lontano ricordo dei tempi in cui a metà mattinata ci si accomodava al bar per un succo o un caffè con le amiche. Adesso a metà mattinata, di solito, cambio i pannolini).
– “Porti anche i capelli corti adesso!”
(Beh, prova tu ad allattare, mentre tuo figlio si appende ai tuoi capelli come Tarzan alle liane)
– “Quindi niente elastici!”
– “Eh, no” – rispondo, sorridendo, alla considerazione di mirabile profondità.
Intanto, la mia piccina mostra tutto il suo disappunto nello stare ferme lì. Allora comincio a spingere più forte il passeggino, così che il rastrello di Hello Kitty, che ha bucato la borsa, ad ogni movimento, mi si conficca nel fianco. Mi ritroverò un tatuaggio con la faccia del simpatico gattino. Ma che bello rincontrare le vecchie amiche!
– “E cosa leggerai quest’anno mentre prendi il sole sul lettino? Le tue letture erano leggendarie!”
– “Mah, chissà?” – faccio, fingendo l’insicurezza di chi ha solo l’imbarazzo della scelta. (Ma la mia amichetta lo sa che leggere e stare sdraiata sul lettino sono due azioni per me divenute impossibili anche separatamente, figurarsi in contemporanea! Sembrerei un ritratto di Picasso, con il viso scomposto e gli occhi, uno a destra in basso alla ricerca del rigo perduto, l’altro a sinistra in alto per controllare che mia figlia resti a galla. Ah se solo mi spuntasse un terzo occhio di riserva! Ed anche un altro paio di braccia e di gambe. Sarebbe perfetto).
– “Ma parlami di te!” – la invito, tanto per distogliere un po’ l’attenzione dalla mia persona.
– “Oh, ma certo, guarda questo nuovo smalto, l’ho fatto di colori diversi alle mani e ai piedi. Bello, no?
– “(Quale grande novità) Molto carino!” – esclamo, mentre penso che l’ultima volta che mi son fatta manicure e pedicure portavo la 42.
Per fortuna, la piccola comincia a piangere in maniera insopportabile, l’altra pure freme. E allora colgo l’occasione per tagliare la conversazione.
– “Mi sa che conviene andare” – mi precede lei, intollerante ai capricci delle bimbe – “ci vediamo dopo in piscina, mi riconosci dal costume viola, il colore dell’anno, ho anche il cappello in tinta, sarò a bordo piscina”.
– “Perfetto – le rispondo – tu, invece, potrai riconoscermi dal costume premaman (nero perché il nero sfina). Prendiamo posto nei pressi dell’area giochi. Il nostro lettino sarà sommerso da una quantità di giochi che non potrai non individuare: in genere arrivano a superare il metro d’altezza. Da lì sotto ogni tanto potresti vedere sbucare una mano, capace di allungarsi fino alla scaletta della piscina, magari per mettere la cuffia alla principiante ma temeraria nuotatrice di casa. E se non ci vedi, con molta probabilità ci sentirai: di tanto in tanto siamo solite comunicare emettendo suoni che sembrano echi primordiali”. (E quando mi vedrai in costume, spero tanto che ti si secchi la lingua).

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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