Padre Pio, ritorno a Pietrelcina

Padre Pio, ritorno a Pietrelcina
di Andrea Manzi
La culla di Padre Pio nel museo del convento
La culla di Padre Pio nel museo del convento

“Le cose non vengono a caso, c’è chi combina le combinazioni”. Qui a Pietrelcina, dove nessuno si sente orfano del cielo, nemmeno in giornate nelle quali le nuvole basse creano uno spaesamento padano sulla collina beneventana, la notizia del “rientro” delle spoglie mortali di San Pio nel paese da dove andò via il 17 febbraio di cento anni fa (era il 1916) segna il passaggio dall’impossibile al vero, grazie alla mano del Grande Artefice, il “combinatore” come lo chiamava il frate contadino. La decisione di far sostare per tre giorni – dall’11 al 13 febbraio prossimi – le spoglie del santo frate nel piccolo comune dove nacque il 25 maggio 1887 non ha colto di sorpresa. L’evento era nell’aria sin da quando era apparsa probabile, per volontà del Papa, la traslazione della salma a Roma, dal 3 all’11 febbraio, in occasione del Giubileo della misericordia. I frati si sono agganciati al desiderio di Francesco per ricreare, negli anni laconici della ricerca della verità, il forte legame “fisico” tra San Pio e la sua gente, un rapporto intimamente contadino, che spinse il giovane francescano dalla forte (e poco indagata) propensione sociale a schierarsi finanche contro Alcide De Gasperi ai tempi della controversa riforma agraria. Partì così una richiesta, che è stata accolta e ufficializzata ieri. “Sembrava impossibile,” conferma il padre guardiano del convento Marciano Guarino. “Se non ci fosse stata la decisione del Papa di chiamare a Roma le spoglie dell’apostolo della misericordia”, spiega, “non saremmo mai riusciti ad avere tra noi San Pio”.

Il frate Enzo Gaudio
Il frate Enzo Gaudio

L’organizzazione è febbrile, dopo la ufficializzazione della notizia. I rapporti di buon vicinato vanno preservati, ma Padre Marciano, che è stato a lungo anche a San Giovanni Rotondo, esce per un attimo dall’enigmatico linguaggio della diplomazia ecclesiastica e ammette: “Lì non se lo vogliono fare scappare, c’è chi si sente proprietario del santo. E non vogliono che si tocchi”. Anche quando fu decisa l’ostensione in una teca di cristallo della salma, nel 2009, vi fu una polemica ruvida contro l’iniziativa, “ma è una cosa che si fa per i santi e per tutti i fedeli”.

Al primo piano i frati sono riuniti con il sindaco Domenico Masone e con Nicola Oddati, il consigliere della società regionale Scabec, che opera nel settore dei beni culturali, il primo impegnato nel ricreare un’area nella quale riproporre un messaggio povero e rivoluzionario quale fu quello del frate santo; il secondo è stato inviato “d’urgenza” dal presidente De Luca per “aiutare il sindaco” a far partire iniziative di dialogo inter-religioso di lunga durata sin dall’11 febbraio. “Una legge regionale speciale,” spiega il sindaco, “equipara il nostro comune di circa tremila abitanti a quelli di quindicimila, perché noi dobbiamo favorire la diffusione del messaggio di San Pio preservando la godibilità dei luoghi, senza avere cioè l’ansia di crescere ad ogni costo”. Tra le sfide del governatore vi sarebbe la nascita, qui a Pietrelcina, di una nuova Assisi. Questo luogo, dove ogni tristezza sembra trasformarsi in anima, è quello dove padre Pio vide l’origine di ogni cosa. “Tutto è avvenuto lì, e lì c’è stato Gesù” diceva. “È la Betlemme e la Nazareth del suo percorso spirituale” ricorda il sindaco, che spiega così l’origine del gemellaggio del suo comune con i due luoghi più noti della vita di Cristo. Terzo gemellaggio di Pietrelcina è con Wadowice, la città che diede i natali a Karol Wojtyla, il Papa che volle l’umile frate sugli altari. Su questi legami forti si tenterà di dar vita ad un luogo dove si potrà incarnare l’utopia del recupero estremo dell’umanità perduta.

Il padre guardiano Marciano Guarino
Il padre guardiano Marciano Guarino

Miracoli a parte, c’è un segnale da decifrare tratto dalle cronache del convento. Pochi giorni prima della morte del santo, padre Mariano da Santacroce tentava di imboccare il frate. “C’è tanta gente di Pietrelcina che viene qui per informarsi di voi”, gli disse per rincuorarlo. Lui sussurrava parole tronche, soffi, ricordando la passione di Cristo vissuta nella mani e nei piedi, quando nella contrada Piana Romana gli comparvero le stimmate. “Quando torneremo a Pietrelcina?” gli domandò il frate. E lui: “Dopo la mia morte”. “Intende dire quando sarà sugli altari?”. Padre Pio abbassò tre volte la testa e disse: “E così sia”.

D’altra parte, che avesse fatto “più rumore da morte che da vivo” lo aveva previsto lui stesso. Padre Enzo Gaudio coglie la verità della previsione nella rivoluzione d’amore della sua ricca povertà. “Non ho un centesimo, diceva, ma non mi manca nulla. Lui vedeva un sole alto e potente entrargli nel corpo oltre e nella mente. E la Croce è il simbolo di questo dono assurdo e immenso”.

Il sindaco di Pietrelcina Domenico Masone
Il sindaco di Pietrelcina Domenico Masone

Pietrelcina diventerà, in questi tre giorni, una grande area di confessione, perché la misericordia si dispensa attraverso la riconciliazione. Il Comune è in sintonia con il convento: non sarà varata alcuna iniziativa che occhieggi al neo-paganesimo. Si era pensato, nei giorni scorsi, di promuovere l’ostensione negli undici conventi della zona nei quali era stato padre Pio. Troppo difficile. Pietrelcina rappresenterà tutti. Sobrio il programma: accoglienza con processione dal luogo delle stimmate al convento il pomeriggio dell’11 febbraio; il 12 messa per tutti i militari del Beneventano, poi veglie e fiaccolate; il 13 probabile concelebrazione dei vescovi campani presieduta dal cardinale Sepe; il 14 partenza per San Giovanni Rotondo, dopo altri solenni riti.

La memoria, valorizzata dalle grandi culture, troverà su questa collina della fede rude e forte la forza per resistere contro lo scorrere del tempo. E lo farà recuperando di San Pio anche il suo risoluto patrocinio in favore del diritto al lavoro. “Del suo impegno per gli umili e per l’occupazione se ne sa poco, ma questa sarà l’occasione per diffondere anche i suoi messaggi sociali”: il convento scommette sul presente e sulla storia, oltre che sulla fede.

(da Il Mattino del 5 gennaio 2014 – pagina 12)

foto di Carmine Rosamilia

 

redazioneIconfronti

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