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Papa emerito, un ex che nella Chiesa riparte da zero

Papa emerito, un ex che nella Chiesa riparte da zero
di Carmelo Currò

VATICAN-POPE-MASS-MALTAPapa emerito. È un titolo tutto novecentesco, dopo essere arrivato già ai gradi di vescovo e di presidente della Repubblica, ora questo aggettivo toccherà proprio a un papa. Primo e si spera ultimo di questa categoria. Il fatto che Benedetto XVI abbia stabilito (o gli abbiano stabilito addosso) questa originalissima dignità, fa sbalordire, insieme alla veste in colore molto pallido, al suo ritiro in monastero, ai silenzi e ai segreti che molto probabilmente saranno sommersi con lui nel giardino impenetrabile del Vaticano.
Ma questo titolo “borghese” a che cosa si accompagnerà? A rigor di logica, l’ex-papa non dovrebbe fare parte del Collegio cardinalizio. Questa dignità, infatti, non è di origine divina, come il sacerdozio e l’episcopato, ossia una Istituzione che deriva direttamente da Gesù. Il titolo di cardinale, come quello di canonico, è umano e deriva dall’organizzazione stessa della struttura ecclesiastica. Il cardinale non riceve una consacrazione ma una nomina, e quindi dalla nomina si può recedere o da essa si può essere esclusi. Nel caso di Benedetto XVI, Ratzinger non è più cardinale dal giorno in cui è diventato papa. Essendo uscito dal Collegio, egli al limite dovrebbe essere nominato nuovamente nel consesso per poter portare il titolo cardinalizio e per partecipare ai Concistori. Così come ogni altro titolo che eventualmente si volesse attribuire al pontefice emerito. Benedetto XVI, per esempio, rimane vescovo in quanto è stato consacrato ma per essere eventualmente designato ad una sede episcopale dovrebbe ricevere una espressa nomina.
Anche la storia conferma questa tesi. Nel corso del grande scisma, colui che la Chiesa ha poi considerato il papa legittimo, ossia Gregorio XII (Angelo Correr, 1406-1415), si dimise dal Pontificato che gli era stato contestato. A contendergli il Trono erano infatti il papa avignonese Benedetto XIII e quelli eletti dal concilio di Pisa, convocato da molti cardinali che volevano escludere i contendenti ed eleggere un nuovo pontefice. Questi fu individuato nella persona di Alessandro V e poi del suo successore Giovanni XXIII. Purtroppo nessuna delle parti trovò un accordo, per cui invece di due papi, la Cattolicità fu divisa in tre obbedienze diverse. Quando finalmente Gregorio XII e Giovanni XXIII furono indotti a rinunciare, Angelo Correr fu nominato legato pontificio e vescovo di Frascati.
Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa, 1370-1418), fu deposto dal concilio di Costanza e imprigionato. Il nuovo legittimo papa Martino V ne ottenne la liberazione, lo nominò vescovo di Tuscolo e lo fece rientrare nel Sacro Collegio.
Solo a titolo informativo ricorderò che Clemente VIII (Egidio Munoz, 1369-1446), antipapa dell’obbedienza di Avignone, era semplice arciprete quando pochi cardinali superstiti, fedeli al defunto Benedetto XIII lo elessero a capo degli ultimi seguaci dello scisma. Anche lui si sottomise però nel 1429 a Martino V che lo nominò vescovo di Maiorca.
La pratica, dunque, unica autentica linea direttiva al di là delle aride e contrastanti formule filosofiche, indica che un ex-papa riparta da zero. Eccezion fatta per la consacrazione episcopale. Ma di sicuro Benedetto XVI, contrariamente ad altri dimissionari, non avrà altro desiderio che pregare.

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