Dom. Set 15th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Papa Francesco e il suo viaggio verso le periferie dell’umanità

5 min read
di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

Udienza generale di Papa FrancescoPrevedo che papa Francesco sarà uno dei migliori papi della storia. Perché? Perché puoi vedere che è pieno di fede, speranza e amore. Come Gesù”.
È uno dei commenti in inglese presenti sul sito di aol.com alla notizia della nomina di papa Bergoglio a personaggio dell’anno fatta dal Time; riassume, in un comune sentire, le ragioni del grande impatto avuto nel mondo da un uomo che in meno di un anno ha saputo cambiare in modo straordinario tono, percezione e focus di una delle più importanti istituzioni esistenti. È La sorpresa di Francesco che continua, a giudicare dal bel libro di Andrea Riccardi, pubblicato dalla Mondadori poche settimane fa. Fuori dalla autoreferenzialità questo papa si segnala per la volontà di incontrare l’uomo, di dialogare con tutti, di accompagnare chi è pellegrino come lui, di comprendere chi è confuso e sbandato, di comunicare il Vangelo per condividerne la gioia. È l’uomo inaspettato che solleva il peccatore e sferza le debolezze della propria Chiesa.

Nel pre-conclave egli stesso afferma: “Pensando al prossimo Papa, c’è bisogno di un uomo che, dalla contemplazione e dall’adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso la periferia esistenziale dell’umanità…”. E, una volta eletto, non ha remore ad esprimere giudizi anche critici quando rincontra delle disfunzioni: “Credo che la Curia sia un poco calata dal livello che aveva un tempo, … il profilo del vecchio curiale, fedele, che faceva il suo lavoro. Abbiamo bisogno di queste persone. Credo… ci sono, ma non sono tanti come un tempo. Il profilo del vecchio curiale: io direi così. Dobbiamo averne di più…” (parole pronunziate sull’aereo durante il volo di ritorno dal Brasile il 28 luglio 2013). Né evita di stigmatizzare l’atteggiamento di sufficienza di tanti ecclesiastici “che usano la religione a favore del proprio ego” (L. M. Bergoglio – A. Skorka, Il cielo e la terra, Mondadori, 2013, p. 40.). “Sempre ci sono state nelle Chiese le cordate per arrivare più in alto, il carrierismo, gli arrampicatori, sempre ci sono stati, il nepotismo, anche la simonia, non quella di pagare per diventare qualcosa, ma una simonia nascosta, un simonia educata”, ha affermato a Santa Marta il 21 maggio 2013, per poi specificare che il vero potere della Chiesa è servire uomini e donne, mutare con amore la loro condizione, rimettendo i peccati e comunicando la Parola, bene di ciascuno, che induce chi la professa ad una vera crescita, non come avanzamento individuale, ma come abbassamento ad imitazione di Gesù. Ecco perché ha scelto di far risaltare nell’Annuario Pontificio –  p. 23 – il titolo di vescovo di Roma sugli altri riportati a p. 24, consapevole che “Le grandi guide del popolo di Dio sono stati uomini che hanno lasciato spazio al dubbio. (…) Al cospetto di Dio non si può far altro che essere umili, e chi guida il popolo di Dio deve lasciare spazio al Signore; quindi farsi piccolo, raccogliersi in se stesso con i suoi dubbi, con l’intima esperienza delle tenebre, del non sapere come agire” (L. M. Bergoglio – A. Skorka, cit., p. 39)

papa_francesco_jorge_bergoglio_storia_ansa_01Egli ritiene non è indispensabile che l’evangelizzazione sia “programmata a tavolino, pensando alle strategie, facendo dei piani. Ma questi sono strumenti, piccoli strumenti. L’importante è Gesù, farsi guidare da Gesù. Poi possiamo fare le strategie, ma quello è secondario” (parole pronunciate durante la veglia di Pentecoste del 18 maggio 2013). E denuncia i rischi della “clericalizzazione, perché sovente i preti clericalizzano i laici e i laici chiedono di essere clericalizzati” (Papa Francesco. Il nuovo papa si racconta, Milano, Salani, 2013, p, 73). Egli ritiene che i laici abbiano delle grandi potenzialità, ma che siano impegnati solo marginalmente nella missione di evangelizzazione, mentre continuano ad essere privilegiati percorsi ecclesiastici o progetti che non sono alla portata di tutti. Non solo: è indispensabile “superare la mentalità maschilista che ignora la novità del cristianesimo…” (E. Himitian, Francesco. Il papa della gente, Rizzoli, 2013, p. 196); affermazione che non significa aprire la strada all’ordinazione delle donne, ma riconoscere e valorizzare il loro ruolo.

La Chiesa ha un corpo e un’anima, tradizione e carisma; è una storia e un presente nel quale va affermato il primato della profezia, non per esibizionismo o per miracolismo, ma per scelta di servizio alla Parola, da comunicare con semplicità e suscitando simpatia, nella consapevolezza che la gente intuisce bene chi fa veramente spazio al Vangelo nella sua vita. Bisogna crescere nella fede e nell’ascolto della Parola, il resto viene da sé; così facendo non si trascura il governo, le decisioni, i cambiamenti, ma si afferma il primato della fede.

L'udienza generale di Papa FrancescoIl papa conosce la fragilità umana e manifesta una grande sensibilità psicologica quando, più che denunciare il rispetto dei principi morali, invita la Chiesa a divenire più “facilitatrice della fede che controllore della fede” (così ai vescovi incontrati in Brasile il 28 luglio). E’ consapevole della portata della infelicità e dei dolori reali dei tanti e rinfranca gli animi esclamando nel giorno delle Palme “Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi mai prendere dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona. Gesù, che è in mezzo a noi…” per poi concludere “ E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza!… Quella che dà Gesù” (24 marzo, Piazza San Pietro). Egli non ha paura di usare espressioni forti per spiegare il suo pensiero; giunge a dichiarare: “Chi si riconosce peccatore, nonostante sembri il contrario è un uomo che ha speranza perché: quando prendiamo coscienza che siamo peccatori e siamo salvati da Gesù, confessando questa verità a noi stessi scopriamo la perla nascosta, il tesoro sepolto”. E continua: “Penso che solo noi grandi peccatori abbiamo questa grazia…l’unica gloria che possediamo è essere peccatori”, perché “il peccato ammesso onestamente è un luogo privilegiato di incontro personale con Gesù Cristo Salvatore e permette la riscoperta del senso profondo che Lui ha per me. In breve, rappresenta la possibilità di vivere lo stupore di essere salvato” (Papa Francesco. Il nuovo papa si racconta, cit., p. 96).

VATICAN-POPE-AUDIENCEGrande educatore con l’esempio prima delle parole, in Brasile non esita, quando incita i giovani a “essere rivoluzionari”, a chiedere di andare contro corrente; “sì, in questo vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità, crede che voi non siate capaci di amare veramente.” (Discorso in Brasile alla gioventù del 28 luglio). E indica la sua via per “ superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore.” (Ivi, discorso del 27 luglio).

Queste premesse di uno straordinario pontificato hanno trovato la prima sistemazione nel documento Evangelii gaudium, e sono passati appena dieci mesi dall’annuncio di dimissioni che hanno scioccato il mondo: è lecito dubitare che, nonostante tutto, è sempre lo Spirito a guidare la Chiesa di Cristo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *