Mar. Lug 23rd, 2019

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Parco del Cilento-Diano-Alburni / Cronisti? No, geo-cronisti

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di Andrea Manzi

Lunedì 12 agosto sarà nelle edicole del Salernitano il terzo numero della rivista “Il Paradosso” (direttore editoriale Carmelo Conte, direttore responsabile Andrea Manzi). Pubblichiamo un articolo che propone una delle imminenti sfide del periodico-laboratorio, che è organo ufficiale della Fondazione Alario.

di Andrea Manzi
Andrea Mani
Andrea Manzi

L’informazione e la comunicazione dei punti forza e delle criticità di territori complessi come gli Alburni/Cilento/Diano devono saper esprimere la capacità di “progettare processi e sistemi di conoscenza idonei a corrispondere ai processi gestionali di riferimento”. Non è un obiettivo facile da raggiungere: esso comporta una disponibilità degli addetti a queste due aree professionali ad uscire dalla propria disciplina di riferimento.

Intanto, se si va in giro su Internet per toccare con mano la possibilità di guidare i percorsi di crescita di territori che hanno in sé potenzialità incompiute di sviluppo, si ha la prova di come e quanto non basti più una generica attività d’informazione o di comunicazione pubblica per creare una rete virtuosa in grado di precostituire le condizioni di una comunità consapevole.

Per questo motivo la Città del Parco ha bisogno di strategie informative che, anziché riproporre “notizie” quale esito della “canonica”  triangolazione evento-giornalista-pubblico, devono poter favorire la formazione di una nuova classe di specialisti, che con termine moderno potremmo definire “analisti territoriali”. Non si tratta di marziani, autori di percorsi immaginifici, ma di “geo-giornalisti”, concretissime figure in grado di operare tanto nel settore pubblico che in quello privato, accertandosi dello stato dell’ambiente e della sua relativa sicurezza anche attraverso il monitoraggio di aziende di servizi idrici, energetici, dei trasporti, di igiene urbana e di tutti quei contesti aziendali che abbiano interazione con il territorio.

Il raggiungimento di questi obiettivi non può più essere affidato a master di specializzazione più o meno avanzati, ma occorre proporre agli ambiti professionali finalizzati a strategie di conoscenza cognizioni teoriche legate alla geografia,  all’analisi del territorio e ai relativi processi di decisione, nonché il trattamento cosciente delle fonti di riferimento. Va da sé, infatti, che l’informazione non può non partecipare ad una rivoluzione degli assetti teorici attuali, prevedendo, per territori come il Cilento/Diano/Alburni, una competente acquisizione degli strumenti tecnici per poter elaborare e integrare i dati relativi all’area, finalizzandoli a più mature e moderne strategie di conoscenza. Sia le analisi che la gestione dei processi urbani e territoriali necessitano di un approccio maturo e consapevole, di cui gli organi di informazione devono sapersi dotare in un percorso che, gradualmente, conduca a riformulare gli obiettivi di un giornalismo critico e democratico.

È per questo motivo che la Fondazione Alario, consapevole della sua storica funzione sperimentata nell’alta formazione, intende proporre una discussione pubblica sul ruolo (e il conseguente “potere”) dell’informazione nella Città del Parco. Proprio in quest’ottica sperimentale – che è di laboratorio e di frontiera – si è svolto un incontro pubblico tra il presidente della Fondazione e alcuni giornalisti ed è lungo questo percorso che, a fine settembre, si svolgerà, organizzato dalla nostra Fondazione in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa e l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, un congresso sull’informazione turistica. Ne parla su questo numero di agosto de Il Paradosso il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino. Da decenni non ci si confrontava su un tema così vasto e professionalmente motivante, ancorché aggressivo e provocatorio. Noi, di quel discorso che ristagnava nell’acqua cheta della vuota convenzione formale e dell’informazione corriva e “politicamente corretta”, cioè di un’informazione turistica quiescente dal punto di vista “geo-critico”, abbiamo recuperato il filo di una sfida che incrocia il tempo nuovo. Il Cilento non può attendere, per essere visibile, la popolarità indotta da un avvenimento eclatante: lo ha ricordato Carmelo Conte a colloquio con i giornalisti. Un modo per ribadire che quest’area densa di promesse confida negli analisti non nei “neristi”. E gli analisti potranno scoprire, nelle pieghe di un’economia etero diretta dalla finanza avida, che il Pil rappresenta ormai soltanto il valore monetario di beni e servizi sul mercato e non include nei propri calcoli le disponibilità di acqua, le aspettative di vita, la quantità e qualità dei suoli coltivabili, insomma le risorse materiali e immateriali degli sterminati territori di ricchezza inevasa e rimossa di questa terra cilentana che, prima o poi, dovranno ampliare il set degli indicatori del benessere della nazione.

La imminente nascita di un laboratorio informativo e di “geo-giornalismo” della Fondazione Alario e il Congresso della informazione turistica rispondono a questi richiami e lanciano questa sfida, che è tecnico-professionale ma anche un corroborante supporto per garantire salute e sviluppo alla scarsa consapevolezza individuale e alla appena nascente cittadinanza attiva.

1 thought on “Parco del Cilento-Diano-Alburni / Cronisti? No, geo-cronisti

  1. Mi sembra una iniziativa di grande interessa. Spero che vengano fuori proposte praticabili e realizzabili in termini di progetti validi e di crescita economica e sociale del territorio. Rimane central in queste aree il livello di scolarizzazione.

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