Lun. Giu 17th, 2019

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Parco dell’amore, De Magistris fa l’offeso con il cardinale Sepe

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Botta e risposta a distanza tra l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe ed il sindaco, Luigi de Magistris, sull’ipotesi lanciata nei giorni scorsi dal primo cittadino di realizzare in città zone “a luci rosse”. Un’idea che il cardinale oggi ha “bollato” come «un tema a effetto lanciato per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni in assenza di idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale». Parole dure alle quali il sindaco ha risposto con altrettanta fermezza, parlando di «invettiva e affondo politico basato su evidenti distorsioni della realtà». «Dal cardinale - ha detto de Magistris - mi aspettavo un contributo anche duro, che portasse un punto di vista strettamente ecclesiale e invece ho ricevuto un’invettiva». Se da un lato l’arcivescovo di Napoli ha invitato l'Amministrazione e il primo cittadino a «tenere gli occhi bene aperti rispetto a una realtà complessa e difficile che merita un'altra attenzione», piuttosto che pensare a «frivolezze», dall’altro, il sindaco ha rivendicato la laicità dell'azione dell’Amministrazione comunale affermando «di rispettare tutti, ma di non accettare diktat da alcun potere» ritenendo suo unico «giudice i cittadini». Il sindaco, tuttavia, precisa che da parte sua non c’è alcuna chiusura rispetto ai cattolici. «Il popolo cattolico - ha detto de Magistris – è stato e sarà sempre un mio interlocutore, come lo sono tutti i cittadini, che sanno riconoscere che il ‘prendersi cura’ è un dovere di un’amministrazione e significa anche e soprattutto occuparsi dei più deboli e discriminati a partire dalle loro condizioni materiali ma anche dalle discriminazioni nei diritti». Ferma e netta l’avversione del cardinale Sepe alla proposta lanciata da de Magistris, giudicata «un diversivo con cui sembra si voglia offrire all’altrui immaginazione una Napoli surreale in cui è stata soddisfatta ogni preoccupazione e, dunque, si possono affrontare temi come la prostituzione, unioni civili e testamento biologico» ritenute «non priorità» dall'alto prelato. Accuse che il sindaco rispedisce al mittente snocciolando l’operato realizzato dall'amministrazione ‘arancione’ in questo primo anno di consiliatura. Azioni che, sottolinea de Magistris, si muovono nella direzione di dare sostegno ai più deboli, di ripulire l'immagine della città agli occhi di quanti vivono lontano, di restituire dignità e parità a tutti i cittadini. Dal cardinale è secco il 'no' alla proposta del sindaco perchè istituirebbe «ghetti dove si commercializzano carne e anime»; sì, invece, alla realizzazione di case di recupero che - ha sottolineato l'arcivescovo - «non sono prerogativa soltanto della Chiesa, ma un dovere anche e prima ancora di chi ha responsabilità istituzionale». Una responsabilità di cui il sindaco si dice «consapevole» e per cui l’Amministrazione sta portando avanti «una visione strategica per dare più lavoro, più sicurezza, più libertà e meno disuguaglianza di quella che abbiamo ereditato». Un passato in cui, sottolinea de Magistris, «il cardinale c'era e certamente vedeva».

Botta e risposta a distanza tra l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe ed il sindaco, Luigi de Magistris, sull’ipotesi lanciata nei giorni scorsi dal primo cittadino di realizzare in città zone “a luci rosse”. Un’idea che il cardinale oggi ha “bollato” come «un tema a effetto lanciato per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni in assenza di idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale». Parole dure alle quali il sindaco ha risposto con altrettanta fermezza, parlando di «invettiva e affondo politico basato su evidenti distorsioni della realtà». «Dal cardinale – ha detto de Magistris – mi aspettavo un contributo anche duro, che portasse un punto di vista strettamente ecclesiale e invece ho ricevuto un’invettiva». Se da un lato l’arcivescovo di Napoli ha invitato l’Amministrazione e il primo cittadino a «tenere gli occhi bene aperti rispetto a una realtà complessa e difficile che merita un’altra attenzione», piuttosto che pensare a «frivolezze», dall’altro, il sindaco ha rivendicato la laicità dell’azione dell’Amministrazione comunale affermando «di rispettare tutti, ma di non accettare diktat da alcun potere» ritenendo suo unico «giudice i cittadini». Il sindaco, tuttavia, precisa che da parte sua non c’è alcuna chiusura rispetto ai cattolici. «Il popolo cattolico – ha detto de Magistris – è stato e sarà sempre un mio interlocutore, come lo sono tutti i cittadini, che sanno riconoscere che il ‘prendersi cura’ è un dovere di un’amministrazione e significa anche e soprattutto occuparsi dei più deboli e discriminati a partire dalle loro condizioni materiali ma anche dalle discriminazioni nei diritti». Ferma e netta l’avversione del cardinale Sepe alla proposta lanciata da de Magistris, giudicata «un diversivo con cui sembra si voglia offrire all’altrui immaginazione una Napoli surreale in cui è stata soddisfatta ogni preoccupazione e, dunque, si possono affrontare temi come la prostituzione, unioni civili e testamento biologico» ritenute «non priorità» dall’alto prelato. Accuse che il sindaco rispedisce al mittente snocciolando l’operato realizzato dall’amministrazione ‘arancione’ in questo primo anno di consiliatura. Azioni che, sottolinea de Magistris, si muovono nella direzione di dare sostegno ai più deboli, di ripulire l’immagine della città agli occhi di quanti vivono lontano, di restituire dignità e parità a tutti i cittadini. Dal cardinale è secco il ‘no’ alla proposta del sindaco perchè istituirebbe «ghetti dove si commercializzano carne e anime»; sì, invece, alla realizzazione di case di recupero che – ha sottolineato l’arcivescovo – «non sono prerogativa soltanto della Chiesa, ma un dovere anche e prima ancora di chi ha responsabilità istituzionale». Una responsabilità di cui il sindaco si dice «consapevole» e per cui l’Amministrazione sta portando avanti «una visione strategica per dare più lavoro, più sicurezza, più libertà e meno disuguaglianza di quella che abbiamo ereditato». Un passato in cui, sottolinea de Magistris, «il cardinale c’era e certamente vedeva».

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