Pasqua continua. Con la pace, la gioia e il perdono

Pasqua continua. Con la pace, la gioia e il perdono
di Michele Santangelo

IIdomenicaLe domeniche che seguono la Pasqua, nella liturgia, vengono indicate con l’espressione “domeniche di Pasqua” e non “dopo Pasqua”. Sembra un particolare di poco conto, invece ha una sua ragione. Tutte queste domeniche, infatti, sono un’espressione piena della Pasqua di Risurrezione che abbiamo da pochissimo celebrata, quasi a segnare, le domeniche, tante tappe sul cammino della speranza iniziato con l’evento unico ed irripetibile nella storia dell’umanità, la risurrezione di Cristo, a suggello del patto di salvezza concepito da Dio. Nel passato, nell’azione pedagogica della chiesa si è insistito, forse troppo, sull’obbligo precettistico di partecipare alla messa domenicale. Questo ha portato molti cristiani a pensare alla partecipazione all’eucaristia come l’unico ed anche isolato gesto che caratterizza il giorno del Signore – questo, infatti, è il significato della parola domenica – giorno che appartiene al Signore perché è il giorno della nuova creazione, un tempo inaugurato dalla risurrezione di Gesù, tempo che sfocia nell’eternità. Si è così privilegiato l’aspetto dell’assolvimento ad un obbligo, come un dovere dal quale bisogna liberarsi, quasi una tassa da pagare a Dio, facendo passare in secondo piano l’aspetto più vero e significativo di un giorno in cui il battezzato, l’uomo rinato per mezzo della morte e risurrezione di Cristo, pone un gesto di salvezza per sé e per i fratelli, chiunque essi siano. I segni del pane spezzato e del sangue versato sono il punto di partenza della testimonianza concreta dei cristiani verso i loro fratelli più deboli, più poveri, più ammalati nel corpo e nello spirito, più soli. Ed è dalla fede nella risurrezione che i cristiani, sia come singoli che come comunità, come chiesa, trovano l’impulso e la forza, ma anche il carisma, per fare tutto ciò. Dalla risurrezione parte anche la storia della chiesa, una storia lunga e tormentata, ma mai priva della presenza di Cristo. Lo aveva affermato Lui stesso, dopo la risurrezione e quando anche qualcuno dei suoi nutriva qualche dubbio sulla verità della notizia che si era diffusa. Al momento di affidare ai discepoli il mandato di continuare la sua opera di evangelizzazione e per liberare il loro animo da ogni forma di timore disse loro: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Ed è il dono della missione, concesso perché Lui stesso era stato l’inviato del Padre. Ce lo ricorda S. Giovanni nel brano di vangelo che si proclama in questa II domenica di Pasqua: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Immediatamente prima, racconta Giovanni, aveva presentato le sue credenziali – e che credenziali! – ai suoi discepoli che erano rannicchiati nel cenacolo, schiacciati dalla paura, temendo la reazione dei Giudei di fronte alla notizia secondo la quale il Gesù che avevano accusato, torturato, ucciso e messo in croce, era risorto, un autentico smacco della loro superbia e cattiveria, che metteva a nudo tutte le loro false macchinazioni per mandarlo a morte: “venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. Segni inconfondibili della sua identità che li aveva spinti a liberare finalmente la gioia: “E i discepoli gioirono al vedere il Signore”. In più c’era quel saluto: “Pace a voi”, ripetuto quasi con insistenza anche quando, una settimana dopo, arriva il drittone di Tommaso, al quale non era proprio scesa giù la faccenda di quel: “Abbiamo visto il Signore”. Egli reclamava le stesse credenziali già offerte agli altri, con un supplemento di prova fatto per persone smaliziate: doveva toccare con mano. Gesù non arretra, né si infastidisce; ripete: “Pace a voi” e poi fissa le coordinate della fede: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. Rimane senza parole Tommaso, tranne quell’accorato quanto invocante atto di fede di fronte all’evidenza: “Mio Signore e mio Dio”, nel contempo una richiesta di perdono. Il tutto nella linea della Pasqua sia per Tommaso che per noi. La Pasqua, infatti, rispetto a tutti gli uomini dispone di tre elementi essenziali: la pace, la gioia, il perdono. Quando vengono da Dio sono indistruttibili e incondizionati, tutti e tre passano attraverso il cuore di Dio infinitamente misericordioso.

redazioneIconfronti

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