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Passa al Senato il disegno di legge sull’editoria

Passa al Senato il disegno di legge sull’editoria
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

Barbara Ruggiero

60 consiglieri nazionali dell’Ordine dei giornalisti, linee guida per l’assegnazione dei fondi pubblici per l’editoria e tetto massimo di retribuzione per amministratori, dipendenti e consulenti Rai. Sono  i punti principali del ddl editoria approvato questa mattina in Aula a Palazzo Madama.

154 i sì, 36 i no e 46 astenuti per il ddl n.2271 denominato “Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti”.

Diverse le reazioni da parte degli organismi di categoria: Giulietti e Lorusso della Fnsi parlano di “passo in avanti importante e decisivo”; l’Ordine dei giornalisti, invece, tramite il presidente Iacopino, evidenzia, oltre alle luci, “ombre preoccupanti”; ottimismo per i vertici Fieg che chiede l’approvazione della legge in tempi brevi.

Il testo approvato dal Senato conferma la proroga della commissione sull’equo compenso, l’equivalenza tra pubblicisti e professionisti per le tutele contrattuali e porta a 60 (contro gli attuali 144) il numero dei consiglieri nazionali dell’Ordine dei giornalisti.

Dopo il passaggio alla Camera, entro sei mesi dall’approvazione definitivo del testo, il governo dovrà procedere alla ridefinizione dell’intera disciplina dei contributi pubblici all’editoria.

Le preoccupazioni evidenziate da Iacopino riguardano le “due norme di buon senso” per cui da tempo si batte: l’accesso ai fondi pubblici solo per gli editori che retribuiscono regolarmente i giornalisti e la creazione del registro degli editori. Due richieste rimaste inascoltate, come ribadisce lo stesso presidente dell’Ordine: «Già alla Camera, nonostante l’appassionato tentativo di alcuni deputati di varie forze politiche, c’era stato uno sbarramento di governo e relatore che non ha lasciato alcuno spazio al tentativo dell’Odg di ottenere garanzie per i colleghi che, emerge con chiarezza, continuano ad essere sfruttati in maniera vergognosa».

Sulla creazione del registro degli editori, Iacopino chiarisce che la richiesta è «a tutela del diritto dei cittadini di capire perché alcune testate enfatizzino certe notizie o altre le ignorino. L’emendamento che l’Odg aveva proposto riguardava l’obbligo, per accedere ai finanziamenti, di dichiarare tutte, nessuna esclusa, le partecipazione azionarie, dirette o indirette, nei vari settori dell’economia non solo nazionale. Perché non è stato accettato? È uno dei misteri di questo percorso parlamentare».

Il presidente dell’Ordine, in una nota, evidenzia anche la disparità di trattamento per consiglieri nazionali e regionali: se le nuove norme prevedono la regolare posizione Inpgi come requisito fondamentale per l’eleggibilità al Consiglio nazionale, per i consiglieri regionali tale norma non sarebbe in vigore. «Non si capisce se governo e maggioranza considerino di serie B il lavoro dei Consigli regionali, che sono invece il primo “presidio democratico” a tutela di quanti “effettivamente esercitano la professione”. Infatti, la richiesta posizione Inpgi non è prevista per essere eletti consiglieri regionali. Non si può ovviare a questo nell’ambito dell’esercizio della delega visto che quella conferita al governo ha paletti ben definiti.Il ruolo degli Ordini regionali è fondamentale. Sono, infatti, essi che per legge hanno la responsabilità delle iscrizioni all’Albo e delle eventuali cancellazioni. Sono loro che, nell’esercizio delle loro attribuzioni, hanno determinato l’esplosione del numero degli iscritti. È un’evidente disparità nell’elettorato passivo perché la previsione per gli uni, i consiglieri nazionali, non c’è per gli altri, i consiglieri regionali. La Camera dovrà provvedere. A meno che, l’ansia di corrispondere agli editori le provvidenze, anche in vista della scadenza referendaria, non stimoli a violare la Costituzione con una norma che provocherà, se confermata, danni e inevitabili ricorsi».

La maggioranza dei presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti, in una nota Ansa, ha espresso soddisfazione per “un risultato atteso da anni”: «Il provvedimento contiene infatti un passaggio sulle competenze dell’Ordine nazionale senza il quale non si potrebbe completare una riforma dell’Ordine adeguata alle mutate esigenze della professione giornalistica, che restituisca un presidio democratico a coloro che effettivamente esercitano la professione. Auspichiamo che ora in tempi brevi diventino legge quelle norme che potranno costituire i fondamenti per un rinnovamento di un organismo, oggi pletorico, non più al passo con i tempi. Si riducono i costi dell’organismo, si restituisce la rappresentanza a chi svolge effettivamente l’attività giornalistica, si garantisce una presenza territoriale venendo incontro alle istanze della maggioranza dei presidenti degli ordini regionali. Ora auspichiamo che la Camera approvi definitivamente, entro ottobre, una riforma non più rinviabile, anche per poter rinnovare gli organismi dell’Ordine con le nuove regole».

Anche Giulietti e Lorusso della Fnsi auspicano tempi brevi per l’approvazione definitiva della legge «per consentire al governo di mettere a punto i necessari regolamenti che dovranno definire le modalità, e stanziare le risorse, per chiudere la fase di lunga ristrutturazione del settore avviata dalle aziende editoriali e gettare le basi per un rilancio incentrato sulla valorizzazione del lavoro regolare e sulla lotta al precariato dilagante».

Tra le novità introdotte dal Senato al ddl c’è il tetto di 240 mila euro agli stipendi di amministratori, dipendenti e consulenti Rai. Il testo approvato fissa, inoltre, in 10 anni la durata della concessione del servizio pubblico radiotelevisivo.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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