La spending review limita le prospettive aeroportuali campane

La spending review limita le prospettive aeroportuali campane
di Gianmaria Roberti

Montichiari 05 01 2007L’Enac avverte da 7 anni che «lo scalo internazionale di Napoli Capodichino è ormai vicino alla saturazione, pertanto bisogna accelerare la fase progettuale per la realizzazione dell’aeroporto internazionale di Grazzanise». Parole al vento, ignorate dal piano per lo sviluppo aeroportuale del ministro Passera. Anche se lo scalo napoletano registra un traffico di 5.800.000 passeggeri, in crescita dell’1% nell’ultimo anno. E nonostante il Piano regolatore del Comune di Napoli ne preveda la soppressione, intimorito dalle rotte aeree sopra al centro città. Niente da fare. Su Grazzanise cala la mannaia governativa, mentre Salerno-Pontecagnano retrocede tra gli scali secondari. Destinato a delocalizzare il flusso di viaggiatori di Capodichino, ma a 50 chilometri di distanza. La Campania sta dicendo addio allo schema aeoroportuale a tre punte, sotto la scure della spending review. Certo, l’atto di indirizzo ministeriale sarà inviato alla Conferenza Stato-Regioni per l’ intesa. E poi sarà adottato con un decreto del Quirinale. Ma alle forbici governative non si comanda. Sarà un colpo di spugna all’assetto vagheggiato fin da quando i cieli sono solcati da Italo Balbo: il governo Mussolini sancisce, nel 1938, che “i tempi sono maturi per costruire finalmente a Napoli uno scalo alternativo a quello di Capodichino, troppo angusto e pericoloso, perché posto in piena città”. Proclami rimasti lettera morta per 75 anni. Il fascismo immagina di tirare su un aeroporto e un idroscalo nell’area del Lago Patria, tra le province di Napoli e Caserta. Ma l’implosione del regime trascina con sé il disegno. Nel frattempo, attorno a quella zona, invece degli aerei, piombano gli speculatori edilizi. Una valanga di cemento abusivo erge una muraglia di case e villini, azzoppando ogni promessa di un polo aeronautico. Prima che si accorgano di mattone selvaggio, negli anni ’60 costituiscono perfino una S.p.A. Aeroporti di Napoli. Ma del nuovo scalo neanche l’ombra. Negli anni ’90 qualcuno lancia i primi allarmi sull’ingolfamento di Capodichino, sempre più inadatto a reggere i ritmi dell’era globale. La politica tenta di recuperare il terreno perduto. E il 9 gennaio 1998 il Consiglio regionale all’unanimità approva una delibera della giunta Rastrelli, per avviare i lavori all’aeroporto militare Francesco Baracca di Grazzanise, e renderlo agibile, anche se incompleto, per il Giubileo del 2000. È una corsa contro il tempo, e ovviamente non se ne fa nulla. Svanite le torme di pellegrini, si arriva al fatale 2001: e stavolta, a remare contro, è Al Qaeda, con gli attentati dell’11 settembre. Roma, la Città Santa, diventa subito obiettivo sensibile. E gli alti comandi Nato decretano la priorità militare di Grazzanise, strategico per la difesa della capitale. Caccia incursori atlantisti sono pronti a decollare 24 ore su 24 dal casertano. Però dopo 7-8 anni, gli 007 declassano il pericolo: Roma non rischia più un attacco. E allora, si riparla di Grazzanise come secondo scalo di Napoli. La pista è aperta al traffico civile dal 25 novembre 2004. Il governo Berlusconi nel 2008 stanzia fondi per le infrastrutture della Campania. È il momento buono? No, perché la precedenza va ad altre opere, ritenute più urgenti, come il collegamento della Tangenziale di Napoli alla rete stradale della Costiera Sorrentina, il completamento della rete Metropolitana regionale e quello dell’asse autostradale Salerno-Reggio Calabria. Eppure, nel febbraio 2008 l’allora governatore Bassolino e il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi firmano un protocollo per la realizzazione del nuovo aeroporto di Grazzanise. E nel luglio 2009 Enac, ministero delle Infrastrutture e Regione Campania sottoscrivono un accordo per affidare lo scalo alla Gesac, che già gestisce Capodichino. Ma tutto resta sulla carta. Di fronte alla sfiancante melina, si moltiplicano le denunce pubbliche. “Chi ha brigato per oltre dieci anni per i continui rinvii? Chi è in grado di fare chiarezza su questa oscura vicenda?» si chiede Giovanni Iorio, un ingegnere aeronautico in pensione, autore di dossier su Grazzanise. L’esperto ricorda che “eminenti personalità del mondo politico, imprenditoriale e sindacale, qualificati esperti del settore, nonché piloti e controllori di volo” hanno “definito lo scalo di Capodichino: obsoleto, altamente pericoloso, inaffidabile, inquinante, inefficiente, poco funzionale”. In più, l’ex generale dell’Aeronautica Francesco Bianco segnala nel 2011: “La Gesac pensa di portare i passeggeri a 8 milioni nell’arco di 4 anni. Una tale utenza – afferma – richiederà la partenza di un volo ogni otto minuti, con evidenti ricadute sulla sicurezza e sull’inquinamento acustico». E come se non bastasse, l’aeroporto di Napoli “è sempre più rischioso e penalizzato: non si può volare di notte, non si può atterrare dal lato della collina dei Camaldoli – spiega Bianco – e c’è una pista corta: 2400 metri rispetto ai 3mila previsti per i grandi scali”. Andatelo a raccontare a Passera.

redazioneIconfronti

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