Patto con i clan, dopo 12 anni di processo assolto il sindaco

Patto con i clan, dopo 12 anni di processo assolto il sindaco

images-4Nessun patto scellerato tra il sindaco Giovanni Moscatiello e il clan Forte. Il primo cittadino di Baronissi, in provincia di Salerno, nonché segretario generale della Provincia di Salerno è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione camorristica. Con l’esclusione dell’aggravante relativa al favoreggiamento ai clan (l’articolo 7), la concussione e la serie di abusi contestati a Giovanni Moscatiello (difeso dall’avvocato Giovanni Sofia) e a Carmine Mottola (difeso dagli avvocati Angelo Di Perna e Simona Vairo) si sono prescritti. Medesima sorte per l’architetto Aniello Piemonte (difeso dall’avvocato Michele Sarno) che rispondeva di corruzione aggravata dall’articolo 7. La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dai giudici della seconda sezione penale (Siani, Trivelli, Perrotta) del Tribunale di Salerno dopo circa dodici anni dal blitz che scattò nell’aprile 2001 con venti arresti tra malavitosi e imprenditori e avvisi di garanzia a professionisti e politici. Secondo le accuse, formulate dal sostituto procuratore Antonio Centore, il sindaco Moscatiello e il direttore dei lavori degli appalti pubblici Mottola avevano indotto le imprese che stavano effettuando i lavori di costruzione di palazzine di edilizia popolare nelle frazioni del centro della Valle dell’Irno, a promettere loro somme di denaro. Nel mirino degli inquirenti anche i lavori di demolizione e sbancamento, da parte dell’organizzazione criminale capeggiata dai Forte, necessari per la costruzione della villa di Moscatiello a Fusara di Baronissi. A carico di Aniello Piemonte, che era il presidente del comitato esecutivo e del collegio sindacale del consorzio costituito per la realizzazione della zona Peep e persona di fiducia del sindaco Moscatiello, per la distrettuale antimafia c’era stata una “retribuzione” di venti milioni di lire (da parte di Antonio Forte) per inserire l’impresa Millenium Costruzioni, intestata a Giuseppe Forte sebbene in capo allo stesso capoclan Antonio, tra quelle che avrebbero potuto partecipare in regime di subappalto ai lavori per la realizzazione delle opere primarie e secondarie dalla zona Peep a Cariti di Baronissi. I giudici della seconda sezione penale, al termine del lungo dibattimento (nel procedimento erano rimasti Moscatiello, Piemonte e Mottola perché le altre posizioni erano già state giudicate o, per quanto riguarda gli imprenditori, era stata chiesta l’archiviazione), non hanno riconosciuto l’esistenza di un patto tra il gruppo criminale e il sindaco attraverso i suoi tecnici fidati.

m.amelia

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