Ven. Lug 19th, 2019

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Patto stato mafia: Violante interrogato sull’informativa di Mancino

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E' durato circa tre ore il colloquio tra l'ex presidente della Camera Luciano Violante

fonte: dagospia

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E’ durato circa tre ore il colloquio tra l’ex presidente della Camera Luciano Violante e i pm di Palermo, Antonio Ingroia e Nino Di Matteo che indagano sulla trattativa Stato-mafia. I magistrati hanno voluto sentire l’ex presidente della Camera sui fatti del 1993 e in particolare sui mesi che precedettero il mancato rinnovo del 41 bis per oltre 300 detenuti. Nel corso dell’audizione si è parlato anche di una relazione della Dia consegnata a Violante dall’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, nella quale si faceva anche riferimento al tema della trattativa e alla possibile abolizione del carcere duro. Il rapporto, che risale ad agosto 1993, precedette di poco un altro documento steso dallo Sco, consegnato poi alla commissione Antimafia. Anche in quella relazione veniva messo nero su bianco il sospetto che Cosa nostra cercasse in pezzi dello Stato interlocutori per una possibile trattativa. Il rapporto riservato venne consegnato all’Antimafia, allora presieduta da Violante, ma è rimasto negli archivi fino al 2011. In quella relazione, già agli atti del processo all’ex generale Mario Mori, si legge: «Verosimilmente la situazione di sofferenza in cui versa Cosa Nostra e la sua disperata ricerca di una sorta di “soluzione politica” potrebbe essersi andata a rinsaldare con interessi di altri centri di potere, oggetto di analoga aggressione da parte delle istituzioni, e aver dato vita ad un “pactum scelleris” attraverso l’elaborazione di un progetto che tende a intimidire e distogliere l’attenzione dello Stato per assicurare forme di impunità ovvero, fatto ancor più grave, ad innestarsi nel processo di rinnovamento politico e istituzionale in atto nel nostro paese per condizionarlo o comunque per garantisti uno spazio di sopravvivenza». Nella relazione già si parlava dell’eventuale revoca, anche solo parziale, dei decreti che dispongono l’applicazione del 41 bis, poi non rinnovato per oltre 300 detenuti nel novembre dello stesso anno.

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