Paura del Natale?

Paura del Natale?
di Luigi Rossi

NUOVE OFFERTE DI LAVORO NATALE 2013Pare che oggi del Natale faccia paura persino la parola… Nel contesto anglosassone non si parla più dei dolci di Natale, ma di Holliday desserts o drinks! In effetti nella società fluida ogni riferimento specifico a questa festa tende a scomparire o lo si associa soltanto al regalo creando atmosfere incantate con abbondanza di filtri di luce e musiche evocative di buoni sentimenti. Il tutto non deve meravigliare se si segue il presunto ragionamento di un direttore scolastico italiano che ha negato ai bambini della propria scuola di allestire il presepe, dimenticando che proibire non è il massimo dell’azione didattica. La vera educazione deve sgorgare dal di dentro della psicologia del bambino, senza imposizioni. Il dirigente si è giustificato evocando le solite motivazioni che sanno più d’insipida paccottiglia avanguardista che di vero fondamento culturale, sociale, sociologico e psicologico. Le conseguenze di queste premesse sono che i bambini non dovrebbero essere sottoposti a spettacoli, esperienze comunitarie, dinamiche associative con uno specifico contenuto cultural-religioso, tanto da rimanere sostanzialmente tabula rasa senza sviluppare la capacità critica della scelta rispetto al contesto nel quale hanno avuto la ventura di essere inseriti.

Continui sono gli appelli degli intellettuali a non togliere l’umanesimo dai programmi delle nostre scuole per bloccare il degrado culturale determinato da chi pensa che conoscenza sia solo la capacità tecnica di destreggiarsi con i computer. Orientamenti di questo tipo minano le fondamenta del nostro sistema culturale. Gli effetti si riscontrano anche nella capacità dirigenziale di certi responsabili delle scuole! Se è vero che tutti i classici ci riguardano perché utili, interessanti, formativi, belli, allora occorre, come asserisce Canfora, riscontrare lì i nostri valori. Perciò, che senso ha titolare un film “Maledetto Natale” solo per suscitare sorpresa e reazioni che possano tradursi in una maggiore frequentazione del botteghino per la vendita dei biglietti?  Intanto si distrugge l’effetto positivo che perfino il termine riesce ad evocare durante un anno di crisi, gioia dopo tanti dolori, luce nell’oscurità di un quotidiano da inferno, catarsi per tanti in questo tempo di valori insidiati. La confusione mentale è talmente grave da far inneggiare ai mercatini dell’Avvento perché, secondo Repubblica e il Giornale, hanno l’abilità di mutare la faccia alle feste con un crescendo che arriva al vero bello del Natale, vale a dire lo shopping (per chi se lo può permettere) secondo l’Espresso.

In circostanze siffatte mi tocca di convenire con Salvini che, recando un presepe nella scuola dove per presunti motivi d’integrazione non risultava gradito al preside, ha asserito “Difendendo il presepe difendiamo una tradizione, non una religione. Io davvero non capisco quelli che pensano che il presepe sia discriminatorio. In che senso discriminerebbe? Il presepe è fratellanza è accoglienza.” Che stia cambiando anche lui idea sugli immigrati? Misteri e Potenza del Natale!

E poi come dire nel 2014 che il presepe non piace ed é diseducativo quando molti sperimentano difficoltà in famiglia e tanti sono costretti a far nascere il proprio figlio in edifici fatiscenti e senza servizi?  Della vera discriminazione si dovrebbe preoccupare quel preside ricordando che le diversità s’integrano non censurando i valori di una parte, ma accogliendo tutti perché soprattutto la scuola, consentendo visibilità alle diversità culturali portate dagli alunni, ne esalta la specificità e costituisce la base di una formazione critica e partecipata.

Il preside della Bergamasca si è giustificato, e con lui i docenti che lo hanno spalleggiato, facendo riferimento al classico equivoco, ma una piccola penitenza sarebbe loro raccomandabile: rileggere la storia dei popoli del Mediterraneo e, quindi, del nostro Paese per scoprire come verso il presepe converge il meglio che queste genti hanno saputo produrre: eguaglianza, giustizia, intangibilità della persona.

redazioneIconfronti

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