Lun. Ago 26th, 2019

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PD e primarie, quante ore di volo ci separano dalla Corea?

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Brogli e grave vulnus democratico. 2 / di Andrea De Simone
di Andrea De Simone *
L'ex parlamentare Andrea De Simone
L’ex parlamentare Andrea De Simone

In una città non lontana da noi, un tempo si organizzavano le Primarie.
Il candidato che avrebbe dovuto vincerle aveva la possibilità di decidere il seggio, il presidente e gli scrutatori. Un modesto apparato pianificava, prima del voto, la percentuale da assegnare a ciascun concorrente.
Poi capitava che lo stesso presidente di seggio poteva accertare la regolarità delle operazioni sottoscrivendo fino a max 10/15 verbali (i paesini erano lontani dal capoluogo). Il candidato, che si piazzava secondo o terzo, avrebbe avuto comunque assicurato un posto sicuro in lista.
Capitava anche che ad un seggio venissero consegnati due scatoloni, uno vuoto, nel quale l’elettore avrebbe deposto la scheda regolarmente sottoscritta e l’altro con 1200 schede precedentemente votate, che, a conclusione della serata, sarebbero state riportate a verbale.
Se alle h 19.00 chiedevi allo scrutatore ingenuo (poteva capitare) il numero degli elettori che si era recato al seggio fino ad allora ti rispondeva “siamo a 140 votanti”. Alle 21.00, dopo 4 ore, il verbale riportava il numero di 1200 voti validi.

Ma non sempre gli scatoli erano due. Poteva anche essere uno. E così in quel seggio l’elettore fedele, che aveva votato già in altri seggi, deponeva regolarmente la scheda e poteva comunicare al presidente un numero di amici e familiari per i quali, per delega, si sarebbe potuto riportare il voto, anche se non presenti.

Poi c’era il consigliere che consegnava soldi all’elettore. Quello che “consigliava”. Quello che accompagnava fino all’urna (chiamamola cosi). Al seggio potevi incontrare l’elettore di destra e di sinistra. Potevi discutere con una persona che consideravi avversario perché noto sostenitore di un altro partito. Al vincitore delle primarie, che avrebbe dovuto dare vita alla coalizione, venivano assicurati i voti delle liste gemellate. In qualche paese a rischio potevi incontrare persone poco raccomandabili le cui foto, dopo poco, potevi ammirare sulla stampa che riportava gravi fatti di cronaca.
Ma c’erano anche i seggi dove i diversi rappresentanti si accordavano sulle percentuali da assegnarsi in base al tesseramento, che in quella stessa città non lontana da noi, veniva pianificato da capibastone.
L’apparato, che gestiva primarie e tesseramento aveva una esperienza fatta sul campo. Con i Congressi di qualche anno prima, quando i verbali di assemblee già ratificate dalle Commissioni di Garanzia e regolarmente depositate in un armadio chiuso, potevano essere corrette e la mattina successiva, consegnati a complici di organismi superiori, con percentuali manomesse. Per chi era in possesso della seconda chiave dell’armadio non risultava difficile lavorare, da solo, in ore notturne.
Il modesto ed umile funzionario fedele si assicurava la scrivania e il lauto compenso se il meccanismo funzionava. Ma se un cronista rompiscatole riportava intercettazioni, foto o video? Guai a chi aveva sbagliato da solo, a chi aveva fatto il lavoro sporco all’insaputa del candidato/vincitore. ”Chi sbaglia in questo ambiente pulito paga due volte. In questo Partito c’è rigore, serietà e correttezza. Non sono ammessi brogli”.

Poi c’è un paese più lontano da noi dove la persona che non va a votare il candidato “consigliato” da Kim Jong-uno, che deve raggiungere la percentuale di consenso del 100%, può essere condannato alla pena di morte. Wikipedia scrive che il paese è conosciuto anche come Repubblica Popolare Democratica.
Tranquilli. Molte ore di volo ci separano dalla Corea.

Le primarie da noi sono una “grande festa di democrazia e di partecipazione”.

* già senatore della Repubblica ed europarlamentare

 

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