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PD, il partito fallito delle primarie

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Brogli e grave vulnus democratico 1. / di Angelo Giubileo
di Angelo Giubileo
Angelo Giubileo
Angelo Giubileo

Le primarie del Pd rappresentano la storia del partito, nato, dopo una gestazione di tre-quattro anni, nel corso dell’anno 2007. La novità, di per sé costitutiva, del Pd è stata infatti l’elezione del primo segretario del partito, Walter Veltroni, mediante un sistema di elezione nuovo per l’Italia, quello appunto delle primarie. Come dire, che senza primarie non avremmo avuto il segretario, e senza segretario non avremmo avuto il partito. Per il fatto, formale e sostanziale, che il processo di fondazione del Pd sarebbe stato incompleto. Quindi non valido, quindi inefficace.

E tuttavia, dopo quasi un decennio di vita del partito, il nodo gordiano da sciogliere è ancora questo, e cioè se le primarie e la vita stessa del partito debbano essere valutate da un punto di vista oltre che, si dice, politico anche giuridico. Perché, dopo oltre sessant’anni di vitademocratica del paese, accade in effetti che la questione della rappresentanza partitica sia ancora legata al testo – tuttavia approvato e sia detto chiaramente: ancora inattuato – dell’art. 49 della Costituzione: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Qual é l’ambito di applicazione di questa disposizione? Esiste un diritto (giuridico) specifico del cittadino alla determinazione della politica nazionale? E, conseguentemente, esiste un dovere (giuridico) dei partiti di rispettare tale determinazione? La questione, come si legge, non è di poco conto. Anzi. Non è affatto di poco conto. Addirittura, è tale da essere e divenire essenziale per il destino di una qualsivogliademocrazia.

E’ questo, quello che, in buona fede, volevano o meglio auspicavano i costituenti del Pd. Ovvero, la costruzione di un nuovo sistema di potere incentrato su un nuovo modo di fare politica; l’uscita dal chiuso delle stanze, si diceva ammuffite, delle segreterie di partito verso lo spazio aperto delle piazze reali o virtuali, come si usa chiamarle oggi, delle gazebarie, comunarie o primarie di sorta. Questo, tutto questo, ieri rappresentato dalla novità del Pd, oggi rappresentato dal fallimento i-n-e-q-u-i-v-o-c-a-b-i-l-e del Pd. Inequivoco, perché altrettanto senz’alcun dubbio ormai, è stata quanto meno equivoca, se non compromissoria, la decisione del Pd-di-Renzi di abbandonare i territori al loro passato destino. Che, soprattutto in Campania, come per Bassolino e De Luca, sembra non passare. Ma è già passato.

 

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