Pd, il partito spugna

Pd, il partito spugna
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Il PD continua la graduale ed inesorabile trasformazione del suo stesso modo di essere partito. Userò la metafora della spugna per indicare questo mutamento genetico che si sta scatenando da qualche tempo (leggasi era Renzi) nel quadro politico italiano. Mi spiego. La spugna è notoriamente un oggetto capace di inzupparsi, trattenere e restituire il liquido che assorbe, la usiamo come emolliente per la pelle facendola scivolare con delicatezza sul corpo o con più vigore per pulire a fondo. La immergiamo nell’acqua calda per ristorarci o nell’acqua fredda per tonificarci. Insomma, la spugna porosa sembra buona per tutto e tutti e in qualsivoglia condizione.

Uscendo fuori dalla metafora, è palese a tutti che il PD si muova a 360 gradi.

Innanzitutto, una corposa dose di leaderismo, che serve a concentrare tutta l’attenzione mediatica sul capo indiscusso, alfa e omega dell’essere e sentirsi democratico nel nostro paese. Un leaderismo all’americana o alla francese, che, a lungo andare, richiederà un altro corposo passaggio dal parlamentarismo delle banane in cui secondo i renziani ci ritroviamo dal 1948 al presidenzialismo che già Berlusconi aveva provato a introdurre fallendo per la (giustissima, allora come ora, se solo ci fosse ancora) rivolta delle piazze.

Poi, il PD prosegue con una spruzzatina di sinistra per tacitare i nostalgici del vecchio PCI-PDS-DS presenti nel partito e ancorati alle loro nostalgie antifasciste (sic!) e all’esigenza di stare al passo con i tempi, accontentandoli sulle unioni civili, un mantra laico sul quale non dovrebbe esserci neanche più discussione se solo si ragionasse sulla base dell’importanza dei diritti per i cittadini e non per speculazioni politiche ed elettorali o per indebite ingerenze ecclesiastiche.

Poi, ancora, una corposissima retromarcia sulle questioni del lavoro, compiacendo a mani basse imprenditori e industriali, creando pochissimi lacciuoli per licenziare e soprattutto azzerando molti diritti dei lavoratori.

Prosegue con un colpo all’Europa per tacitare gli euroscettici di destra e sinistra e regalando una buona dose di populismo, provando a fare la voce grossa con la Merkel o con Junker per risvegliare un mai sopito sentimento nazional-popolare e mostrandosi, agli occhi dell’opinione pubblica, come paladino dell’Europa dei popoli e della solidarietà. Quella stessa solidarietà che però nega, in suolo patrio, ai milioni di giovani senza lavoro, perché continua lo stillicidio delle fughe dall’Italia per cercare altrove ciò che qui non si riesce più a trovare: un lavoro e una dignità.

Un attacco alla Costituzione, per spazzare, d’un colpo solo, quelle che il PD ritiene le arcaiche strutture democratiche per rendere la politica veloce, decisa e senza troppi ostacoli, creando un monocameralismo di fatto che operi come la maggioranza governativa possa indicare e disporre. Ma cancellando la ragionevolezza del metodo democratico che si basa, da sempre, nel nostro paese sul doppio controllo Senato-Camera, per assicurare l’adeguata ponderatezza delle misure da adottare in tutti i campi.

Potrei continuare ancora, perché il partito-spugna prende tutto ciò che trova per la sua strada. Ha corpi (elettorali) diversi da accontentare e non può essere monocromatico.

Monocratico sì, monocromatico proprio no…

Giusto per soddisfare tutti. O per deluderli?

* Professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

redazioneIconfronti

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