Mar. Set 17th, 2019

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Pd, un congresso in cerca di una politica

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di Carmelo Conte

Cuperlo e Renzi

di Carmelo Conte
Cuperlo e Renzi
Cuperlo e Renzi

Se, come prevedono i sondaggi, Renzi dovesse vincere il congresso ed essere eletto Segretario Nazionale con largo margine, la tendenza dei partiti italiani a conformarsi a guida carismatica potrebbe estendersi anche al Pd. È una previsione accreditata dalla concezione leaderistica e mediatica della politica, propria del Sindaco di Firenze, e dalla scelta di celebrare, con procedure diverse, lo svolgimento dei congressi locali, regionali e nazionale, non a caso convocati a distanza di mesi l’uno dall’altro. Il Pd ha, infatti, avviato venerdì scorso un tour di assemblee che si concluderà a marzo 2014 e riguarderà la formazione dei gruppi dirigenti ma non strettamente la politica, quasi che questa fosse una prerogativa riservata al vincitore: non vi è stato un dibattito né un documento preparatorio, se non per le regole e il calendario. Eppure si tratta di un evento che dovrebbe avere valore costituente della politica. C’è solo da sperare che uno dei candidati, in particolare Cuperlo, dotato com’è di solidi fondamenta politici e culturali, impegni Renzi in un confronto serrato e coinvolga anche le dinamiche locali dove, ormai, è difficile cogliere i segni identitari della sinistra sia nel modo di gestire sia nei programmi. Nell’attesa, di certo non esaltante perché dovrebbe maturare dall’alto, la Salerno riformista, nel ricordo delle battaglie politiche e programmatiche in cui spesso si è distinta, potrebbe dare un senso peculiare al suo congresso intorno ad un tema che l’angustia da sempre: il napolicentrismo. Una grande questione che, di là delle polemiche campanilistiche, va affrontata con sensibilità storico-politica. Invero, la Campania si è formata, nel bene e nel male, intorno all’apogeo di Napoli e sotto l’influenza delle tante dominazioni straniere che l’hanno attraversata dal medioevo all’epoca moderna. È figlia, appunto, della storia più che dei territori di cui si compone. Tant’è che con l’avvento della Repubblica e l’istituzione delle Regioni, le sue diversità pur avendo subito trasformazioni rilevanti, non si sono composte in un’identità di tendenza. Operazione istituzionale e sociale che, ora, a seguito dell’abolizione delle Province che ne hanno accentuato, fin dagli inizi, le separatezze, può essere ripensata, declinando la Campania come Regione dei territori. Vale a dire che bisogna ridefinire il ruolo di Napoli non partendo da Napoli, bensì dalle diffuse potenzialità locali. Senza cercare nel contesto della globalizzazione economica e sociale la soluzione dei propri problemi subordinandosi alle sue regole generalizzanti, ma coniugando la modernità alla luce delle esigenze endogene. Va, perciò, capovolto il modo di porsi rispetto al localismo e alla globalizzazione: superarli entrambi nel segno del pensiero meridiano (il proprio) teorizzato da Franco Cassano, diventare, cioè, soggetti del pensiero e non oggetto di una dinamica ideale ed economica d’importazione. Il punto di riferimento organizzativo e fattuale lo offre il Piano Territoriale Regionale, approvato nel 2008, che propone una divisione del territorio della Campania in nove ambiti insediativi omogenei (dovrebbero essere questi i livelli veri dell’organizzazione periferica dei partiti, in particolare del Pd, anziché le province!?). Uno di essi è stato individuato nel Parco Nazionale del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, che, pur se strettamente delimitato, è parte integrante e preponderante di un consistente sistema di aree protette: copre il 29% della superficie dell’intera Regione, un perimetro di destinazione nel quale ricadono i più importanti centri produttivi, archeologici, culturali e ambientali. Questo pone l’esigenza di un progetto istituzionale, in cui la Città del Parco, intesa come tirante di funzioni territoriali a sud della Regione, diventi, insieme all’Area Metropolitana, pur con le indubbie differenze, uno dei due poli naturali di riferimento tra i quali articolare, in sostituzione delle vecchie circoscrizioni provinciali, il territorio e lo sviluppo della Nuova Campania. In applicazione del principio: natura conserva natura, natura crea natura. È una visione che, coniugata con le aree protette ampiamente diffuse anche nelle altre regioni meridionali (25% del loro territorio), può essere il punto di partenza per la realizzazione della Macroregione del Sud, ritornata di attualità in un’ottica europeista. In un siffatto processo di aggregazione, basato sullo sviluppo sostenibile, Napoli avrebbe il ruolo guida e Salerno quello d’interconnessione tra aree vaste, grazie alla sua posizione geografica intermedia.

(da La Città del 13 ottobre 2013)

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