Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Pdl tra congresso sub judice e candidature di dubbia legittimazione

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Cirielli indica nell’assise d’inverno la fonte delle future scelte, ma i pm indagano su quel risultato
il corsivista

Esistono visioni semplificate della democrazia e della partecipazione che non aiutano a comprendere l’attuale transizione. Soprattutto nel centrodestra emerge l’incapacità di entrare in sintonia con il tempo presente, al quale inutilmente si resiste. È quanto emerge da dichiarazioni pubbliche con le quali si ostenta un potere della cui inattualità ci si ostina a non prendere atto.
Oggi sull’edizione salernitana del “Roma” è stata proposta ai lettori un’intervista a Edmondo Cirielli, ufficiale dei carabinieri prestato da più di un decennio alla politica, presidente della Commissione Difesa della Camera e presidente sfiduciato (per sua volontà) della Provincia di Salerno, cariche che bastano a farlo considerare un dirigente di rango della politica perlomeno campana. Ebbene, Cirielli, alla domanda su quale strategia attiverà il Pdl locale se proprio si dovesse votare alle prossime Politiche con il Porcellum, delinea due strade. La prima è quella delle primarie di collegio “che io immagino – spiega Cirielli – allargate a tutti: agli iscritti del Pdl che, in provincia di Salerno, sono oltre 20mila ma anche ai tanti semplici elettori che, per diversi motivi, non si sono iscritti…”. La seconda passerebbe per il congresso provinciale Pdl, svoltosi a febbraio scorso, “nel quale gli iscritti sono stati chiamati ad esprimere una preferenza”. In quella sede, cioè, sarebbero stati già espressi i nomi che “riscuotono maggiore consenso” (E Cirielli ricorda, a scanso di equivoci: “I più votati furono Marcello Feola e Lello Ciccone”).
Nella prima repubblica, allungatasi baldanzosa fino ai tempi del Caf, nell’era cioè delle parrocchie influenti, dei socialisti rampanti e delle botteghe oscure vocate al palazzo, il discorso non avrebbe fatto una grinza. La democrazia aveva rinunciato, allora, a sconfiggere le oligarchie interne ed esterne per cui le tessere e i congressi legittimavano la possibilità di assumere decisioni apparentemente inattaccabili (“apparentemente” si badi). Quelli erano partiti pesanti, però, radicati e autorevoli pur nella loro ambigua dignità valoriale. Snervanti mediazioni interne disciplinavano instabili equilibri. Tirare in ballo oggi un congresso di partito (di un partito peraltro leggero, anzi piuma, mediatico; qualcuno dice “PP, partito pretesto”) appare operazione incongrua che impreziosisce ulteriormente la forte iniziativa delle primarie del Pd, nelle quali un segretario già legittimato da un congresso si è rimesso in gioco per competere nella premiership. Nei partiti leggeri (o apparenti) come il Pdl i congressi sono lo specchio di ciò che resta del leaderismo forzitaliota: a determinarne gli esiti non sono le forze interne ma decisioni “esterne” assunte per manifestare vicinanza e sostegno al capo senza avversari (a Roma come ovunque). Salerno è il plastico esempio di tali inquietanti, inediti corsi: il congresso Pdl, che dovrebbe secondo il parlamentare Cirielli legittimare le candidature al Parlamento, è sub judice. La magistratura sta indagando da mesi su presunti favori istituzionali in cambio di acquisto di tessere e anche i recenti arresti di Cava originano da quel filone d’indagine. È sub judice proprio perché tessere e adesioni non sarebbero maturate in un sofferto, disinteressato confronto tra “anime” del partito. Tutt’altro, sospettano i magistrati. Il quadro, allora, si fa davvero oscuro, perché denota errori di prospettiva nelle analisi politiche, e più ancora manifesta l’incapacità di cogliere la trasformazione del paesaggio sociale e politico contemporaneo, nonché la richiesta di radicale cambiamento che sale dai cittadini. Cosa fanno, allora, i politici di centrodestra che non si rassegnano a prendere atto della loro inadeguatezza e della fine del vecchio “impero” che immaginavano eterno? Non potendo ammetterlo, commettono l’ulteriore errore di scambiare per “fine” quello che un tempo era soltanto un mezzo (voti e peso nei congressi) e blindano pateticamente il forziere di inutili, logore tessere, diventate ormai carta straccia.

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