Mar. Ago 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Peccato che la politica non abbia colto l’impetuosa forza di Internet

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Social network usati per bacheche nelle quali mostrarsi: e il vecchio stile non è riuscito a rinnovarsi
di Barbara Ruggiero

politica_internetC’è chi va in tv, chi rifiuta di farlo e c’è chi – in zona Cesarini, per usare un termine calcistico – propone un confronto tv. Utopia? Difficile immaginare, a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale, l’organizzazione lampo di un confronto che veda di fronte tutti quelli che si candidano a governare il nostro Paese.
Oramai si avvia verso la conclusione questa strana campagna elettorale. Qualcuno aveva definito questa tornata elettorale come la prima web-partecipativa: campagna elettorale web 2.0. E noi ingenui italiani ci abbiamo creduto. Abbiamo ammirato la “salita” on line dei vari leader di partito che si candidano a un ruolo di primo piano per il futuro della nostra Nazione, abbiamo ammirato le loro performance, le loro foto – alcune incredibilmente taroccate -, abbiamo ritwittato i punti della campagna elettorale che condividiamo. E a un certo punto ci saremmo anche spinti più in là, a cercare un contatto diretto con loro, con i politici che dovrebbero rappresentarci e che si avviano comunque a decidere le sorti del nostro Paese in un momento particolarmente delicato. Peccato non aver capito in tempo che per la maggior parte dei politici di vecchio corso essere on line è come apparire in televisione. Esisto dunque sono. E invece no. On line non si può solo “esistere”: non basta la foto con il volto sorridente e lo slogan da piazzare in bella mostra sul sito e sui social network. Occorre “partecipare”: argomentare, rispondere, essere presenti in maniera costante; occorre interagire. On line non basta dire “propongo questo”; occorre rispondere a chi ti chiede perché lo fai, è necessaria la dialettica. È necessaria più che mai in un mondo in cui prevale la forma dialogica su quella narrativa, in cui non basta raccontare la storiella – prerogativa del vecchio e stantio modo di fare politica; è necessario interagire, con gli elettori e con le altre forze politiche. Internet è una grande opportunità per recuperare il rapporto con la Nazione, per ridare fiducia agli elettori, per mostrare trasparenza, per ripristinare la logica della politica che ascolta e che risponde. Una vera forma di democrazia partecipata, anche in campagna elettorale. Ed è su questo punto che fallisce la grossa parte della politica oggi. Quanti sono pronti al dialogo o al confronto?
Che i social media siano particolarmente influenti in queste elezioni lo si capisce anche dai quotidiani nazionali, che hanno “scomodato” piattaforme tecnologiche di analisi sui social media per capire di chi si parla di più e dove. Repubblica ha inaugurato il twitterometro, un particolare strumento che misura la menzione dei candidati ogni giorno su Twitter. Anche se, a dirla tutta, la politica prende piede solo negli ultimi giorni. Prima, a offuscarla, ci hanno pensato – anche sui social media – le inaspettate dimissioni del Papa e poi Sanremo. E questo già la dice lunga sull’interesse e sull’affezione della gente comune alla politica.
Ma quanto c’è di “partecipato” oggi? Bastano solo le presenze sui social media per dare l’idea della partecipazione? L’impressione è che la vecchia politica stia solo rincorrendo il nuovo, che il vecchio stia solo indossando una maschera di novità, senza capire l’effettiva portata innovativa e la concreta importanza dei nuovi mezzi di comunicazione. Se così fosse, la politica – intesa in senso ampio – avrebbe solo perso un’altra occasione, vera e concreta, di essere vicina alla gente e ai problemi della quotidianità delle persone comuni.
Significherebbe aver perso un altro treno senza togliersi di dosso quel marchio di autoreferenzialità che oramai, agli occhi della povera gente, non la legittima più.

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