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Peccatrice, apostola, femminista. Chi è la Maddalena di Garth Davis?

Peccatrice, apostola, femminista. Chi è la Maddalena di Garth Davis?
di Luigi Rossi

Numerosi i tentativi di manipolazione della figura di Maria Maddalena e il motivo appare evidente fin dagli inizi: è una donna forte e determinata in una società patriarcale, di conseguenza facilmente strumentalizzabile da chi é determinato a contestare la tradizione; non a caso lo gnosticismo, la prima e più grave eresia, ha fatto della Maddalena la propria eroina per esaltare l’insegnamento segreto, la Pìstis sophìa che avrebbe salvato solo pochi eletti in grado di conoscerla. In tempi più vicini sono iniziate le illazioni sulla sessualità di Gesù e, di conseguenza, l’interesse per i suoi rapporti con l’ex prostituta liberata da sette diavoli, svolazzi romanzati che si fondano anche sulla confusione determinata dall’assimilazione di Maddalena con altre due Marie: la sorella di Lazzaro [Lc 10, 38-41] e la donna che lava i piedi di Gesù con le sue lacrime [Lc 7, 36-50]. È una tradizione occidentale, infatti le chiese orientali mantengono separate le feste di Maria di Betania e di Maria di Magdala, dal quarto secolo in Europa occidentale descritta come una penitente che vive da eremita senza far riferimento alla missionaria della resurrezione. Così vengono tacitati i timori di chi si comporta come i vecchioni a cospetto della casta Susanna: si nasconde il rapporto solare di Gesù con le donne, anche quelle con una vita poco regolare ma importanti per comprendere la concretezza della dinamica salvifica dei vangeli. Gesù ritiene le donne capaci di maggiore amore degli uomini, come nel caso della samaritana [Gv 4, 26] e, giacché risultava impossibile ridimensionare la figura della Maddalena nella vita di Gesù, la si è trasformata in peccatrice per appannare il ruolo di apostola e, di conseguenza, avere mano libera nel bloccare quello delle donne nella Chiesa. Si comprende allora l’importanza della decisione assunta dal  papa il 10 giugno 2016, quando ha dichiarato la memoria liturgica di Maria Maddalena festa dell’«apostola degli apostoli» e così ha ristabilito la verità su uno dei personaggi più significativi tra i primi discepoli di Gesù.

Luigi Rossi

Luigi Rossi

Rispetto a questa vicenda si é verificato un altro tentativo di strumentalizzazione della verità evangelica proponendo una tesi col dichiarato scopo di dimostrare la colpevole predisposizione alla falsificazione da parte della chiesa istituzionale nel presentare la vicenda storica di Gesù. Per la verità l’industria cinematografica ci ha abituati ad un uso strumentale dei vangeli, pretesa di verità a basso prezzo anche quando é priva della carica eversiva di alcune tematiche, come quella proposta da Scorzese prendendo spunto dal romanzo di Nikos Kazantzakis, quando non usa crude scenografie come quelle che hanno colpito l’immaginario collettivo mentre in latino si contavano i colpi della cruda flagellazione in La Passione, o quando ci si avvale di fantasie da romanziere e dalle note della Maddalena di Jesus Christ Superstar si approda nel Codice da Vinci e s’incontra la presunta discendente finalmente consapevole delle proprie origini.

Quest’anno é stata proposta un’altra versione di Maria Maddalena per riabilitare la donna descrivendo con dolcezza la sua ribellione in contrasto con la verità narrata dai vangeli canonici. Il regista riesce a canalizzare un’empatica energia indugiando sui silenzi per creare un’accattivante atmosfera; purgata da eccessi di realismo. Il film non annoia perché si giova dei primi piani del volto di Maria, al quale la protagonista conferisce molta luminosità espressiva grazie ad un’ineccepibile recitazione. La fotografia esalta i grandi spazi e rende suggestivi i paesaggi, immagini tratte da varie regioni del nostro Mezzogiorno. Rispetto alla delicatezza di questi fotogrammi, il volto di Gesù con barba incolta e un improbabile taglio di capelli appare troppo ombroso, a volte smarrito mentre tenta di leggere nei fatti il destino che lo attende; l’attore non sempre riesce a dare concretezza alle complesse sfaccettature della personalità del Maestro di Nazaret. A colpire è soprattutto il disinvolto uso delle citazioni evangeliche sottoposte ad una lettura fuorviante ma funzionale alle necessità della tesi di fondo. Perciò, senza alcun problema di esegesi, si procede ad omissioni di ogni genere, autentici falsi per esaltare la radicalità di un film che, alla tentata riabilitazione di Giuda per propagandare il messaggio dell’omonimo vangelo apocrifo, affianca un collegio apostolico impegnato in un improbabile dialogo per portare a termine un progetto politico che ha per ispiratore un invidioso e risentito Pietro, che suscita antipatia. Garth Davis toglie ogni mordente a questi uomini a beneficio di Maria la quale a Cana, in una circostanza fondamentale ma totalmente inventata, viene presentata addirittura come la maestra del suo maestro!

Dopo una monocorde sequela d’immagini, l’uditorio è pronto a recepire il messaggio principale, per nulla religioso e totalmente sociologico e culturale: la donna può realizzarsi anche se non prende marito e genera figli identificandosi nel solo ruolo di moglie e di madre. Il regista, profittando di una scarsa conoscenza dei vangeli e della pubblica emotività, ha facile gioco nel descrivere un regno al quale sono inviati i discepoli di Gesù. Per la Maddalena si tratta di uno stato mentale e non di un evento storico. Di lei è raccontata la vocazione mentre percorre vie polverose e accidentate per rispondere alla chiamata interiore che la rende una preziosa eccezione nel contesto dove vive. Primizia del nostro presente, ella è attirata da un Mare-liquido amniotico nel quale sparge il granello di senape. A seminarlo è una donna che fa rivivere le argomentazioni dei cristianesimi perduti, studiati dallo statunitense Bart Ehrman, formatosi alle tesi di Elaine Pagels, esaltatrice della gnosi del vangelo di Maria, divulgatore dell’iniziazione spirituale da intendere come possibile salvezza della ragione assegnando il primato alla mera conoscenza, senza bisogno dei riscontri fattuali della storia della salvezza. A questo fine, secondo il regista, la Maddalena avrebbe stretto un patto con le altre donne coinvolte nella vicenda di Gesù di Nazaret per custodire il segreto del Vangelo interiore negato dalla Chiesa di Pietro, cioè che il Regno è già qui, dentro di noi, basta credere. Rispetto a questo modo di leggere i vangeli è preferibile un approccio più tradizionale, ma anche più vicino alla verità dei fatti e alle motivazioni che hanno spinto gli evangelisti a scrivere. Ancora una volta si dimentica quanto asserisce Giacomo, il fratello del Signore: la fede senza le opere è morta perché non esiste un iperuranio di idee che redimono dal male, ma il nostro impegno nella concretezza della storia per garantire a tutti felicità.

 

 

 

 

 

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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