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Pedine disumanizzate di aziende senza scrupoli

Pedine disumanizzate di aziende senza scrupoli

“Ho fatto una riunione di sedici ore.
Questa dev’essere la famosa vita di cui sentivo parlare
gli adulti: ci siamo staccati dalle alghe, ci siamo distinti dai rettili,
abbiamo acquistato forma di mammiferi, voluto il fuoco,
lavorato metalli, piegato la materia, usato la natura per arrivare
a discutere sedici ore di un detersivo.
Sono sostenuto da una forza che non è mia.”
(Walter Fontana, L’uomo di marketing e la variante Limone)

di Elvira Sessa

Infine-chiedete-aiuto-di-Marco-Bifulco_250Come in questa frase, riportata nell’epigrafe, i personaggi del romanzo di Bifulco, dipendenti di un’impresa di spedizione, sono mossi da una forza che non è la loro.
Abbagliati dalla convinzione di essere finalmente diventati protagonisti di quella “famosa vita” di cui sentivano parlare, si muovono tutti, dal consumato dirigente al giovane volenteroso agli inizi della carriera, negli uffici dell’azienda e nella loro, marginale, vita privata, come pedine della partita a scacchi di un’azienda senza scrupoli, pronta a sostituire le ruote vecchie con quelle nuove, al primo scricchiolio. Pedine disumanizzate, uomini ridotti a meri esecutori acritici di ricette manageriali semplici e miracolose dispensate dai nuovi sofisti dell’era postindustriale che promettono, per tutti, una folgorante “autorealizzazione”. Come il mantra che il branch manager Luca Salvini, si ripete ogni volta che affronta un top customer: “Braccia immobili, sguardo ficcante, braccia immobili, sguardo ficcante”. Il meccanicismo descritto da Bifulco travolge anche l’amicizia, quella tra Teo Rossi e Anita Belloni, anch’essa “procedimentalizzata” nella regola del “do ut des”: se funzioni, ti sono amico ma appena vacilli, ti abbandono.
La procedura, che ha preso il posto dell’essere umano, è cristallizzata anche nei titoli dei quattro capitoli del romanzo che riportano cinque regole per combattere lo stress sul posto di lavoro. Le “regole-capitoli” sono: Cap.1. Ricordate i tempi felici; Cap. 2. Evitate la negatività; Cap.3. Uscite più spesso; Cap. 4. Modificate la vostra routine quotidinana”.
Vi è poi un’ ultima regola-antistress, che racchiude il senso dell’opera ed è la n.5. “Infine chiedete aiuto”. Ma a questa regola, contenuta nell’ultima pagina del romanzo, non corrisponde nessun capitolo. Del resto, non potrebbe essere diversamente: il chiedere aiuto presuppone la consapevolezza della propria vulnerabilità, presuppone e determina un superamento di regole eteroimposte. Nessuno può dirci come chiedere aiuto. Ma nella richiesta di aiuto c’è il solo e unico riscatto dalla gabbia d’oro del produttivismo e dal cannibalismo della cosificazione.
In fondo, il romanzo è pieno di personaggi che strozzano richieste d’aiuto. Forse quello che colpisce di più è Giuditta. Orgogliosa del suo lavoro, Giuditta combatteva l’ ipertensione arteriosa, che poi la porterà alla morte, con aglio e cipolle, ritrovandosi, per questo, sempre più sola. Muore sul campo di battaglia. Di lei resta solo la scrivania che, alla notizia del decesso, viene subito depredata dai colleghi. Mauro, Rosanna, Anita si avventano su tutto ciò che trovano (tappetino del mouse, graffette, puntine, bloc notes) ma, nella furia predatoria, non si accorgono che in un cassetto è rimasta una fotografia. Quella che ritrae Giuditta, circondata dai colleghi, con una torta di compleanno per i suoi 50 anni. Un colore di umanità rimasto in un cassetto.
Chiediamo aiuto, apriamo i nostri cassetti e riappropriamoci del nostro io più vero, il solo che ci apre gli occhi sulla manipolazione mentale cui siamo sottoposti, il solo che ci restituisce fiducia negli uomini e nella nostra umanità.
Il romanzo verrà presentato a Salerno, domenica 10 marzo alle ore 17, presso il Teatro Apollonia di via S. Benedetto (di fronte al Museo Archeologico Provinciale), nell’ambito dell’iniziativa “Precari: tra immagini e scrittura”, organizzata dall’associazione culturale “Felix”.
Nel corso dell’evento, verranno proiettati episodi del film “La ballata dei precari”, autoprodotto dalla regista Silvia Lombardo e si leggeranno poesie tratte dalla raccolta “Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”, di AAVV. Saranno presenti gli Autori: Marco Bifulco, Elena Lavorgna, Alfonso Maria Petrosino. Ingresso libero.

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