Peggio della predizione Maya? Nulla, anzi no: il ritorno del Cavaliere

Peggio della predizione Maya? Nulla, anzi no: il ritorno del Cavaliere
di Diogene

Temevate la predizione di sventura dei Maya e la crisi di governo? Per la data del 21 dicembre c’è ancora tempo; per la crisi di governo, eccovi serviti! Sventure di qua, sventure di là; predizioni catastrofiche in crescendo e in cantiere, oltre a quelle già messe in opera: se non siamo rovinati, poco ci manca! Quelli del governo tecnico non hanno scherzato poco. In nome della messa a posto dei conti dello Stato si sono inventati – tra l’altro, per fare cassa – una certa spending review, una revisione della spesa, tradotta volgarmente in lingua italiana, ma che è più chic e fa più effetto se si enuncia in lingua inglese; hanno messo kappaò tanta di quella gente che nemmeno loro riescono a capire in quanti siano. Ovviamente, come nella storia, pagano sempre i deboli. “E che, sono fesso?” – avrebbe detto il grande Totò se avesse fatto parte della schiera di quelli che comandano. Quelli che comandano vogliono sempre il bene esclusivo delle comunità. Decidono e prendono dolorosamente, con la morte nel cuore, decisioni anche impopolari, ma improcrastinabili. Lo fanno per il bene della Nazione e i sacrifici se si devono fare, purtroppo, si devono fare. Paga sempre Pantalone, è storia vecchia; chi dovrebbe pagare? Poi però sulla scena è arrivato, alquanto a sorpresa, il Cavaliere, l’uomo dalle mille idee e dalla risoluzione facile, definizione tanto cara a Peppe Di Florio, e ha detto a quelli del governo tecnico, più o meno testualmente: “Ma dove andate, che state facendo? Non vi accorgete che state inguaiando l’Italia e gli italiani?” Ah! Alla faccia! Adesso stiamo inguaiando l’Italia? Scusate, Cavaliere, ma dove eravate quando Monti e compagni chiudevano i rubinetti a più non posso e tassavano tutti quelli già tartassati, giorno dopo giorno, salasso dopo salasso? E perché mai, per tanto tempo, non avete suggerito – visto che nessuno del governo ha mai mosso un passo senza avere il consenso di quelli che comandano pure se sono fuori stanza – a Monti e soci di dare l’esempio quando si è trattato di chiedere sacrifici al popolo italiano? Si dovevano dimezzare deputati e senatori; si dovevano sopprimere tutte le Province; si dovevano ridurre gli stipendi a tutti i parlamentari; si doveva regolamentare una volta per sempre quella odiosa storia dei vitalizi, quelli semplici e quelli compositi. Si dovevano… Ma chi li ha viste mai queste riforme? chi ha mai mosso un solo passo in tali direzioni? chi ha cercato di far capire – dando il buon esempio, da “pater familias”, che i sacrifici si fanno in maniera proporzionale ai reddito conseguito? Caro Cavaliere, con la vostra “uscita”, credo che abbiate sbagliato palazzo, come si dice da queste parti. Adesso Monti non vi sta più bene? E che facciamo? Dobbiamo avere più paura della catastrofica predizione dei Maya o del vostro ritorno? Cavalierato? Tante grazie, ma abbiamo già dato. Anche troppo!

redazioneIconfronti

2 pensieri su “Peggio della predizione Maya? Nulla, anzi no: il ritorno del Cavaliere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *