Pensioni, corsi d’inglese, telefonate: niente crisi per la casta

Pensioni, corsi d’inglese, telefonate: niente crisi per la casta

I vitalizi e i privilegi della “casta” resistono anche ai tempi di crisi e di spending review.
Finisce nel dimenticatoio il cosiddetto decreto legge anti-Fiorito mentre la legge di Stabilità stanzia milioni di euro in favore di enti e progetti per non scontentare nessuno.
Poco più di un mese fa, un decreto legge del governo Monti aveva annunciato lo stop alle pensioni ai consiglieri regionali prima del compimento di 66 anni: nessun consigliere regionale avrebbe avuto diritto alla pensione senza aver compiuto il sessantaseiesimo anno di età e senza aver svolto almeno dieci anni di mandato. Il decreto serviva a impedire che – come emerso nel corso dell’inchiesta che ha visto coinvolto l’ex capogruppo del Pdl in consiglio regionale del Lazio, Franco Fiorito – i consiglieri regionali potessero riscuotere il vitalizio dopo appena tre anni di incarico e già al compimento dei cinquanta anni. La norma avrebbe consentito di fare ordine nell’universo svariato delle Regioni che, come risaputo, sull’argomento hanno propri ordinamenti.
Ma il decreto legge di Monti, appena giunto in Parlamento, ha scatenato numerosi dibattiti tra tutti coloro che volevano apportarvi delle sostanziali modifiche. Alla fine, si è deciso che le disposizioni – quelle del decreto legge di Monti – «non si applicano alle Regioni che abbiano abolito i vitalizi». Intanto tutte le Regioni hanno già provveduto ad abolire i vitalizi. E qui sta l’inghippo! Logica conseguenza: la regola dei 66 anni e dei 10 anni di mandato non si applica a nessuna Regione.
Solo l’Emilia Romagna avrebbe cancellato e basta i vitalizi; altre regioni, tra cui il Lazio – come sottolinea Sergio Rizzo nel suo commento sul Corriere della Sera – hanno demandato a futuri provvedimenti il passaggio dal vitalizio alla pensione per i consiglieri regionali. Un escamotage che consentirebbe a tutti di aggirare quanto imposto dal decreto legge di Monti e che consentirebbe ai consiglieri regionali di prendere la pensione prima del compimento dei canonici 66 anni e dei 10 anni di mandato.
Ma i privilegi della casta non finiscono qui. Stamattina il Fatto Quotidiano pubblica un elenco di tutti i finanziamenti approvati nella cosiddetta legge di Stabilità: “briciole” – sottolinea il quotidiano – che costituiscono “la marchetta” al tempo della crisi.
L’elenco delle “mance” inserite nel decreto – e citate dal Fatto Quotidiano – è lungo: si va dall’emendamento per incrementare di 70 milioni il fondo per i contributi diretti all’editoria, allo stanziamento di fondi per “la realizzazione di una piattaforma d’altura davanti al porto di Venezia”, proposto da Pierpaolo Baretta e Renato Brunetta, entrambi veneziani.
Non mancano altri finanziamenti: alla Fiera di Verona 259 mila euro per i prossimi tre anni, per diretto interessamento del deputato veneto Alberto Giorgetti; al comune di Sciacca, per interesse del deputato Giuseppe Marinello per assunzione di lavoratori socialmente utili nel comune siciliano; 1,8 milioni di euro per l’Ente per il Microcredito il cui presidente Mario Baccini è stato in Aula promotore dell’emendamento; ancora finanziamenti per la Pedemontana di Formia per cui si spendono 5 milioni di euro l’anno. Si tenta anche di salvare il salvabile: un emendamento presentato da due esponenti del Pdl punta a tenere ancora in vita l’Eipli, Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia e Lucania, che il Governo aveva soppresso lo scorso dicembre, dando alle regioni sei mesi di tempo per chiudere tutto.
Come se non bastasse, tra vitalizi e mance salvate, spuntano anche i costi per l’alfabetizzazione linguistica e informatica dei nostri parlamentari: nel 2012 il progetto di bilancio della Camera parla di un milione e duecentomila euro complessivi di spese per corsi di lingue e informatica: 400mila euro annui.
In un periodo di “lacrime e sangue” per i cittadini, risaltano anche le spese degli onorevoli per le telefonate: due milioni e duecentoquindicimila euro (1,5 milioni di telefonia fissa; 550 mila euro per quella mobile); 600 mila euro le spese per francobolli e spedizioni. Alla faccia dell’austerity!

Barruggi

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