Pentecoste, è tra tutti noi (e ci illumina) lo Spirito che salva

Pentecoste, è tra tutti noi (e ci illumina) lo Spirito che salva
di Luigi Rossi

Pentecoste_San_Michele“Questi uomini gettano nel disordine la nostra città”: è la denuncia contro Paolo e Sila, impegnati nell’evangelizzazione (Atti 16,20), ma si tratta di timori non condivisibili, espressi da chi ha paura della verità e, quindi, è poco disposto ad aprirsi alla gioia della Pentecoste, quando si realizza la promessa di Gesù: l’invio dello Spirito come sua eredità più vera e preziosa.

La Pentecoste è un evento che rende pubblica questa donazione, vale a dire la presenza spirituale di Gesù risorto nella Chiesa grazie allo Spirito Santo. Con questa festa nasce la Chiesa nella quale continua in modo diverso la presenza storica di Gesù.

Nel discorso di addio (Gv. 14,15-26) Gesù parla dello Spirito nel tempo della Chiesa, pronto a consolare per superare le conseguenze dell’odio e delle persecuzioni, la caparbia incredulità che scandisce le esperienze quotidiane.

Due sono i segni che la caratterizzano: il vento ed il fuoco. Il vento simboleggia l’imprevedibilità dello Spirito, la necessità di aprirsi alla sua azione per divenire creature che non seguono le vie battute dal buon senso umano, frutto della mediocrità, che induce all’abitudine. Lo Spirito è inarrestabile, non può essere ingabbiato perché travolge tutti gli ostacoli che gli si frappongono; è un vento dinamico che indirizza verso direzioni sconosciute e terre nuove rendendoci creature in movimento.

Il suo fuoco svolge una triplice azione: illumina, riscalda, purifica mentre si propaga. Non consente di procedere a tastoni perché illumina; riscalda la fede, mai intellettualistica, ma sempre portatrice di vita, perciò lo Spirito purifica da tutte le scorie.

La festa di oggi segna la nascita della chiesa come comunità che annuncia la salvezza, la cui manifestazione più eloquente è la possibilità per tutti di comprendere la lingua del vicino pur usando linguaggi diversi; il contrario di quanto avvenne con la torre di Babele, vero antidoto per rendere virtuosa la globalizzazione che stiamo vivendo.

Nella lettera ai Romani (8, 8-17) Paolo esalta lo Spirito che libera dalla schiavitù della carne, causata da un egoismo che pietrifica sentimenti e valori. Trasforma i desideri dell’uomo grazie all’azione della carità, così lo Spirito rinnova il rapporto con Dio, segnato dal liberante sentimento della filiazione «adottiva», cioè gratuita. Infatti, la sua presenza vivifica perché fa sperimentare il rapporto paterno con Dio. Dunque, l’uomo può rivolgersi liberamente, francamente e confidenzialmente al Padre, può nutrire la stessa confidenza di Gesù godendo dell’amore, della gioia, della pace, della pazienza, della benevolenza, della bontà, della fedeltà, della mitezza, del dominio di sé (Gal 5,22-23), tutti connotati propri dell’identità cristiana.

 

redazioneIconfronti

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