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Pentecoste, la grande ora per l’uomo e per la Chiesa

Pentecoste, la grande ora per l’uomo e per la Chiesa
di Michele Santangelo
"Pentecoste" di Giotto (National Gallery di Londra)

“Pentecoste” di Giotto (National Gallery di Londra)

Il pontefice Paolo VI definì la Pentecoste “La grande ora della Chiesa”; ed effettivamente essa rappresenta il più grande dono del Cristo risorto, il più prezioso che il Padre e il Figlio potessero fare agli uomini. È la Pasqua di Gesù giunta al suo compimento. Pentecoste, perché ricorda l’evento che si verificò il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua (dalla parola greca pentecoste = cinquantesimo giorno). Come festività, riprende la tradizione ebraica in cui si celebrava, sette settimane dopo la pasqua, la rivelazione di Dio sul monte Sinai con il dono della Legge al popolo ebraico. Negli Atti degli Apostoli la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti nel Cenacolo è raccontata mettendo in luce soprattutto la profonda trasformazione interiore che avviene in essi, trasformazione che attinge anche il loro modo di esprimersi e di diffondere la Parola di Dio: “tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”. Particolare che non poteva rimanere confinato ai soli discepoli, ma data la forza insita nella novità del messaggio portato da Cristo, doveva necessariamente ripercuotersi su quelli che li ascoltavano. A Gerusalemme a quei tempi, c’era gente di ogni provenienza: “di ogni nazione che è sotto il cielo”… “Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proseliti, Cretesi e Arabi e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”. È la forza dello Spirito che fa sì che l’insegnamento di Gesù, la parola di Dio fatta carne, diventi parola rivolta a tutti gli uomini. Ma perché lo Spirito Santo è per tutto il mondo, per tutta l’umanità. In fondo il “parlare in altre lingue”, come avvenne nella Pentecoste, indica non solo che la Chiesa come tale è capace di “inculturare” il Vangelo in tutti i tipi di popoli, con le loro tradizioni, con le loro culture, appunto, ma che è lo stesso Spirito che si riserva la possibilità di parlare a tutti, ai giusti e ai peccatori, “Lo Spirito spira dove vuole», “non raggiunge chi è buono e bello”, dice un noto teologo contemporaneo, “rende buono e bello chi raggiunge”. L’anno giubilare della Misericordia rende ancora più attuale il significato della Pentecoste che alimenta ogni uomo, ogni esperienza, ogni tappa dell’umanità. E se lo Spirito anima sempre e tutti, possiamo ben dire che la Pentecoste è la festa della fraternità universale. Di conseguenza la Chiesa e i cristiani tutti sono chiamati ad accettare ed esaltare ogni capacità di bene da qualunque parte essa provenga, come pure ogni ricerca e scoperta della verità, perché, dice S. Tommaso, “Tutto ciò che è vero, da chiunque venga detto, proviene dallo Spirito Santo”, e a continuare l’opera e l’insegnamento di Cristo stesso in cui nulla è più essenziale del perdono. Egli, infatti, ha proclamato il regno futuro del Padre come regno dell’amore misericordioso.

 

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