Per chi sacrificarsi?

Per chi sacrificarsi?
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

In un illuminante passo dei suoi scritti, Altiero Spinelli, padre nobile dell’Europa politica che non c’è e che avrebbe potuto esserci se solo fossero state seguite le sue idee-guida, ha scritto: “… anche considerando la storia come un banco da macellaio su cui vengono sacrificate la felicità dei popoli, la saggezza degli stati e la virtù degli individui, sorge tuttavia ugualmente pel pensiero la domanda a chi, a qual fine ultimo vengan fatti questi terribili sacrifizi”. A lui ho pensato quando in questi giorni è arrivata l’eco della contrapposizione fra Monti e Renzi a proposito proprio del ruolo dell’Europa nello scenario contemporaneo e mi sono chiesto perché Monti avesse preso quella posizione di assoluta difesa dell’Europa dei colletti bianchi e del rigore economico.

E mi sono dato delle possibili risposte.

Innanzitutto, il signor Monti è parte integrante dei grigi colletti bianchi dell’Europa, ispiratore del tecnicismo più involuto e cinico, l’uomo dalla voce computerizzata e senza sorrisi che più di tutti ha costretto gli italiani a fare sacrifici, a fare esborsi sotto forma di onerose tasse, a sobbarcarsi di privazioni di ogni tipo, a rendersi conto di essere nudi sotto una rigida tempesta di neve. Insomma, Monti appare, non solo nell’immaginario collettivo, come il simbolo del sistema europeo più ottuso e sprezzante, quello che ha inferto colpi mortali alla Grecia, quello del rigorismo estremo in nome di una ripresa che mai ci sarebbe stata, date quelle mortificanti premesse.

E ancora ci stiamo chiedendo, come Spinelli, “ma per chi abbiamo fatto quei terribili sacrifici”. Per le banche? Per la finanza europea e mondiale? Per garantire i governi e i governanti che di quel rigore hanno fatto una bandiera? Per l’inflessibilità dei conti pubblici degli Stati su cui costruire un modello di Europa senza emozioni solidali e spinte identitarie di alto profilo? Per chi abbiamo fatto tutti questi sacrifici, dei quali stiamo pagando ancora le conseguenze, in nome di una falsissima idea che ce lo imponeva proprio l’Europa, come compito ineludibile da fare a casa? E quella sarebbe stata spiattellata sui media come l’unica via d’uscita, basata sullo spread, diventato da allora una clava e uno spauracchio per addomesticare i capi di governo ostili alle regole economiche ciniche e bare, per impaurire le aziende, i cittadini, e costringerci a chinare il capo di fronte al destino avverso che lui e uomini come lui ci stavano preparando da un bel pezzo.

No, signor Monti, lei ha già fatto troppi danni per pensare che si possa stare come caproni dalla sua parte. Ha inferto colpi mortali al futuro dei nostri giovani perché io non possa sentire il bisogno di purificarmi dalla sua presenza ingombrante e di chiedere a gran voce che provi a vedere la vita in modo diverso. Stando magari dalla parte di chi lavora, produce, soffre, non specula, si alza le maniche di camicia tutti i giorni, che ha rispetto per i lavoratori, gli operai, che ci mette la faccia, che piange per il lavoro che manca, e dei giovani che sono disperati e quasi senza speranza, ma non del tutto rassegnati.

Ha mai pensato che questo mondo esiste davvero, anche in Italia, e che andrebbe aiutato e non massacrato?

* professore di Storia dell’Europa presso il dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

In copertina, l’ex premier Mario Monti

redazioneIconfronti

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