Per cominciare un’altra storia serve una svolta politica

Per cominciare un’altra storia serve una svolta politica
di Carmelo Conte
Carmelo Conte
Carmelo Conte

Cambiano i governi e le alleanze, ma l’equilibrio politico dell’Italia continua a oscillare tra il precetto evangelico “Nolite iudicare”, inteso come immunità della politica, e la delegittimazione evocata nel “Processo al palazzo” di Pier Paolo Pasolini. Come in un film, al romanzo parlamentare del potere fondato sul voto popolare, si contrappone un Romanzo criminale costruito in nome di un principio di democrazia: la legalità giudiziaria che è in grado di colpire a tutti i livelli, ma non concorre alla rinascita del Paese, resta inchiodata in una sorte di medioevo dei ruoli senza sbocchi. Di fatti, anche dopo la tanto attesa sentenza, la politica stenta a uscire dall’incantesimo che la tiene bloccata intorno a Berlusconi e alla divisione dei poteri ché sembra valere in astratto ma non garantisce parità e convivenza istituzionale. Invero, come insegna la storia, in alcune fasi (fino al ’70), il potere giudiziario è stato egemonizzato dall’autorità politica, mentre in altre (dagli anni ’90 in poi), il rapporto si è progressivamente invertito. Si tratta, questo il punto dolente, di un fenomeno regressivo, non di rinnovamento: uno scontro tra due conservatorismi in cui alla casta della politica è andata sovrapponendo la casta dei giudici, con una reciproca invasione di campo. È questo il terreno di cultura in cui si nutre anche la nuova questione – Berlusconi, nuova perché non riguarda le indagini o il giudizio ma il problema dell’espiazione della pena con riferimento alla decadenza di Berlusconi da Senatore. Che il Pd considera una mera ratifica del vero dictum giudiziario. Mentre il cavaliere, spogliandosi di se stesso e delle sue responsabilità, chiede garanzie per esercitare il ruolo di capo di un partito che rappresenta alcuni milioni di voti. All’uopo ha elaborato un crono programma in cui la difesa personale s’intreccia con la politica: eccepire l’incostituzionalità della norma per non farsi dichiarare decaduto da Senatore (ipotesi che privandolo dell’immunità lo esporrebbe a misure cautelari anche a prescindere dalla sentenza) prima delle elezioni europee, quando si farà eleggere deputato europeo e si assicurerà una nuova e più robusta immunità, sull’eleggibilità e la decadenza deciderebbe, in tal caso, il parlamento di Strasburgo. Intanto ha messo in cantiere un film-colossal per celebrare, nel 2014, il ventennale della sua discesa in campo e rilanciare Forza Italia. È un copione che non abbandonerebbe neanche se dovesse essere dichiarato decaduto, salvo ad apportarvi una variante: decidere se aprire la crisi subito o assicurare al Governo un sostegno condizionato ancora per qualche tempo, anche per tenere uniti i suoi gruppi parlamentari. Una tattica, alla quale il Pdl non sembra voler contrappore una strategia di respiro storico. Ma preferisca rifugiarsi nel giusto principio le pene si espiano per sue esigenze interne: unire il partito sull’antiberlusconismo, riscoperto come un valore anche per togliere ogni argomento a quanti su questo hanno cercato una loro visibilità, garantire al Governo più autonomia o in alternativa affrontare una crisi che porti a un Letta bis o a elezioni anticipate, con il rinvio del congresso nazionale previsto per l’autunno e l’emarginazione di Renzi.  Ma è questa la scelta politicamente più appropriata? È opportuno sanzionare il fallimento della linea Napolitano riabilitando quella di Bersani? Forse il Pd dovrebbe riflettere su una strategia alternativa: concedere spago per un tempo limitato a Berlusconi per rendere sempre più subordinato il ruolo del Pdl, e celebrare nel frattempo un congresso in cui emergano le diverse visioni del “mondo” e le cose che contano (economia, occupazione, riforme, nuovi gruppi dirigenti). La scelta è se dare a Berlusconi, nei prossimi giorni, una lezione formale che per quanto meritata si presta a un’interpretazione para – giudiziaria, con il rischio di farne un martire, oppure promuovere una grande operazione politica che, fra qualche mese, potrebbe segnare la sua definitiva sconfitta e l’apertura di una nuova storia.

(da “La Città” del 25 agosto)

Andrea Manzi

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