Per la ripresa si parta dagli ultimi

Per la ripresa si parta dagli ultimi
di Luigi Rossi
Il territorio della provincia di Salerno
Il territorio della provincia di Salerno

Dopo il carosello di nomi, scese in campo, disponibilità a candidarsi, personaggi forti, opzioni obbligate e primarie risolutive, finalmente si sono svolte le elezioni comunali in tanti piccoli centri della provincia di Salerno, nei quali i candidati si sono impegnati ad operare approntando programmi per porre riparo alle tante urgenze.

A questi amministratori si sollecita una riflessione, possibile se schieramenti e gruppi contrapposti, invece di continuare l’insopportabile stagione della vicendevole denigrazione, sono disposti a dare inizio ad una intensa e concreta analisi dei problemi del cittadino superando astiosi chiacchiericci e procedere alla soluzione di annosi problemi che, sovente, rendono inaccettabili le condizioni di vita nelle nostra comunità.

Il momento può risultare propizio perché molti sono convinti che è iniziato, anche se con le lentezze legate all’attuale congiuntura, il recupero dell’economia, che va stimolato anche con una coraggiosa inversione di tendenza delle banche, le quali, rispetto al passato devono sostenere con convinzione il credito di piccole aziende, imprenditori e famiglie. In questa nuova, auspicabile stagione programmatica vanno inseriti alcuni punti che da tutti devono essere considerati irrinunciabili, in particolare la vita umana, la responsabilità educativa, la solidarietà verso i più deboli, il lavoro garantito a tutti grazie anche dall’intensificarsi del senso di comunità.

Sono valori capaci di fondare la civiltà su basi più solide, porre al centro dell’agenda programmatica una convinta opzione per l’ecologia umana ed ambientale, fondamento di un impegno morale per tutti. Su questi argomenti non si può invocare una separatezza tra italiani, tutti sono chiamati ad un impegno convergente per il bene comune. È il caso, ad esempio, dell’azione per garantire un territorio sicuro perché la fruibilità dell’ambiente risulta impossibile senza la sua messa in sicurezza. Da qui la necessità di rimuovere le cause che hanno determinato la continua emergenza legata al dissesto per incuria o per favorire interessi privati. Educare tutti al rispetto della natura rende ancora più consapevole la cittadinanza e contribuisce a dare sostanza all’emergenza educativa risollevandola dalla mera denuncia, che tropo spesso si è sostituita a interventi concreti.

Altro elemento imprescindibile di un condivisibile programma è l’impegno ad aiutare i settori deboli della società: giovani, anziani, ceti che soffrono l’attuale situazione economica per cui si è elevata in modo preoccupante la soglia della povertà, proprio mentre si celebra la crescita della ricchezza per pochi. Perché ciò avvenga è necessario liberarsi dalla piaga dell’individualismo familistico, estremo rifugio, per il passato, contro i mali della storia. Questa esperienza ostacola nei rapporti umani il radicarsi della coscienza sociale, di solito declamata più che tradotta in azioni concrete per un meccanismo inconscio di difesa da tante sofferenze.

L’apparato produttivo agricolo e quel poco di reticolo industriale hanno continuato a sperimentare un’intrinseca debolezza e, di conseguenza, una marcata dipendenza. Sovente si è dimenticato che lo sviluppo non è un problema solo economico, ma anche culturale per cui i poteri forti con facilità hanno utilizzato le risorse pubbliche senza promuovere la crescita o tutelare l’imparzialità dei diritti, perpetuando condizioni subalterne e di passività soprattutto tra i ceti più deboli. Ciò ha determinato fenomeni di disaffezione, distacco, indifferenza verso le istituzioni, al punto che, anche quando si è invocata la solidarietà, essa è gestita in modo paternalistico, non contribuendo ad esaltare il fondamentale riconoscimento dell’eguaglianza nella società democratica e la ragione precipua di una politica attenta all’interesse generale. Quindi non meraviglia se, accanto a sacche tradizionali, si sperimentano nuove povertà per una crescita profondamente sperequata, la distorsione dei rapporti, una esasperata competitività tra gruppi accentuata dal clientelismo e da una minacciosa incidenza della criminalità organizzata.

La debolezza strutturale della società civile assegna al mondo della politica e dell’amministrazione crescenti responsabilità di orientamento agevolando la sostanziale egemonia delle pubbliche istituzioni. A questo fine risulta particolarmente funzionale il clientelismo, divenuto lo strumento privilegiato del consenso per il paternalismo ancora feudale di un ceto politico che moltiplica gli spazi d’intervento dell’assistenzialismo promuovendo consumi pubblici e privati in una area che attende ancora di sperimentare gli effetti accattivanti del benessere. Le briciole distribuite in questo modo consentono di foraggiare un ristretto ceto di amministratori, di tecnici, di faccendieri interessati, tramite i partiti, agli appalti pubblici. Così, clienti, gruppi di pressione, apparati consolidano la tendenza a lottizzare ogni spazio della vita sociale, mortificando le energie migliori e tarpando le ali alla speranza delle giovani generazioni.

Per spezzare questa perversa spirale occorre una grande e liberatrice rivoluzione politico-culturale, dando finalmente voce e rappresentanza agli esclusi dal circuito del favore per restaurare quello della legalità, ricostruire il tessuto etico-politico per controllare e promuovere la vita associata, rivitalizzare la reale partecipazione di un popolo e di una rappresentanza sensibili alla cultura della solidarietà, l’unica in grado di coniugare gli interessi particolari con quello generale.

Si tratta di consentire ad elementi originari, endogeni ed esogeni, d’interagire non per giustapposizione, ma mutuamente, modificandosi e integrandosi per dare vita ad un prodotto socio-culturale nuovo, capace anche di gustare gli elementi della tradizione locale trasformandoli in strumenti di comunicazione e di scambio con altri contesti. Forse è proprio questa esperienza la magia del Mezzogiorno: la possibilità di continuare ancora ad attingere significati alle radici nobili della mediterraneità classica ed europea perché il suo mito, la sua storia, il suo ambiente, i suoi valori rappresentano una ricchezza riconosciuta ed imprescindibile per l’Ulisse metropolitano, smarrito tra tante macerie, incertezze, dubbi, e paure del XXI secolo.

 

redazioneIconfronti

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